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Camorra: Mirabelli, ‘Cutolo? Costituzione non assolutizza posizioni, ma impone valutazione’

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Roma, 18 feb. (Adnkronos) – “Non so se le condizioni fisiche di Cutolo e i suoi rapporti con la criminalità organizzata rendevano rischiosa la sua liberazione o se la rigidità è stata eccessiva, perché nella nostra Costituzione la pena deve tendere alla rieducazione e il trattamento penitenziario deve rispondere anche ad umanità”. Lo dice Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale, che, intervenendo con l’Adnkronos sulle polemiche legate alla morte del boss della Nuova Camorra Organizzata nel reparto sanitario detentivo del carcere di massima sicurezza di Parma, dove era recluso al 41bis, afferma: “la Costituzione non assolutizza nessuna posizione, ma impone la valutazione in concreto che la libertà concessa determini un pericolo di reinserimento o ripresa dell’attività criminale”.

“La pena deve pendere alla rieducazione e il trattamento penitenziario rispondere anche ad umanità – spiega il Costituzionalista – L’ergastolo ha un senso se un appartenente a forme di criminalità organizzata, così accentuata e penetrante, mantiene i rapporti o rischia di riannodarli”. Ma il 41 bis è costituzionale o incostituzionale dunque? “Dipende dalle sue applicazioni. Ha diversi risvolti – risponde Mirabelli – Per quanto riguarda la rigidità nel trattamento penitenziario non deve essere ulteriore rispetto a quello che sia necessario. Ma d’altro canto è una forma giustificata se c’è un rischio nel permanere di contatti o di posizione dominante d’indirizzo su un gruppo criminale organizzato”.

“Una delle posizioni che la Corte ha espresso ad esempio sull’ergastolo ostativo – fa presente l’ex presidente della Consulta – è che non ci può essere divieto incondizionato di benefici se non dopo una valutazione concreta di pericolo in caso di reinserimento. Ed il pericolo può anche essere presunto – sottolinea – In tal caso, è il condannato che deve provare che non esiste più. Ma non può esserci un divieto così assoluto da escludere a priori che possa esserci in concreto una valutazione”. (di Roberta Lanzara)

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