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‘BenVivere e Generatività dei Territori’: al FNEC il Focus che legge l’Italia oltre i confini amministrativi

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(Adnkronos) – Si è svolta a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, la presentazione del 7° Rapporto sul BenVivere e sulla Generatività dei Territori, nell’ambito della settima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile (FNEC), in corso a Firenze fino a domani. Tema guida del Festival 2025: “Democrazia partecipata, la sfida delle Intelligenze Relazionali”, filo rosso che orienta sessioni, workshop e dialoghi per una società più inclusiva e responsabile. 
La novità del Rapporto 2025
 La settima edizione del rapporto del BenVivere e la Generatività dei Territori Italiani, presenta una grande novità, passando dalle classifiche di 107 province alle classi di rating di 53 aree vaste (Metropolitane, Diffuse e Autonome) perché i confini delle Aree Vaste risultano essere più rappresentativi delle esigenze dello sviluppo locale economico e integrale, in quanto quasi perfettamente corrispondenti alle aree di afferenza delle Camere di Commercio. Nel Rapporto 2025 sono presi in esame 18 indicatori “iconici”, che afferiscono a tutte le otto dimensioni del BenVivere, quindi analizzati confrontando i loro livelli medi fra le due tipologie di Area Vasta (Diffusa e Metropolitana) I risultati restituiscono una fotografia interessante di come, a seconda del punto focale che si prende in esame, si registri una migliore condizione di qualità della vita in una tipologia di Area Vasta piuttosto che in un’altra, anche all’interno della stessa dimensione del BenVivere. I principali risultati evidenziano che la performance sull’energia da fonti rinnovabili è particolarmente negativa: 39 aree vaste (74%) si trovano nella fascia più bassa e solo la Valle d’Aosta si colloca in classe verde. Le aree metropolitane di Milano, Roma, Bologna e Torino sono le uniche a raggiungere le fasce alte per la transizione digitale, verde e relazionale del lavoro. Le start-up green/social sono poco diffuse: sono solo 8 le aree presenti nelle prime due fasce. Dal rapporto emerge anche una forte disparità territoriale nella presenza degli enti del Terzo Settore: solo Bolzano, Trento, Firenze e Toscana Meridionale raggiungono le classi alte. Sono presenti fenomeni di criticità trasversale nella capacità di cura, soprattutto nell’assistenza alle persone fragili (77% delle aree in classe CCC). Anche nell’assistenza agli over65 e ai diversamente abili, le performance restano mediocri, senza forti differenze geografiche. In Italia l’uso delle piste ciclabili è limitato e, al contrario, l’intensità del traffico penalizza soprattutto le aree metropolitane. Il rapporto evidenzia anche ampi divari nell’accesso ai servizi finanziari (provocati principalmente dalla desertificazione bancaria) e nella presenza di assistenza a persone in povertà. La diffusione di modelli di biodiversità d’impresa (con una consistente presenza di cooperative, imprese sociali) è più elevata al Sud. L’analisi contenuta nel rapporto può contribuire al dibattito politico ed economico su come migliorare la qualità della vita su tematiche specifiche e rilevanti con azioni a geometrie variabili a seconda che si tratti di Aree Vaste Diffuse o di Aree Vaste Metropolitane. 
Le voci dal Festival
 Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse BCC, ha richiamato l’urgenza di una finanza plurale: «Mi sembra che la biodiversità nell'industria bancaria italiana si stia restringendo perché sostanzialmente è molto diminuito il contributo delle banche popolari.» Per Gatti «il contesto normativo europeo non ci aiuta. Riteniamo invece che siano interessate anche le autorità, soprattutto europee, ad avere una diversità bancaria» così da evitare di avere i centri decisionali solo «in alcune grandi capitali con grattacieli molto alti, ma lontane dai territori». Alberto Felice De Toni, sindaco di Udine, ha offerto il punto di vista delle comunità locali: «Udine, nel 2023, ha vinto il primo premio per la qualità della vita. Negli ultimi anni siamo sempre rientrati nella top 10», ha ricordato, collegando i risultati a pratiche di partecipazione: i quartieri partecipati che «propongono al Consiglio comunale interventi» su viabilità, verde e qualità dello spazio pubblico; la “sicurezza partecipata”, con cittadini formati alle segnalazioni in un sistema coordinato con Prefetto e Polizia di Stato; il lavoro del Comune per accompagnare il cambio di modello necessario per provare a resistere all’avanzata del commercio online. Il professor Stefano Zamagni, docente di Economia Politica ha sottolineato che “il problema fondamentale è il rapporto tra intelligenza artificiale e cooperazione”. Su questo “è necessario aprire un fronte di riflessione: l’obiettivo è arrivare ad una algoritmica che riconosca esplicitamente la forma di impresa cooperativa perché il rischio altrimenti è che questa venga bypassata, con tutte le implicazioni conseguenti che arriveranno il giorno in cui gran parte delle decisioni operative verrà assunta dalle macchine”. Il FNEC nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen) promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Assicooper, Federazione Toscana delle BCC, Enel, Frecciarossa, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto e di MUS.E. —[email protected] (Web Info)

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