Afghanistan: Vendola, ‘guerra vigliacca e ora la viltà bipartisan dell’Occidente in fuga’
Roma, 17 ago. (Adnkronos) – “In queste ore drammatiche per l’Afghanistan e per il mondo intero penso con rabbia alla retorica con cui vengono sempre confezionate le guerre. E alle menzogne di Stato con cui si occultano gli interessi indecenti che sono dietro le quinte di ogni guerra. E penso con ancora più rabbia al conformismo e al clima emergenziale che, in tempo di guerra, mettono il bavaglio alla democrazia. Chi criticava la guerra in Afghanistan e poi in Iraq veniva additato come disfattista, anti-patriottico o persino complice dei terroristi. Gino Strada era un utopista esagitato: (…) e noi della sinistra radicale eravamo grilli parlanti da schiacciare col martello del pensiero unico della guerra umanitaria e democratica”. Lo scrive Nichi Vendola su HuffPost.
“Quando vedo le immagini devastanti della folla in fuga da Kabul o dell’assalto all’aeroporto penso a una parola che uso raramente: viltà. Vigliacca fu la guerra con cui dicevamo di ‘esportare democrazia’ mentre esportavamo artiglieria pesante e supponenza coloniale (…) E oggi la viltà bipartisan dell’Occidente in fuga, la resa firmata da Trump e attuata da Biden, la fretta di scappare da vent’anni di occupazione, lasciando spalancata la strada a chi vuole spegnere la luce e i colori e la speranza di un popolo, perchè si è improvvisamente esaurita la scorta di propositi umanitari e si è interrotto il commercio di democrazia: come in quella vecchia canzone ‘la musica è finita, gli amici se ne vanno’”.
“Il trucco ora è svelato, ma con un prezzo salatissimo di morti, profughi, persone chiuse in casa che pregano Dio di non essere uccise nel nome di Dio. E quell’osceno club di maschi, con la loro onnipotenza di tagliagola, proclamano il ritorno del loro inferno salvifico. Un patriarcato battezzato col sangue e con i petrodollari. Mentre l’Occidente si rinchiude nella propria frontiera, a celebrare i successi dell’industria militare e a piangere sulla sorte delle bambine afghane. Almeno ci risparmino le lacrime”.

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