Ponte sullo Stretto di Messina: la storia infinita, dalle origini ai giorni nostri

Poche opere pubbliche italiane hanno una storia tanto lunga, divisiva e ricca di colpi di scena quanto il Ponte sullo Stretto di Messina. Un’idea che attraversa i secoli, sopravvive a decine di governi, naufraga e rinasce ciclicamente, fino a tornare oggi al centro della cronaca con sviluppi che intrecciano grandi annunci, rilievi della magistratura contabile e, da ultimo, un’inchiesta per corruzione. Ripercorrerne la cronistoria significa raccontare oltre due millenni di un sogno ingegneristico mai realizzato, ma anche le complesse questioni economiche e ambientali che ne fanno uno dei progetti più dibattuti del Paese.
In questa guida ricostruiamo le tappe principali, dalle origini antiche all’attualità più recente, con un obiettivo di imparzialità: mettere in fila gli aspetti a favore e quelli critici dell’opera, sul piano economico e su quello ambientale, lasciando a chi legge gli strumenti per formarsi un’opinione informata.
Le origini antiche del Ponte sullo Stretto: un’idea lunga duemila anni
L’idea di collegare stabilmente la Sicilia al continente è sorprendentemente antica. Le prime tracce si trovano negli scritti di Plinio il Vecchio, che narra di come nel 251 a.C. il console romano Lucio Cecilio Metello avrebbe fatto realizzare un ponte di barche e botti per trasportare dalla Sicilia al continente circa 140 elefanti catturati ai cartaginesi durante la prima guerra punica. Un attraversamento provvisorio, ma che testimonia quanto sia radicata nel tempo l’ambizione di unire le due sponde.
Per molti secoli il progetto rimase poco più di una suggestione. Fino al diciannovesimo secolo nessuno pensò seriamente che fosse possibile costruire un ponte stabile e sicuro su uno stretto dalle caratteristiche naturali così peculiari. Le cose iniziarono a cambiare nel 1840, quando Ferdinando II delle Due Sicilie commissionò per primo un progetto dell’opera, abbandonato per gli eccessivi costi. Nel 1870 l’ingegner Carlo Alberto Navone propose un collegamento sottomarino di 22 chilometri, ispirato al progetto napoleonico di una galleria sotto la Manica. Il terremoto che devastò Messina nel 1908 riportò l’attenzione sull’opera e sulle difficoltà geologiche dell’area.
Dal 1968 agli anni Duemila: il progetto moderno
La storia contemporanea del ponte ha una data d’inizio precisa. Tutto comincia nel 1968 con la legge 384, che conferisce ad Anas, Ferrovie dello Stato e Cnr il compito di valutare la fattibilità dell’opera. Nel 1981 nasce la società Stretto di Messina Spa, che diventa concessionaria per la progettazione, realizzazione ed esercizio del collegamento stradale e ferroviario; nel 1986 avvia un nuovo studio di fattibilità che considera tre soluzioni: un tunnel sotterraneo, uno sommerso e un ponte sospeso.
Tra gli anni Novanta e i primi Duemila il progetto sembra avvicinarsi alla realizzazione. Nel 1997 il Consiglio superiore dei lavori pubblici esprime parere favorevole; pochi anni dopo il ponte viene inserito tra le opere strategiche per il Paese e nel 2003 il Cipe approva il progetto preliminare. Nel 2004, sotto il governo Berlusconi, il progetto sembra a un passo dal via.
Ma è anche un periodo segnato da ripetute inversioni politiche. Il progetto viene fermato nel 2008 dal governo Prodi, fatto ripartire dal governo Berlusconi nel 2011 e di nuovo bloccato nel 2012 dal governo tecnico di Monti. Nel 2012 l’esecutivo Monti dichiara di non voler riaprire le procedure e stanzia 300 milioni di euro per il pagamento delle penali; nel 2013 la società Stretto di Messina viene messa in liquidazione. Per quasi un decennio, il ponte torna a essere un’ipotesi sospesa.
Il rilancio recente: dal 2023 all’approvazione del 2025
La svolta più recente arriva con il governo Meloni. A partire da giugno 2023 viene ricostituita la società Stretto di Messina come concessionaria dell’opera, e a dicembre 2023 viene sottoscritto un aumento di capitale riservato al Ministero dell’economia per 370 milioni di euro.
Una scelta che segna anche l’inizio di una linea di critica destinata a pesare. Molte delle contestazioni successive nascono proprio dalla decisione di recuperare il vecchio progetto invece di elaborarne uno nuovo: essendo già avviato, non si tenne alcuna gara, e tutto era in teoria pronto a partire una volta ottenute le autorizzazioni.
Il 2025 è l’anno dei passaggi decisivi. Il 9 aprile 2025 il Consiglio dei ministri approva la relazione che dichiara il ponte opera di rilevante interesse pubblico; il 6 agosto 2025 il Cipess, presieduto da Meloni, approva il progetto definitivo, con un costo stimato di 13,5 miliardi di euro. Il progetto prevede il ponte a campata unica più lungo del mondo, 3.300 metri, sostenuto da due torri alte 399 metri, con tre corsie stradali per senso di marcia e due binari ferroviari. Il Ministero delle infrastrutture prevede l’avvio dei cantieri entro la fine del 2025 con le opere anticipate, come piste, campi base e bonifica da ordigni bellici.
