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Banche: Nesi, ‘su risiko manca strategia politica, in Ue favorite Germania e Francia’

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Milano, 19 mag. (Adnkronos) – In Italia manca una strategia di indirizzo politico capace di guidare il sistema bancario attraverso la transizione digitale e di difenderne gli interessi in Europa dove a parità di regole si avvantaggiano Germania e Francia. A denunciarlo è Nerio Nesi, banchiere ed ex presidente di Bnl che invita a fare attenzione sul risiko bancario e sulle migliori mosse da fare, per non correre il rischio di indebolire ulteriormente il sistema paese sullo scacchiere europeo e internazionale.

”Chiedo che ci sia una strategia di indirizzo e sviluppo bancario -dice all’Adnkronos- che adesso apparentemente non c’è e qui si apre un grande problema: Bankitalia. Quando ero presidente di Bln, Palazzo Koch governava il sistema bancario con la moral suasion, non si faceva nulla se prima non ci si confrontava con Banda d’Italia”. Oggi invece che siamo ”di fronte a un cambiamento radicale, dove i concetti di sportello e di filiale hanno perso valore” e che occorre ridisegnare la mappa di quello che serve al sistema ”c’e grande confusione” perchè ”adesso ci sono alcune banche medie che resistono anche bene, ma ogni due o tre mesi una banca piccola va a diventare un pezzo di una banca più grande”.

Difficile dire se questo processo sia un bene o un male. La direzione internazionale del settore è questa, ma in Europa ”a partita di regole bancarie ci sono due grandi paesi, la Germania e la Francia che per la loro forza politica si avvantaggiano”. E questo non va a incidere solamente sugli istituti stessi. Il problema si pone ad esempio quando c’e’ bisogno che le banche siano al fianco delle imprese italiane nei momenti in cui vanno a operare oltre confine.

”supportare le imprese all’estero -spiega- era uno dei compiti di Unicredit che poi non ha avuto la forza necessaria per raggiungere l’obiettivo. E’ stato fatto un tentativo, ma non è riuscito perchè gli azionisti di Unicredit sono in gran parte le casse di risparmio che vogliono solo guardare ai loro piccoli interessi locali”. Ma una strategia di indirizzo politico si pone ancora di più in un paese dove ”la forbice tra parte ricca e povera si sta allargando. ”Servirebbe -sostiene- una grande banca del sud, dato che il banco di Napoli orami è una divisione di Intesa Sp e le banche siciliane sono scomparse”. In una situazione di questo genere secondo il banchiere purtroppo si va avanti in ordine sparso: ”Mediobanca -spiega- ha avuto un inizio di tramonto, per poi cercare una nuova rinascita con compiti diversi, mentre le due grandi banche attuali, Unicredit o Intesa o cercheranno un accordo per specializzarsi una all’interno e una fuori dall’Italia o si faranno concorrenza a tutto campo”. Il rischio è che alla fine sfugga un disegno per l’italia ”c’e’ da sperare in Draghi, l’unico al momento che ha una visione di lungo periodo e in grado di incidere, l’unico che l’Italia poteva sperare di avere come premier in questo momento”.

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