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Bottazzi (EY): ‘Emergenza ci ha portato a riconsiderare luogo lavoro’

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Roma, 1 ott. (Adnkronos/Labitalia) – “L’emergenza sanitaria da Covid 19 ci ha portato a riconsiderare il modo di lavorare nelle aziende. Si sta parlando tanto di smart working, di new ways of working, ma per capire bene questo fenomeno dobbiamo parlare delle modalità di lavoro”. A dirlo Davide Bottazzi senior manager EY Pas, nel corso del digital talk ‘Le new ways of working nella Pubblica amministrazione’, promosso da EY e trasmesso in streaming su Adnkronos.com.

“Le modalità di lavoro – spiega – dipendono essenzialmente da diversi fattori: il fattore delle persone con la loro cultura organizzativa e il loro modo di lavorare; il fattore dei luoghi fisici all’interno dei quali le persone lavorano; il fattore degli strumenti con cui le persone lavorano, quindi tutto quello che è piattaforma tecnologica; prassi organizzative che disciplinano i rapporti tra persone e organizzazioni di riferimento”.

“Questo modo di lavorare – commenta Bottazzi – è mutato particolarmente negli ultimi mesi perché è stato messo in discussione uno di questi fattori che è il luogo di lavoro. Durante il lockdown abbiamo dovuto cambiare il luogo di lavoro per alcuni mesi: questo è vero per chi si occupa di terziario, cioè per chi fa un lavoro tendenzialmente da ufficio. E questo vale sia per il pubblico sia per il privato. E così si sono messe in moto molte domande su come possa essere il futuro del lavoro”.

“Per poter rispondere a queste domande – sottolinea Bottazzi – dobbiamo interrogarci sulle informazioni raccolte durante la pandemia e fino ad oggi. Le persone che hanno lavorato prevalentemente da remoto, in isolamento forzato, hanno manifestato grande disagio. Tuttavia sono stati individuati dei vantaggi cristallizzati da una serie di ricerche, da cui emerge che molti vorrebbero continuare a fare lavoro da remoto, corredato da una capacità di scelta che a sua volta trova spiegazione nel termine smart working. Bisogna saper scegliere eticamente, intelligentemente e trovare il giusto mix di tempi, luoghi e strumenti di lavoro”.

“Noi – ammette – ci aspettiamo che ci siano sì un ritorno alla fisicità, cui le persone hanno tanto bisogno per i rapporti sociali e con i propri colleghi, ma c’è bisogno anche di mantenere una logistica snella che possa aiutare le persone a vivere meglio e che possa far parte di una progressiva conciliazione della vita lavorativa con quella privata”.

“Questa somma di bisogni – osserva – ci porta ad avere un misto di luoghi dai quali opereremo e la nostra idea è quella di andare verso un luogo di lavoro guidato dall’intenzionalità. La definizione di questo luogo di lavoro in realtà corrisponde ad una pluralità di luoghi di lavoro dove la sede continua ad esistere, ad avere un ruolo centrale, all’interno della quale ritrovarsi e mantenere i rapporti e poter convergere. Sarà però corredata, se i trend che stiamo rilevando proseguiranno, da una serie di satelliti che avvicineranno il luogo di lavoro alle persone, tramite luoghi di coworking e piattaforme che consentono di individuare delle postazioni all’interno della città, anche in luoghi non convenzionali come per esempio bar o centri commerciali. Quindi c’è bisogno di una forma di spazio che per essere ripensato deve rivedere alcuni assunti fondamentali, uno dei quali è la revisione del concetto di quante postazioni per quanti dipendenti. Rivedendo poi la configurazione degli spazi possiamo avere la possibilità di avere una collaborazione più snella e più lineare”.

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