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‘Back to life’, Gsk sostiene il docufilm di Giovanni Allevi presentato alla Festa del Cinema di Roma

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(Adnkronos) – "Un’azienda è fatta di persone, che non sono solo il loro lavoro, ma tutto ciò che le rende uniche: passioni, paure, sogni, fragilità. A volte anche una malattia oncologica". Così Fabio Landazabal, presidente e amministratore delegato di Gsk Italia spiega, in una nota, il motivo per cui la farmaceutica ha deciso di sostenere il progetto del docufilm 'Allevi Back to Life' del musicista Giovanni Allevi, che racconta il percorso di malattia e la rinascita dell’artista colpito da una patologia oncologica. La pellicola, per la regia Simone Valentini, presentata oggi, nella sezione ‘Special Screening', alla Festa del Cinema di Roma, sarà nelle sale cinematografiche il 17, 18 e 19 novembre prossimi. “In Gsk abbiamo costruito un ambiente che accoglie e sostiene chi attraversa momenti difficili – aggiunge Landazabal – Lo facciamo con progetti concreti, ma anche con il senso di appartenenza, l’amicizia e la cura reciproca. La speranza è un filo che non deve mai spezzarsi, e noi abbiamo il privilegio e la responsabilità di alimentarla, anche attraverso storie come questa”.  Del resto, “il percorso di malattia di un paziente che riceve una diagnosi oncologica – afferma Barbara Grassi, vice president, direttore medico scientifico di Gsk Italia – ha un impatto enorme sulla persona e sui suoi affetti. A partire dalla diagnosi, che è un momento sconvolgente che segna un prima e un dopo. Un giorno non hai niente, quello dopo, tutto. Da quel momento diventano importanti gli attimi e le persone: i medici in primo luogo, ma anche la famiglia, gli amici, i colleghi di lavoro. Perché, per fortuna, il cancro non è più una sentenza senza appello – osserva – Per molte neoplasie la sopravvivenza è aumentata, ha raggiunto anni, e per alcune di queste – il tumore al seno, quello all’endometrio, il mieloma, per fare qualche esempio – gli oncologi e gli ematologi oggi si spingono dove mai erano arrivati: a parlare di guarigione. Il film non parla di guarigione ma ne è la grammatica, è un percorso che dimostra che si può fare: che al traguardo non mancano molti chilometri”. “Per noi – sottolinea Landazabal – sostenere questo progetto significa credere nel potere dei linguaggi che emozionano, parlano al cuore prima che alla mente. Il cinema ha la straordinaria capacità di raccontare la ricerca, la prevenzione, la forza della medicina in modo universale. È un ponte tra la scienza e le persone. La storia di Giovanni Allevi è una testimonianza di rinascita: la cura è fatta di farmaci, ma anche di parole, di abbracci, di coraggio condiviso”. Un’azienda farmaceutica “studia, fa ricerca e produce soluzioni terapeutiche dove c’è un bisogno per migliorare gli outcome di salute – evidenzia Grassi – Lo fa in maniera etica, responsabile con persone che vi lavorano con grande passione, impegno e determinazione".  "Quello che mi conforta e mi rende orgogliosa di far parte di questa storia è la scelta di occuparci di mettere a punto soluzioni terapeutiche per tumori rari, quelli che oggi sono privi di risposta o non ne hanno ancora una adeguata. Ogni neoplasia – precisa Grassi – sono centinaia di volti che aspettano di tornare a sorridere. Negli ultimi anni ci siamo riusciti nel tumore dell’endometrio e nel mieloma e questa è la più grande soddisfazione professionale che si possa avere. Il sostegno al film prescinde la nostra attività. L’abbiamo sposato senza sapere nemmeno il contenuto, se non a grandi linee. Ci siamo solo assicurati che non si parlasse di alcun tipo di farmaco, perché in questa storia la cosa fondamentale è un’altra: la consapevolezza – conclude – che c’è un futuro, c’è una vita che ritorna e che non è mai finita, finchè non è finita”.  
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