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Obesità infantile in Italia per regione, in evidenza

Obesità infantile in Italia: la mappa regione per regione e cosa insegna il modello Cile

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di Redazione Ecoseven – 05/07/2026

Obesità infantile in Italia per regione

Obesità infantile nel 2026 | In Italia il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso, di cui il 2,6% con obesità grave: sono i dati della sorveglianza OKkio alla SALUTE 2023 dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha coinvolto oltre 46.000 bambini in tutte le Regioni. La distribuzione non è uniforme: c’è un netto gradiente Nord-Sud, con la Campania in testa (obesità al 12,6%) e le Province autonome di Trento e Bolzano ai valori più bassi (intorno al 3-4%). Il fenomeno è in lieve calo per il sovrappeso ma stabile, con un leggero aumento nel 2023, per l’obesità. Sul fronte delle soluzioni, il Cile offre il primo caso documentato al mondo di un pacchetto di politiche pubbliche che ha ridotto in modo misurabile l’eccesso di peso nei bambini. Ecco la fotografia regione per regione e cosa dice l’evidenza scientifica.

I dati nazionali sull’obesità infantile: quanti sono i bambini obesi in Italia

Il riferimento italiano è OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) dell’ISS, parte dell’iniziativa “Childhood Obesity Surveillance Initiative” (COSI) dell’OMS Europa. La rilevazione del 2023, la settima dal 2008, ha coinvolto 51.255 bambini e bambine delle classi terze della scuola primaria e 50.370 genitori.

I dati nazionali, riferiti alla fascia 8-9 anni, indicano che il 19% dei bambini è in sovrappeso e il 9,8% è obeso, inclusi i bambini con obesità grave che rappresentano il 2,6% (soglie IOTF, International Obesity Task Force). I maschi presentano valori di obesità leggermente superiori alle femmine.

L’andamento storico mostra due tendenze diverse: il sovrappeso è in calo significativo dalla prima rilevazione del 2008/2009, mentre l’obesità, dopo un decremento iniziale, si è stabilizzata negli anni con un leggero aumento nel 2023. L’ISS sottolinea inoltre un dato di percezione rilevante: il 45% dei bambini in sovrappeso o obesi è considerato dalla madre come sotto o normopeso.

La mappa regione per regione: il gradiente Nord-Sud

Il dato più significativo emerso dalla rilevazione 2023 è geografico. Confrontando le prevalenze regionali di sovrappeso e obesità, l’ISS documenta un chiaro gradiente Nord-Sud, a sfavore delle Regioni meridionali. Le percentuali più alte si concentrano nel Sud e nel Centro.

Ai due estremi si collocano la Campania, con i valori più elevati (sovrappeso 24,6%, obesità 12,6%, obesità grave 6%), e le Province autonome di Trento e Bolzano, con i valori più bassi d’Italia (obesità intorno al 3-4%).

Di seguito la graduatoria del sovrappeso nei bambini di 8-9 anni per Regione, secondo i dati OKkio alla SALUTE 2023 (fonte: report regionale ISS):

Posizione Regione Sovrappeso (%)
1 Campania 24,6
2 Molise 22,5
3 Calabria 21,9
4 Basilicata 21,6
5 Puglia 21,5
6 Abruzzo 21,1
7 Sicilia 20,5
ITALIA (media) 19,0
8 Lazio 19,6
9 Marche 18,9

Le Regioni del Nord, tra cui la Lombardia, registrano valori inferiori alla media nazionale sia per il sovrappeso sia per l’obesità, mentre Trento e Bolzano chiudono la classifica con le prevalenze più contenute. Il quadro conferma che l’obesità infantile in Italia è fortemente legata a fattori geografici e socioeconomici: è più diffusa tra le famiglie in condizione svantaggiata e nel Mezzogiorno.

Perché il Sud è più colpito: i fattori socioeconomici

La correlazione tra obesità infantile e condizione socioeconomica è uno degli aspetti più solidi della sorveglianza ISS. Il rischio di obesità diminuisce con l’aumentare della scolarità della madre e cresce nelle famiglie con minori risorse economiche.

Nei report regionali emergono anche fattori strutturali. In Campania, per esempio, la presenza di una mensa scolastica funzionante è nettamente inferiore alla media nazionale (46,4% contro 76%), un elemento che incide sulla qualità dell’alimentazione durante la giornata. A questo si aggiungono le abitudini alimentari (colazione saltata o inadeguata, merende ipercaloriche, scarso consumo di frutta e verdura) e la sedentarietà, con molte ore trascorse davanti agli schermi.

