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11 settembre: O’Leary, ‘nei cieli tutto si fermò, ma ripartimmo più forti di prima’

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Roma, 10 set. -(Adnkronos) – “L’11 settembre 2011 ero seduto nel mio ufficio a Dublino, qualcuno diffuse la notizia e accesi la tv: penso di essermi sintonizzato su Sky News e vidi che si parlava di un piccolo aereo che aveva colpito il Wtc. La prima cosa che pensai fu che il pilota magari aveva avuto un attacco di cuore. Poi vidi il fumo e quindi il secondo aereo che colpiva le Torri Gemelle e mi dissi ‘E’ qualcosa di più grande’, e quindi l’attacco al Pentagono e l’aereo che precipitò in Pennsylvania…”L’11 settembre 2001 Ryanair era ancora una ‘semplice’ compagnia low cost che cercava di stimolare il desiderio degli europei di spostarsi in aereo a prezzi stracciati: ma l’attacco agli Stati Uniti”, ricorda con l’Adnkronos l’ad Michael O’ Leary, fu anche la prima grande prova e la conferma che, nonostante le crisi (che non sarebbero mancate negli anni a venire, fino al Covid), Ryanair poteva sopravvivere e anche crescere più forte di prima.

O’Leary ricorda la tristezza “per le 3 mila vite spezzate, nei giorni seguenti tutti avevamo un sentimento di grande solidarietà con l’America” ma anche il sentimento diffuso con cui “tutto l’Occidente si sentiva sotto attacco: il governo inglese mise i carri armati fuori da Heathrow e Stanstedt, a Dublino avevamo i soldati fuori dall’aeroporto”. Ma, da manager del settore, ricorda anche gli enormi problemi logistici e lo sforzo di tutti gli operatori: “Negli Usa le autorità misero subito tutti gli aerei a terra e poco dopo lo stesso decisero anche gli europei”. “Nei due giorni seguenti lavorammo in pratica 24 ore al giorno, gli aerei non ripresero a volare per quattro giorni, le prenotazioni crollarono e poi dovevamo pensare a rimpatriare chi era bloccato all’estero”.

Nella confusione di quei giorni però, aggiunge, “mi resi subito conto che la gente avrebbe smesso di fare lunghi viaggi per un po’ di tempo, e si sarebbe concentrata sui voli più brevi”, come quelli europei coperti da Ryanair. “Così – spiega il manager – la prima cosa che facemmo appena le acque si calmarono, a inizio 2002, fu piazzare un altro maxi ordine con Boeing, anche perché le commesse di aerei erano crollate da un giorno all’altro”: una flotta rafforzata che permise a Ryanair di passare in due anno da 7 a 15 milioni di passeggeri. Una ripresa del settore che inevitabilmente richiama le speranze post- pandemia: “Anche questa volta penso che la gente voglia uscire, viaggiare, fare esperienze, godersi la vita”. “Ne verremo più forti di prima” conclude O’ Leary.

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