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Dal Cameroon, la Polyscias fulva

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Secondo una recente ricerca, questa pianta potrebbe essere un potente antiossidante

Gli scienziati avevano già verificato le proprietà antimicotiche della Polyscias fulva, una pianta originaria dell’Africa. Per questo, hanno deciso di indagare le proprietà antimicrobiche e antiossidanti, già note nella medicina tradizionale.

Attraverso uno studio, pubblicato sulla rivista BMC Complementary and Alternative Medicine, hanno quindi dimostrato che la pianta è efficace sia nell’uccidere i batteri che nella riduzione dei radicali liberi.

Utilizzando tecniche di microdiluizione, i ricercatori hanno analizzato l’estratto grezzo, le frazioni (n-esano, acetato di etile, n-butanolo e residui) e i composti isolati dalla corteccia dell’albero, per testare gli effetti antimicrobici.

Hanno usato 15 ceppi batterici – Staphylococcus aureus (ATCC 25922), Enterococcus faecalis (ATCC 10541), Pseudomonas aeruginosa (PA01), Pseudomonas aeruginosa (ATCC 27853), Escherichia coli (ATCC 8739), Escherichia coli (ATCC 10536), Escherichia coli (ATCC 11775), Enterobacter aerogenes (ATCC 13048), Klebsiella pneumoniae (ATCC13883), Providencia stuartii (ATCC 29916), Salmonella typhi (ATCC 6539), Salmonella parathyphi A, Salmonella paratyphi B, Shigella flexneri e Proteus mirabilis- e hanno misurato l’attività antiossidante della pianta attraverso saggi 2,2-difenil-1-picrylhydrazyl (DPPH), pirogallolo (anione superossido) e beta-carotene-linoleico.

L’estratto grezzo presentava proprietà antibatteriche contro S. typhi, E. aerogenes, P. aeruginosa ed E. coli (ATCC 10536) ad una concentrazione minima inibitoria (MIC) da 2.000 a 8.000 microgrammi per millilitro (mcg / mL).

Le frazioni di etile acetato e n-butanolo hanno avuto un effetto più attivo, richiedendo solo una MIC tra 500 e 1.000 mcg / mL. Tra i composti isolati, il beta-sitosterolo e la 3-O-alfa-L-arabinopiranosil-hederagenina avevano la MIC più bassa a soli 6,25-100 mcg / mL.

In termini di capacità antiossidante, l’estratto grezzo e il metiltrarato hanno mostrato una migliore capacità nell’eliminare i radicali liberi DPPH e quelli derivanti dall’ossidazione dell’acido linoleico.

Per i ricercatori, questi risultati bastano per dimostrare che l’albero ha proprietà antimicrobiche e antiossidanti tali da renderlo una potenziale risorsa per la fitomedicina. Non è la prima ricerca dedicata a questa affascinante pianta. Già nel 2014 due ricercatori italiani avevano provato a indagare le sue capacità antiossidanti e antinfiammatorie

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Redazione Ecoseven

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