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I robot devono avere paura della morte

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Secondo gli scienziati, per migliorare le prestazioni dei robot, bisogna fargli temere costantemente la fine

Secondo le ricerche dei neuroscienziati dell’Università della California del Sud, i robot hanno bisogno di uno stimolo per lavorare meglio, quindi quello che suggeriscono di fare è programmarli per temere la morte.

Il ricercatore capo di questa ricerca, Antonio Damasio, un luminare nel campo dell’intelligenza e del cervello, e il ricercatore Kingson Man suggeriscono che il modo di creare robot resilienti non è renderli impenetrabilmente forti, ma piuttosto renderli vulnerabili, al fine di introdurre idee come la moderazione e la strategia di autoconservazione. In questo modo, si otterranno scelte migliori una produttività maggiorata.

L’obiettivo finale, secondo l’articolo redatto da questi due ricercatori e pubblicato su Nature Machine Intelligence, è quello di costruire robot e sistemi di intelligenza artificiale in grado di valutare il proprio comportamento e in questo senso, apprendere che le loro stesse azioni potrebbero portarli alla loro morte: in questo modo, possono imparare – come facciamo noi mortali – a esercitare moderazione quando è appropriato.

Le conseguenze di questa metodologia sono quelle che possiamo immaginare: sentimenti simulati, o almeno qualunque sia l’equivalente robotico dei nostri sentimenti – che ci permetterebbe, finalmente, di condividere con i nostri aiutanti meccanici quell’incubo esistenziale che è la mortalità e commiserarci insieme.

Insomma, la paura della morte potrebbe davvero essere un importante tassello di crescita lungo la strada che porta alla «vera» intelligenza artificiale: una maniera innovativa con cui materiali e computer sempre più complessi potrebbero portare le macchine verso di noi.

 

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