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Aids,, pazienti chiedono migliore qualità vita e terapie più tollerabili

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Roma, 15 ott. (Adnkronos Salute) – Oggi le terapie funzionano e le persone con Hiv ne sono generalmente soddisfatte (73%) e solo il 31% degli intervistati non vede spazi di miglioramento. Ben il 56% ha cambiato la terapia anti-Hiv per gli effetti collaterali, il 35% per ridurre il numero di compresse e il 29% per ridurre il numero di farmaci. Tra gli spazi di miglioramento, il 17% vuole “dimenticarsi della malattia”, un bisogno che trova riscontro nel panorama futuro delle terapie contro il virus. E’ quanto emerge dai risultati del campione italiano (120 persone, 20% donne) dello studio internazionale ‘Positive Perspective 2’, sostenuto da ViiV Healthcare e realizzato su 2.112 persone con Hiv in terapia antiretrovirale in 24 Paesi nel mondo nel 2019.

A livello globale – riferisce una nota di Viiv Healthcare – l’indagine aveva già messo in luce come oltre l’80% dei partecipanti allo studio prenda altri farmaci oltre la terapia antiretrovirale contro l’Hiv. Di questi, oltre il 40% sono classificati come pazienti che assumono poli-trattamento, aspetto correlato a più scarsi esiti di salute.

Pur essendo il campione delle donne limitato (24), dall’indagine appare inoltre chiara la fragilità di questa popolazione che riporta uno stato di salute complessivo peggiore rispetto agli uomini (il 46% delle donne dichiara ‘un buono’ o ‘molto buono’ stato di salute nelle ultime 4 settimane rispetto al 62% degli uomini), avendo più comorbosità (in numero maggiore di 3, nel 50% delle donne rispetto al 27% degli uomini) e riportando maggiore condizione di poli-trattamento, definito come l’assunzione di 5 o più pillole al giorno oppure di medicinali per 5 o più condizioni (il 67% delle donne riporta ‘poli-trattamento’ versus il 34% degli uomini).

“Avere oggi a disposizione dati derivanti direttamente dalla voce delle persone con Hiv è importante – commenta Giulio Maria Corbelli, presidente dell’associazione ‘Plus Roma’ e membro del comitato internazionale di Advisory dello studio -. Monitorare i nuovi bisogni, tentare di coglierli è, in sostanza, l’obiettivo di questa ricerca, che mira a fornire spunti operativi e pragmatici per contribuire alla definizione di una presa in carico di successo delle persone con Hiv. In particolare, la preoccupazione degli effetti collaterali dei farmaci antiretrovirali non tramonta, e anzi, rimane alta, aspetto che nel rapporto medico-paziente non può essere trascurato”.

“I dati emersi dall’indagine rappresentano bene quanto abbiamo tentato di descrivere e portare all’attenzione della comunità scientifica e sociale in uno studio pubblicato ad agosto 2020 sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy”, spiega Giovanni Guaraldi, Aou Policlinico di Modena, professore all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che da anni si occupa di esiti riportati direttamente dai pazienti e ha recentemente pubblicato un lavoro scientifico che contestualizza la terapia antivirale in ambito di esperienze-vissute dalle persone che vivono con Hiv. “La riduzione del carico farmacologico e del carico di malattia derivante dall’utilizzo costante dei farmaci – prosegue – oggi sono temi all’ordine del giorno, da prendere in considerazione per potere incidere sugli esiti di salute e sul miglioramento della qualità della vita delle persone con Hiv”.

“Questi dati non fanno altro che confermare quanto ci sia ancora oggi bisogno di ricerca scientifica, di nuove proposte terapeutiche, di nuove soluzioni sempre più orientate ai bisogni dei pazienti”, aggiunge Cristina Mussini, Co-presidente del congresso Icar 2020, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore della struttura complessa di malattie infettive dell’Aou di Modena. “Porre attenzione, poi, alle popolazioni fragili, in questo caso le donne, e capirne i bisogni – sottolinea – è la sfida odierna per definire olisticamente un percorso terapeutico personalizzato e di maggior successo possibile. Anche in questi momenti difficili – conclude – come comunità scientifica e sociale siamo orgogliosi di poter proporre un congresso italiano come Icar, che riunisce davvero tutte le anime italiane del settore e dà voce a tutti gli attori”.

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