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Arte: è morto Boris Zaborov, il pittore russo che rifiutò il realismo socialista

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Parigi, 21 gen. – (Adnkronos) – L’artista russo Boris Zaborov, pittore e scultore famoso a livello internazionale per la potenza inventiva e stilistica, nelle cui opere il passato remoto e il futuro anteriore si saldano, è morto ieri all’età di 85 anni a Parigi. L’annuncio della scomparsa sui social è stato dato dalla compagna, la storica del cinema e critica teatrale Galina Aksenova. Inviso al regime sovietico, perchè lontano dai canoni del realismo socialista, Zaborov nel 1981 si era trasferito nella capitale francese per iniziare una carriera nel campo della pittura e della scultura che ha portato a numerose mostre e ad un crescente riconoscimento nei circoli d’arte europei e americani. Nella Russia post-comunista era diventato una celebrità.

Era Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere della Repubblica francese, Accademico onorario dell’Accademia di Belle Arti di Mosca e Accademico d’Onore dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. E proprio verso il capoluogo toscano ha avuto un costante legame d’affetto, riconducibile agli anni della sua formazione accademica. Nel 2008 Zaborov ha donato il suo “Autoritratto” alle Gallerie degli Uffizi per la collezione degli Autoritratti. Nel 2018 ha tenuto una delle sue ultime e più importanti mostre personali proprio all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, esponendo 44 opere tra dipinti, disegni e incisioni, oltre a 6 sculture in bronzo, testimoni di memorie e di affetti profondi. Attraverso l’uso dell’acrilico, del pastello, della matita, dell’incisione o della fusione, i suoi lavori esprimono pienamente una linea meditativa e malinconica.

Nato a Minsk (all’epoca in Urss, oggi capitale della Bielorussia), il 16 ottobre 1935, Zaborov si è formato all’Accademia delle Belle Arti di Leningrado e al Surikov Art Institut di Mosca. Nonostante il successo come illustratore e scenografo, riconducibile soprattutto all’inizio della sua attività in Unione Sovietica, per essere libero di perseguire la sua profonda aspirazione di tracciare un percorso autonomo e di fare arte in modo diverso senza seguire i dettami della dittatura comunista Zaborov scelse l’esilio a Parigi. Nelle sue opere pittoriche le immagini ritratte sembrano provenire da lontano, come fossero fissate in una memoria arcaica, legata ai viaggi e, forse, anche alla scelta dell’artista di allontanarsi dal paese d’origine.