Salvare le tartarughe dell’Adriatico grazie al progetto Tartalife

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Il progetto europeo Tartalife, avra’ l’obiettivo di contrastare gli effetti della pesca selvaggia che fino ad oggi ha ucciso ben 70mila tartarughe Caretta caretta nel mar Adriatico

Un progetto per salvare le tartarughe del mar Adriatico dalla pesca selvaggia. Stiamo parlando di Tartalife, il progetto finanziato recentemente dal programma LIFE+ della Commissione Europea e coordinato dall’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Ancona (Cnr-Ismar). Tartalife in particolare, avrà l’obiettivo di contrastare gli effetti della pesca selvaggia che fino ad oggi ha ucciso ben 70mila tartarughe ‘Caretta caretta’ per via degli ami utilizzati per la pesca al pescespada, mentre oltre 40mila ‘testuggini’ sono rimaste intrappolate nelle reti a strascico. Fino al 2018 quindi, il progetto coinvolgerà le quindici regioni italiane che si affacciano sul mare, con due obiettivi principali: da un lato, la riduzione delle catture effettuate con palangari, reti a strascico e da posta. Dall’altro invece, la diminuzione del tasso di mortalità ‘post cattura’ degli esemplari di tartaruga marina.

Per salvare le tartarughe del mar Adriatico, nello specifico, il programma europeo sperimenterà in alcune delle marinerie italiane una speciale ‘attrezzatura’ denominata TED (Turtle Excluder Device), ossia un dispositivo meccanico subacqueo simile ad una sorta di ‘griglia cucita’ (e posizionato in alcune aree marine protette), che avrà il compito di sbarrare la strada alla tartaruga ma non al pesce. Ci sarà inoltre la sperimentazione di un dispositivo elettroacustico denominato STAR (Sea Turtle Acoustic Repellent) il cui scopo sarà quello di tenere lontane le testuggini dalle attività di pesca mediante degli ultrasuoni.

Sono previsti infine, tra le varie attività di prevenzione e salvaguardia, anche l’insediamento di ‘centri di recupero delle tartarughe marine’ lungo le nostre coste, che offriranno punti di primo soccorso per le testuggini catturate inavvertitamente durante le attività di pesca, ma anche l’aggiornamento professionale degli operatori veterinari. Maggiori informazioni sono comunque disponibili su questo sito.

(ml)

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