Lo stop della Corte dei conti e l’inchiesta
Proprio quando l’opera sembrava avviata, arriva una battuta d’arresto significativa. Il 29 ottobre 2025 la Sezione centrale di controllo sugli atti del governo della Corte dei conti nega il visto e la registrazione alla delibera Cipess 41/2025. I rilievi riguardano le coperture finanziarie, le stime di traffico, la conformità alle norme ambientali e sismiche e il perimetro decisionale del Cipess; senza il visto, l’atto non può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non possono partire espropri e cantieri.
Le reazioni politiche sono immediate e contrapposte. La premier Meloni parla di un’invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento, mentre il ministro Salvini promette di andare avanti e la società Stretto di Messina rivendica il rispetto delle norme italiane ed europee.
Il governo risponde sul piano normativo. Il 7 maggio 2026 viene convertito in legge alla Camera il cosiddetto “Decreto Ponte”, costruito per ridefinire l’intera procedura di approvazione e rendere più solido il percorso amministrativo dopo i rilievi della Corte dei conti. Il 12 maggio 2026 si insedia il nuovo Consiglio di amministrazione della società, con Maurizio Basile alla presidenza e Pietro Ciucci confermato amministratore delegato.
A complicare ulteriormente il quadro del Ponte sullo Stretto, arriva un’inchiesta giudiziaria. Il 9 giugno 2026 la procura di Roma indaga tre persone per corruzione: un ex presidente aggiunto della Corte dei conti, un imprenditore e un avvocato già membro del Cda della società Stretto di Messina, accusati di aver tentato di condizionare l’esame di legittimità della magistratura contabile sull’approvazione del progetto. L’amministratore delegato Ciucci ha dichiarato la totale estraneità della società e la massima disponibilità a collaborare con le autorità.
Gli aspetti economici: costi, coperture e ricadute attese
Sul piano economico, il ponte presenta argomenti che i sostenitori considerano decisivi e che i critici ridimensionano. Tra le ragioni a favore, i promotori indicano il valore strategico dell’infrastruttura. Il ministro Salvini ha definito il ponte l’opera pubblica più importante al mondo, un’attesa che gli italiani coltivano da decenni. Dalla maggioranza si sottolinea l’obiettivo di realizzare un’infrastruttura non solo per il Mezzogiorno ma per l’intero Paese e per l’Europa. A questo si aggiungono le ricadute attese in termini di collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, occupazione e sviluppo del territorio.
Sul fronte delle coperture, il governo rassicura sulla disponibilità delle risorse. Le risorse principali dell’opera risultano già stanziate nelle leggi di bilancio 2024 e 2025, con un costo aggiornato fissato a circa 13,5 miliardi di euro.
I critici del Ponte sullo Stretto, però, contestano proprio la solidità di questi numeri. Tra i rilievi sollevati dalla Corte dei conti figurano dubbi sulle coperture finanziarie e sulle stime di traffico, elementi che riguardano la sostenibilità economica dell’opera nel tempo. Associazioni come Legambiente hanno parlato apertamente di spreco di denaro pubblico. Il punto economico, dunque, resta aperto: tra chi vede un investimento generatore di sviluppo e chi teme un costo sproporzionato per le casse pubbliche.
Il nodo ambientale: perché il ponte divide
È sul terreno ambientale che la vicenda del Ponte sullo Stretto tocca più da vicino i temi cari a Ecoseven, e anche qui il quadro è fatto di posizioni contrapposte e documentate. L’area dello Stretto non è un luogo qualsiasi dal punto di vista naturalistico. Secondo il WWF, tutta l’area è sostanzialmente compresa in due Zone di Protezione Speciale — la Costa Viola sul lato calabrese e i Monti Peloritani con l’area marina dello Stretto sul lato siciliano — e in un sistema di undici Zone Speciali di Conservazione tutelate dalla Direttiva Habitat, che proteggono un ambiente unico, dalla Laguna di Capo Peloro all’ecosistema dei Monti Peloritani. Lo Stretto è inoltre un importantissimo corridoio di transito per l’avifauna migratoria e i mammiferi marini, con una delle più alte concentrazioni di biodiversità al mondo.
Le associazioni ambientaliste contestano il Ponte sullo Stretto con argomenti articolati. Legambiente, nel report Pendolaria pubblicato a fine 2024, definisce il ponte un progetto che distrugge ecosistemi e spreca denaro, mentre il WWF ha denunciato una sottostima di dati e costi annunciando un possibile contenzioso europeo per violazione delle direttive Habitat e Uccelli. Le osservazioni presentate da associazioni e comitati, elaborate da decine di tecnici ed esperti tra cui molti docenti universitari, sostengono che il progetto avrebbe un impatto ambientale grave e irreversibile, non compensabile né mitigabile, e segnalano la mancanza di una valutazione dell’effetto cumulativo dei diversi impatti.
