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Risparmiare energia: il chip wireless che migliora l’efficienza dei cellulari

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Risparmiare energia utilizzando un cellulare potrebbe presto essere possibile, grazie ad uno speciale chip in grado di trasmettere segnali wireless senza alcun consumo elettrico

Risparmiare energia utilizzando un cellulare potrebbe essere presto possibile, grazie uno speciale chip wireless in grado di migliorare l’efficienza dei dispositivi elettronici. E’ questo, infatti, l’obiettivo principale di alcuni ricercatori della Columbia University e del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che, recentemente, hanno condotto alcuni test sulle nanotecnologie da applicare al settore dell’elettronica. Si tratta, in pratica, di una sperimentazione su alcuni piccoli componenti elettronici che, nel circuito di un dispositivo, possono ricevere ed inviare segnali wireless per un lungo periodo di tempo, senza alcuna necessità di ricarica.

Risparmiare energia con il nuovo chip wireless garantirebbe, tanto per fare un esempio, la possibilità costruire dei dispositivi mobili (tra cui cellulari, tablet etc..) in grado di incrementare sensibilmente la loro autonomia di consumo elettrico. 

Per risparmiare energia attraverso il nuovo chip wireless, i ricercatori, si sono concentrati, in particolare, sia sullo sviluppo nanotecnologico di circuiti basati sul grafene (l’innovativo materiale ‘superconduttivo’ estratto dalla grafite), che sulla realizzazione di un sistema di ricarica atto a sfruttare la luce solare, il calore e le vibrazioni per ottimizzare le comunicazioni ‘senza fili’ del sensore, operando a livelli di potenza estremamente bassi. Quest’ultimo aspetto della ricerca ha consentito, in pratica, di progettare un chip ‘futuristico’ in grado di sfruttare (potenzialmente) l’energia proveniente da ben tre distinte fonti: fotovoltaica, termoelettrica, e piezoelettrica. 

Per risparmiare energia attraverso i nuovi chip wireless, sarà comunque necessario aspettare lo sviluppo di ulteriori ricerche in questo settore: da un lato infatti, l’invenzione di un minisensore elettronico che utilizzi tre diverse fonti di alimentazione rinnovabile, deve fare i conti con una ‘gestione controllata’ dei vari potenziali elettrici generati (il termico produce un potenziale da 0,02 a 0,15 volt, le celle fotovoltaiche da 0,2 a 0,7 V e infine, le vibrazioni possono arrivare fino a 5V). Oltre a questo aspetto, occorrerà anche realizzare un chip in ‘scala ridotta’ in grado di trasmettere i segnali wireless con una potenza maggiore o uguale a quella degli attuali sensori, visto che il micro-componente, dovrebbe essere successivamente integrato nei circuiti di device mobili ad alta efficienza.

(Matteo Ludovisi)

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