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“A muso duro” per ‘tenersi’ le Atp Finals: così Musetti ha trasformato la Inalpi Arena in uno stadio

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(Adnkronos) – Il titolo lo dà un tifoso audace che intorno alla metà del primo set urla l’incoraggiamento della svolta. “A muso duro, Lore”. È uno dei pochi momenti di silenzio della Inalpi Arena, in una serata da incorniciare per il tennis azzurro. Lorenzo Musetti ha vinto così il suo primo match alle Atp Finals, contro Alex De Minaur. Il numero 9 del ranking Atp ha trasformato il contorno in uno stadio a suon di giocate pazzesche, volando verso un successo storico accompagnato dai cori e dagli applausi. Quelli che hanno scandito ogni turno di servizio per Lorenzo, anche nei momenti più complicati. Quelli che lo hanno accompagnato a una delle serate più belle della sua verdissima carriera. Dopo tre ore di battaglia. Non c’è la marea arancione presente di solito per Sinner, ma anche il tifo per Musetti non scherza. Gli incoraggiamenti sono un piacevole contorno: “Daje Lollo”, si legge su un cartellone a sfondo tricolore retto con orgoglio da un bambino. E ancora: “Forza Muso, l’Italia è con te”. Un leitmotiv che si percepisce fin dall’ingresso in campo dell’azzurro, stavolta riuscito a gestire meglio l’emozione fin dai primi game. Il pubblico ha fatto la sua parte, cantando il nome di Lorenzo nei momenti cruciali della sfida. Come visto nel settimo game, alla prima palla break, sul 40-30. E come visto soprattutto nell’undicesimo game, sul 40-15 per Lorenzo. Il gioco cruciale per dare il colore giusto al match con il primo break della serata. Nel secondo set le cose si complicano e il pubblico intuisce le difficoltà: Lorenzo è affaticato, prova a scuotersi, ma dopo aver fallito il break a inizio di secondo game De Minaur prende il largo e arriva al 6-3. Le gambe non girano, in tribuna si capisce. Arriva un altro break nel primo game di terzo set e i passaggi a vuoto si susseguono. Poi, ecco il "muso duro" in tutta la sua essenza. Nel decimo game Lorenzo trova il controbreak e nell'undicesimo tiene un servizio pesantissimo con cuore e grinta. Si batte le mani sul petto e l'Arena lo imita, alzandosi in piedi. E regalando un'iniezione di energia per superare tutto e tutti: 6-5 e subito 7-5. Così, il sogno si è trasformato in realtà. La Inalpi Arena è diventata un vero e proprio stadio, almeno per qualche ora, chiudendo con una standing ovation per l'idolo della serata. Il meritato tributo all'azzurro, che non dimenticherà questo folle 12 novembre per un pezzo. A muso duro, per tenere vivo il sogno delle semifinali. (di Michele Antonelli, inviato a Torino) 
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