Il modello Cile: la prima riforma che ha ridotto l’obesità infantile

Sul fronte delle soluzioni, il caso più studiato al mondo è quello del Cile. Nel 2016 il Paese ha introdotto la Ley de Etiquetado de Alimentos (Legge sull’etichettatura e la pubblicità degli alimenti, nell’ambito della Legge 20.606), uno dei quadri normativi più ambiziosi mai adottati contro l’obesità infantile.

La riforma cilena si basa su tre pilastri combinati:

  • Etichette di avvertimento sul fronte della confezione. Un bollo nero a forma di ottagono (“stop sign”) segnala i prodotti ad alto contenuto di calorie, zuccheri, sodio o grassi saturi che superano soglie prestabilite.
  • Restrizioni al marketing rivolto ai bambini. Vietato l’uso di cartoni animati, personaggi, giocattoli e concorsi per promuovere i prodotti “high-in”, e limitata la loro pubblicità televisiva.
  • Divieto di vendita e promozione nelle scuole di tutti gli alimenti e le bevande che superano le soglie nutrizionali.

Il Cile partiva da una situazione critica: secondo uno studio pubblicato su Lancet nel 2016, era il primo consumatore mondiale di bevande zuccherate. Questo rende il caso particolarmente istruttivo.

I risultati del Cile: cosa dice l’evidenza scientifica

I dati raccolti negli anni successivi all’entrata in vigore mostrano effetti misurabili, documentati da studi peer-reviewed (in particolare del Global Food Research Program dell’Università del North Carolina e da PLOS Medicine).

Sul fronte dei consumi e del marketing, i risultati verificati includono un calo del 24% delle calorie acquistate nel primo anno e una riduzione del 37% del sodio acquistato; una diminuzione del 73% dell’esposizione dei bambini agli spot televisivi di cibo non salutare entro il 2019; e una riduzione significativa degli acquisti di bevande zuccherate, superiore a quella ottenuta dalle sole tasse sullo zucchero adottate altrove in America Latina.

Il dato più importante è però recente. Uno studio del 2025 fornisce la prima evidenza che un pacchetto nazionale e complessivo di politiche alimentari può contrastare l’aumento dell’obesità infantile: i ricercatori hanno riscontrato una riduzione reale dell’eccesso di peso e dell’indice di massa corporea (BMI) nei bambini più piccoli esposti alla riforma. Non si tratta quindi solo di un cambiamento negli acquisti, ma di un effetto misurabile sul peso dei bambini.

Cosa significa concretamente per l’Italia e per i genitori

Il confronto tra la fotografia italiana e il caso cileno offre indicazioni pratiche su due livelli.

Sul piano delle politiche pubbliche, l’esperienza cilena suggerisce che gli interventi isolati (una singola tassa, una singola campagna) funzionano meno di un pacchetto integrato che agisce contemporaneamente su etichette, pubblicità e ambiente scolastico. In Italia esistono già iniziative in questa direzione, come il progetto RESILIENT coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e finanziato con fondi PNRR, ma manca un quadro nazionale organico paragonabile a quello cileno.

Sul piano familiare, i dati ISS indicano alcune leve concrete su cui i genitori possono agire:

  • Garantire una colazione adeguata: in Italia una quota rilevante di bambini la salta o la fa in modo inadeguato.
  • Ridurre le merende ipercaloriche e le bevande zuccherate, principali fonti di zuccheri aggiunti nella dieta infantile.
  • Aumentare il consumo di frutta e verdura, spesso molto sotto le raccomandazioni.
  • Limitare il tempo davanti agli schermi e contrastare la sedentarietà.
  • Prestare attenzione alla percezione del peso: quasi la metà dei genitori sottostima lo stato ponderale dei figli, un ostacolo al riconoscimento precoce del problema.

Va ricordato che l’obesità infantile è una condizione medica che va affrontata con il pediatra: nessuna dieta restrittiva va improvvisata in autonomia sui bambini.

Domande frequenti

Quanti bambini sono obesi in Italia?

