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Borsellino:denuncia famiglia ‘LoForte gli nascose archiviazione dossier mafia-appalti’/Adnkronos (4)

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(Adnkronos) – Sempre sollecitato dall’avvocato Panepinto, Li Gotti, ha detto di non avere “mai assistito a suggerimenti di risposte a Scarantino, anche perché, per mia prassi deontologica, non avrei firmato il verbale”. Secondo la Procura, invece, Scarantino sarebbe stato indottrinato durante gli interrogatori per accusare falsamente delle persone. Lo stesso ex collaboratore, oggi fuori dal programma di protezione, in diversi interrogatori Scarantino ha raccontato di avere subito “torture” e “maltrattamenti” nel carcere di Pianosa. “Nel carcere, su di me – ha raccontato Scarantino – avevano carta bianca e potevano fare, m’ammazzavano, mi mettevano nu cungelaturi, poi mi scioglievano” e poi ha aggiunto che ”mi facevano le punture che io pareu u zombi, quannu camminavu avevu persu ogni minimo di dignità, aveva persu tutta a dignità che un essere umano poteva aviri, non avea nessuna cosa”. In una delle recenti udienze, uno degli imputati, Fabrizio Mattei, ha ribadito con forza, fino quasi a gridarlo tra le lacrime, “di non avere mai indottrinato” l’ex pentito Vincenzo Scarantino prima degli interrogatori. Di non avere “mai dato” all’ex picciotto della Guadagna “dei suggerimenti” o “di avere scritto appunti sui verbali”. E di “non avere mai indagato sulla strage di Via D’Amelio”.

Li Gotti ricorda ancora come in quel periodo ci “fosse un clima generale di perplessità sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino, era un fatto reale. C’erano molte perplessità. Non vidi soddisfazione per questa svolta per la strage di via D’Amelio. Che era ciò che anche io stavo vivendo. Perplessità dimostrate reiteratamente”. E racconta un aneddoto: “Nel viaggio di ritorno dal carcere di Pianosa, sull’elicottero, a parte il rumore, perché bisognava parlare con le cuffie, c’era molta stanchezza e quindi non si parlò affatto. A Ilda Boccassini e al dottore Petralia non parlai dell’interrogatorio e non furono fatte osservazioni”. E poi ha sottolineato che anche il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, parlando di Vincenzo Scarantino, aveva sostenuto che Scarantino “non era un ‘picciotto’ di Cosa nostra, che non era un uomo d’onore”. “Ricordo che disse: ‘Lo conosco, lo mandavamo a comprare le sigarette’, e ricordo che queste sue dichiarazioni non colsero di sorpresa nessuno. Nessuno”. Nel 1995 la Procura di Caltanissetta sottopose Scarantino a un confronto con il collaboratore Marino Mannoia. Già allora Mannoia aveva concluso, e riferito agli inquirenti, rafforzando quanto detto da altri collaboratori, che il ”picciotto della Guadagna” non era un mafioso. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 novembre per sentire i giudici Scarpinato, Lo Forte e Pignatone.

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