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Ambiente, inizia a popolarsi l’isolotto fatto di gusci di cozze nel Golfo di Oristano

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Roma, 20 mar. (Adnkronos) – Inizia a popolarsi isolotto artificiale fatto di gusci di cozze in una delle zone umide costiere del Golfo di Oristano. Fraticello, Sterna comune, Beccapesci, Gabbiano roseo e Cavaliere d’Italia sono alcune tra le specie di uccelli che in queste settimane stanno trovando casa a Corru Mannu grazie al progetto di economia circolare applicata alla mitilicoltura. Il progetto vede in prima linea Medsea, la fondazione no profit Mediterranean Sea and Cost Foundation che promuove la tutela e lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi costieri, e Nieddittas, l’impresa che gestisce l’intera filiera della mitilicoltura nel Golfo di Oristano.

Il progetto è un esempio concreto di economia circolare basato sul riutilizzo dei gusci dei mitili e la costruzione dell’isolotto artificiale si sviluppa presso lo stagno di Corru Mannu (sito Ramsar di Corru S’Ittiri, Stagni di San Giovanni e Marceddì). L’isolotto ha una forma ovoidale, è lungo circa 20 metri, largo 7 metri e alto 2 metri, cioè circa 50 cm sul livello medio del mare e risulta, quindi, quasi completamente immerso nell’acqua. È formato da 2.000 sacchi di iuta pieni di gusci di cozze (derivanti dalla lavorazione di Nieddittas) posizionati manualmente attraverso l’ausilio di un natante, che ha permesso il trasporto dei materiali nel luogo di realizzazione, e il supporto in acqua di due sommozzatori che hanno coordinato le attività di posizionamento a circa 50 metri dalla terra ferma.

Nell’area dove sorgono gli stabilimenti dell’impresa sarda, a cui la Regione Sardegna ha affidato la tutela e salvaguardia del sito, l’isola artificiale gode di una posizione estremamente favorevole per la nidificazione, lo svernamento e la migrazione di importanti specie di uccelli acquatici e marini migratori. Lo spazio interno all’argine è stato ulteriormente riempito di scarti di gusci di cozze, stratificate e man mano compattate per rendere la superficie stabile e calpestabile. Lo strato superficiale dell’isolotto è costituito da uno strato misto di gusci frantumati, cozze e bisso per rendere la superficie accogliente per i futuri ospiti dell’isolotto. Inoltre, a seguito dei risultati del monitoraggio, verranno posizionate, se necessario, le sagome di uccelli che potranno attrarre altre specie sulla superficie per la nidificazione.

Inoltre Corru Mannu è zona umida di elevato pregio e già negli anni ’70 è stata inserita nella lista delle zone umide di importanza internazionale predisposta sulla base della convenzione Ramsar. L’isolotto, proprio per la sua distanza dalla terraferma “non consente l’accesso ai predatori terrestri o ai randagi come gatti, ratti o cani – spiega Alessio Satta, presidente della fondazione Medsea – e potrà essere adattato e promosso in altre zone umide” attraverso l’uso di scarti, privi di contaminanti, come i gusci di cozze senza la parte edibile, per la costruzione di aree di nidificazione o di ripristino ambientale.

Satta sottolinea che “con l’isolotto artificiale recuperiamo gli scarti che diventano una risorsa in ottica di economia circolare ‘blu’ e miglioriamo le condizioni di conservazione della biodiversità di questi fondamentali bacini – le zone umide – che ospitano il 40 per cento di tutte le specie animali e vegetali viventi del nostro pianeta”. Caterina Murgia, amministratore delegato di Nieddittas, ricorda che “circa un anno fa, precisamente l’8 febbraio 2022, un fatto significativo è avvenuto per il Capitale naturale italiano: il Parlamento ha introdotto la tutela dell’ambiente della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali nella Costituzione”.

“La modifica costituzionale ha elevato a principio della Repubblica la tutela della biodiversità, un’azione indispensabile per le generazioni presenti e per quelle future” e “questa innovazione -osserva ancora Murgia- riveste un immediato e prezioso valore per la conservazione della biodiversità”. “Noi, da sempre impegnati a perseguire questa mission, saremo sempre più attenti e proattivi per realizzarla e -conclude l’ad- per creare nella società civile una maggiore consapevolezza sul ruolo della ricerca scientifica e di ogni singolo cittadino nel cogliere le sfide ambientali del momento”.