Anche l’iter ambientale ufficiale del Ponte sullo Stretto ha registrato criticità, pur concludendosi con un via libera condizionato. La Commissione VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera al progetto, ma imponendo centinaia di prescrizioni ambientali da rispettare nella fase esecutiva, su questioni come l’impatto sull’ambiente marino e terrestre, la gestione delle terre e dei materiali, il contenimento di rumore e vibrazioni. Nella valutazione d’incidenza, la stessa Commissione ha riconosciuto che per alcuni siti della Rete Natura 2000 permane un margine di incertezza che, per il principio di precauzione, non permette di escludere effetti negativi. Tra i temi più delicati, l’approvvigionamento idrico per i cantieri in un territorio come quello messinese, dove l’accesso all’acqua per i cittadini non è sempre garantito.
Va però ricordato, per equilibrio, che il progetto è stato concepito per rispondere anche a sfide ambientali e di sicurezza. Nella sua concezione tecnica, il ponte è stato progettato per resistere a terremoti di magnitudo elevata e a venti molto forti, tenendo conto della sismicità dell’area. E le numerose prescrizioni imposte dalla Commissione VIA rappresentano, secondo i promotori, lo strumento per rendere l’opera compatibile con il territorio. Il confronto, in sostanza, non è tra chi ignora l’ambiente e chi lo difende, ma tra valutazioni opposte sulla possibilità reale di mitigare impatti su un ecosistema riconosciuto come eccezionale.
Cosa succederà ora al Ponte sullo Stretto?
Il futuro del ponte resta, come da oltre cinquant’anni, incerto. Secondo il cronoprogramma aggiornato, se le scadenze verranno rispettate, la fase realizzativa potrebbe partire nell’ultimo trimestre del 2026, con le opere strutturali da concludere entro il 2033 e il primo anno di esercizio previsto nel 2034. Il dossier dovrà però ancora superare diversi passaggi tecnici, amministrativi e ambientali, ed è tornato sotto esame dopo i rilievi della Corte dei conti.
Quella del Ponte sullo Stretto è, in fondo, la storia di una tensione mai risolta tra l’ambizione di un’opera-simbolo e la complessità di un territorio fragile e unico. Da un lato la promessa di un collegamento atteso da generazioni e di uno sviluppo economico per il Sud; dall’altro la tutela di un ecosistema di valore eccezionale e la prudenza imposta da costi, rischi sismici e procedure. Comprendere questa cronistoria, con le ragioni di tutte le parti in causa, è il modo migliore per seguire con consapevolezza una vicenda che continua a riguardare non solo la Sicilia e la Calabria, ma l’intero Paese.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. I fatti riportati sono tratti da fonti giornalistiche e istituzionali aggiornate a giugno 2026; trattandosi di una vicenda in evoluzione, gli sviluppi successivi potrebbero modificare il quadro descritto.
Domande frequenti (FAQ)
Da quanto tempo si parla del Ponte sullo Stretto di Messina?
L’idea è antichissima: le prime tracce risalgono al 251 a.C., quando secondo Plinio il Vecchio i Romani costruirono un ponte di barche per trasportare elefanti dalla Sicilia. Il progetto moderno nasce però nel 1968, con la legge che incarica Anas, Ferrovie e Cnr di studiarne la fattibilità.
Quanto costa il Ponte sullo Stretto e quando dovrebbe essere finito?
Il costo stimato del progetto definitivo approvato nel 2025 è di circa 13,5 miliardi di euro. Secondo il cronoprogramma aggiornato, le opere strutturali dovrebbero concludersi entro il 2033, con il primo anno di esercizio previsto nel 2034, a condizione che vengano superati i passaggi amministrativi e ambientali ancora aperti.
Perché il Ponte sullo Stretto è così contestato dal punto di vista ambientale?
L’area dello Stretto ospita un ecosistema di grande valore, compreso in Zone di Protezione Speciale e undici Zone Speciali di Conservazione tutelate dalla normativa europea, ed è un corridoio cruciale per uccelli migratori e mammiferi marini. Associazioni come WWF, Legambiente, LIPU e Italia Nostra ne contestano l’impatto, mentre la stessa Commissione VIA ha imposto numerose prescrizioni e segnalato margini di incertezza sugli effetti sui siti Natura 2000.
Perché la Corte dei conti ha bloccato il progetto nel 2025?
Il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti ha negato il visto alla delibera Cipess che approvava il progetto definitivo, sollevando rilievi su coperture finanziarie, stime di traffico, conformità alle norme ambientali e sismiche e perimetro decisionale del Cipess. Senza quel visto non potevano partire espropri e cantieri. Il governo ha risposto con un decreto convertito in legge nel maggio 2026.
A che punto è oggi il Ponte sullo Stretto?
A giugno 2026 il quadro è in evoluzione: dopo lo stop della Corte dei conti e l’approvazione del “Decreto Ponte”, si è insediato un nuovo Consiglio di amministrazione della società. Parallelamente, un’inchiesta della procura di Roma del 9 giugno 2026 ha indagato tre persone per presunti tentativi di condizionare l’esame della magistratura contabile. L’avvio dei cantieri è ipotizzato per fine 2026, ma restano passaggi da completare.
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