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Un elettrodo in testa per combattere la droga

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I medici stanno sperimentando un impianto nel cervello per combattere la tossicodipendenza

Gerod Buckhalter, lavoratore d’albergo, ha una dipendenza da oppiacei da quando aveva 18 anni, che gli ha addirittura provocato due overdose.

Ha detto al Washington Post di aver provato qualsiasi tipo di trattamento per liberarsi dalla droga – disintossicazioni di ogni tipo, soggiorni a lungo termine – ma nessuno ha funzionato. Per questo l’ormai trentunenne Buckhalter ha deciso di permettere al neurochirurgo Ali Rezai di praticare un buco nel suo cranio e di impiantargli un elettrodo nel cervello.

Stimolando elettricamente la parte del cervello che regola gli impulsi, Rezai e il suo team del Rockefeller Neuroscience Institute della West Virginia University pensano di essere in grado di aiutare Buckhalter e altri tre partecipanti a un nuovo studio sperimentale, rendendoli capaci di controllare la loro dipendenza da oppiacei.

I medici in Cina hanno già usato tecniche simili di stimolazione cerebrale profonda per trattare le persone dipendenti da oppioidi e metanfetamina, ma questo studio è il primo negli Stati Uniti a utilizzare le protesi cerebrali in questo modo.

Se tutto andrà come sperato con questi quattro pazienti, potrebbe seguire a questo un altro studio, più ampio, ma Rezai ci ha tenuto a specificare, a BBC News, che gli impianti cerebrali dovrebbero essere l’ultima spiaggia per chi ha problemi di droga: non si può pensare di arrivarci se non si sono provati altri tipi di trattamento, visto che si tratta di «un processo molto rigoroso con la supervisione di esperti di etica, regolatori e molti altri organi di governo».

 

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