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Biancamano: arrestato ex presidente, Gdf Milano sequestra oltre 4 mln euro

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Milano, 5 mag. (Adnkronos) – I finanzieri del Comando provinciale di Milano, coordinati dalla procura, stanno eseguendo un provvedimento cautelare nei confronti di cinque persone (una custodia cautelare in carcere, due arresti domiciliari e due misure interdittive del divieto temporaneo di esercitare qualsiasi impresa e di assumere uffici direttivi delle persone giuridiche), nonché – attraverso rogatorie – il sequestro preventivo di oltre 4 milioni di euro, in relazione alla commissione di reati fallimentari e di insider trading.

La misura del carcere riguarda Giovanni Battista Pizzimbone, ex presidente e amministratore delegato di Biancamano (società quotata in Borsa ma non negoziata da circa un anno) il quale si era dimesso due anni fa per ragioni personali. Estranea la società cui non è contesta la 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano, “hanno consentito di ricostruire un complesso e capillare sistema distrattivo”, che sarebbe stato realizzato dall’imprenditore ligure, residente in Svizzera, allora a capo del gruppo operante nel settore dei servizi di pubblica utilità di raccolta e gestione dei rifiuti.

Gli indagati, “consapevoli dello stato di forte tensione finanziaria e di conclamato dissesto economico in cui versavano tutte le società del gruppo, che presentava nel 2021 un indebitamento complessivo pari ad oltre 400 milioni di euro – di cui circa 200 nei confronti dell’Erario – avrebbero effettuato, nel tempo, reiterate operazioni distrattive”, spiegano gli investigatori.

Nello specifico, è emerso il ‘drenaggio’ di ingenti somme di denaro dalle casse del gruppo societario – ammesso nel marzo del 2021 alla procedura di amministrazione straordinaria – in relazione al pagamento di supposti crediti, attraverso l’ideazione di complesse operazioni di cessione degli stessi “su conti svizzeri riconducibili al ‘dominus’ del gruppo”, o alla simulata cessione di un immobile da parte di una società ligure, riconducibile sempre a quest’ultimo, nell’ambito della quale è stato rilevato il pagamento di una caparra, pari alla quasi totalità del prezzo di vendita, senza che sia mai stato stipulato il contratto definitivo.

Non solo: all’approssimarsi della richiesta di accesso all’amministrazione straordinaria, l’ex presidente “sfruttando informazioni privilegiate in suo possesso (rappresentate dalla conoscenza dell’avvenuta presentazione di istanze di fallimento nei confronti di due società del gruppo), avrebbe quindi effettuato – per il tramite di una ‘fiduciaria’ italiana – operazioni di vendita delle azioni detenute nella società capogruppo ‘quotata’, prima della sospensione di quest’ultima dalle negoziazioni, evitando, in tal modo, una perdita pari a circa 200.000 euro”.

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