Secondo la sorveglianza OKkio alla SALUTE 2023 dell’Istituto Superiore di Sanità, nella fascia 8-9 anni il 19% dei bambini è in sovrappeso e il 9,8% è obeso, di cui il 2,6% con obesità grave. I dati derivano da una rilevazione su oltre 46.000 bambini in tutte le Regioni italiane e sono elaborati secondo le soglie internazionali IOTF.

Quali sono le regioni italiane con più obesità infantile?

I dati OKkio alla SALUTE 2023 mostrano un netto gradiente Nord-Sud. La Campania registra i valori più alti (sovrappeso 24,6%, obesità 12,6%), seguita da Molise, Calabria, Basilicata e Puglia. Le Province autonome di Trento e Bolzano hanno le prevalenze più basse, con un’obesità intorno al 3-4%. L’obesità infantile è più diffusa nel Mezzogiorno e nelle famiglie in condizione socioeconomica svantaggiata.

In cosa consiste la riforma del Cile contro l’obesità infantile?

La Ley de Etiquetado cilena, in vigore dal 2016, combina tre misure: etichette di avvertimento a ottagono nero sul fronte delle confezioni per i prodotti ad alto contenuto di zucchero, sale, grassi saturi o calorie; divieto di marketing di questi prodotti rivolto ai bambini; e divieto di vendita e promozione nelle scuole. È considerata uno dei quadri normativi più completi al mondo contro l’obesità infantile.

La riforma cilena ha davvero funzionato?

Sì, secondo gli studi disponibili. Le ricerche hanno documentato un calo del 24% delle calorie acquistate nel primo anno, una riduzione del 73% dell’esposizione dei bambini agli spot di cibo non salutare e un minor acquisto di bevande zuccherate. Uno studio del 2025 ha inoltre fornito la prima evidenza di una riduzione reale dell’eccesso di peso e del BMI nei bambini più piccoli, non solo di un cambiamento negli acquisti.

Cosa possono fare i genitori per prevenire l’obesità infantile?

I dati ISS indicano alcune leve concrete: garantire una colazione adeguata, ridurre merende ipercaloriche e bevande zuccherate, aumentare frutta e verdura, limitare il tempo davanti agli schermi e favorire l’attività fisica. È inoltre importante non sottovalutare il peso del bambino, dato che quasi metà dei genitori lo sottostima. Per un intervento mirato il riferimento resta il pediatra: nessuna dieta va improvvisata da soli sui bambini.

In breve

L’obesità infantile in Italia riguarda, nella fascia 8-9 anni, il 9,8% dei bambini (obesi) e il 19% (sovrappeso), secondo la sorveglianza OKkio alla SALUTE 2023 dell’ISS. La distribuzione segue un netto gradiente Nord-Sud: la Campania ha i valori più alti (obesità 12,6%), Trento e Bolzano i più bassi (3-4%), con un forte legame con le condizioni socioeconomiche. Il fenomeno è stabile, con un lieve aumento dell’obesità nel 2023. Il Cile offre il primo caso documentato al mondo di un pacchetto di politiche (etichette di avvertimento, stop al marketing verso i bambini, divieto nelle scuole) che ha ridotto in modo misurabile l’eccesso di peso infantile, come confermato da uno studio del 2025. L’esperienza suggerisce che gli interventi integrati funzionano più di quelli isolati; sul piano familiare, colazione adeguata, meno zuccheri, più movimento e un corretto riconoscimento del peso restano le leve principali.

 

ATTENZIONE: Questo articolo ha finalità puramente informative e divulgative e non sostituisce il parere del pediatra. L’obesità infantile è una condizione medica che richiede una valutazione professionale: nessuna dieta restrittiva va applicata autonomamente sui bambini, ma sempre concordata con un professionista sanitario. Fonti principali: Istituto Superiore di Sanità – sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE, rilevazione 2023 (dati nazionali e report regionali, EpiCentro-ISS); Italian Barometer Obesity Report 2024/2025 (dati ISTAT e ISS) per i dati regionali di contesto; L. S. Taillie et al., “An evaluation of Chile’s Law of Food Labeling and Advertising on sugar-sweetened beverage purchases”, PLOS Medicine, 2020; Global Food Research Program – University of North Carolina, per i risultati aggiornati sulla riforma cilena (2023-2025), incluso lo studio 2025 sulla riduzione dell’eccesso di peso e del BMI nei bambini. I dati italiani si riferiscono alla rilevazione 2023, la più recente disponibile della sorveglianza ISS.

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