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**Archeologia: altari a Fortuna e Iside eccezionale scoperta a S.Casciano dei Bagni** (3)

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(Siena) – “Il ritrovamento delle strutture di un santuario nell’incantato territorio di San Casciano dei Bagni, un nome che evoca subito abitudini e rituali radicati nel tempo, è avvenuto in una fase complessa per il Paese e per la Soprintendenza che opera nella provincia di Siena, provata da carenze di personale e risorse. Ma il bel risultato ottenuto dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, quante possibilità hanno ancora a disposizione i nostri archeologi e quanto può offrire il mondo della ricerca sul campo – ha detto il soprintendente Muzzi – Nel corso dell’anno passato, le mirate attività di scavo, concluse meno di cinque mesi fa e dirette da Jacopo Tabolli e da Emanuele Mariotti hanno portato alla luce non solo meri frammenti bensì ricchissimi resti di quello che sembra, anche per il ritrovamento degli altari e di un piccolo simulacro marmoreo, un santuario dedicato ad Apollo, Fortuna Primigenia e Iside”.

Il direttore di scavo Emanuele Mariotti ha dichiarato: “L’idea che guarda alla riscoperta delle antiche terme sancascianesi viene da lontano e ha visto, nel corso degli ultimi 10 anni, l’alternarsi di varie iniziative. Dal 2018 il progetto si è strutturato e ha definito i propri obiettivi archeologici, storici, paesaggistici e topografici. L’area del Bagno Grande è diventata il centro di attività multidisciplinari volte all’indagine non invasiva del terreno e all’individuazione di possibili aree di scavo che potessero dare concretezza alla tradizione di grandi ritrovamenti di cui sono piene le pagine degli storici locali fin dal XVI secolo. In questo senso si è fatto largo uso delle più moderne ed efficaci tecnologie di remote sensing, come la geofisica di ultima generazione e sensori speciali montati su drone. Nel 2020 è stata individuata una promettente area di scavo, attigua alle vasche moderne. Lo scavo è stato anche l’occasione per una intensa attività formativa volta a studenti e specializzandi, mirata non solo alle tecniche di indagine del terreno, ma anche alla documentazione delle evidenze archeologiche, primo passo per una successiva valorizzazione e conservazione. A questo va aggiunto il continuo confronto con gli studiosi che hanno accettato di prendere parte alla pubblicazione, confronto che ha permesso lo studio proficuo dei materiali rinvenuti, oltre a essere un ulteriore elemento formativo di altissima qualità. Gli eccezionali manufatti strappati al fango e le strutture monumentali messe in luce sono ritrovamenti fortunati, di per sé, molto rari, ma non casuali: essi sono il frutto del costante lavoro svolto nella ricerca e nello studio del territorio. Nel pieno accordo tra le istituzioni coinvolte, si è dunque realizzata quella sintesi tra tutela e ricerca che sarà il vero motore dei prossimi anni”.

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