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Cresce in Italia l’obiezione di coscienza dei medici

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I dati del ministero della Salute dicono che fra i ginecologi la praticano più di due su tre con punte di oltre l’80% a Sud

 

Cresce in Italia il numero di medici che scelgono l’obiezione di coscienza ovvero rifiutano di effettuare determinate prestazioni sanitarie in forza dei propri principi morali. Questo riguarda soprattutto le interruzioni di gravidanza. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, contenuti nella Relazione trasmessa al Parlamento, gli aborti in Italia sono in costante discesa: -4.2% nel 2013 rispetto al dato definitivo del 2012, anche se rimane elevato il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra il 34% del totale in Italia.

L’obiezione di coscienza però è in continuo aumento. Tra i ginecologi, nel 2012 ha raggiunto il 69,6% cioè più di due su tre, dal 58.7% del 2005. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38.6% nel 2005 al 45.0% nel 2012. Le differenze fra le Regioni sono altissime e a Sud l’obiezione di coscienza raggiunge livelli elevati: 90.3% in Molise, 89.4% in Basilicata, 84.5% in Sicilia, 81.9% nel Lazio, 81.8% in Campania e 81.5% in Abruzzo.

Tuttavia, le interruzioni di gravidanza vengono effettuate nel 64% delle strutture disponibili (403 sul totale di 630), con una copertura che per il ministero è soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole (Molise e Provincia autonoma di Bolzano). E’ chiaro che in questo modo il carico di lavoro e la fatica anche morale per i medici non obiettori è destinata a crescere: nel Lazio ogni medico non obiettore ha un carico di interruzioni di gravidanza di otre 4 a settimana, in Campania più di tre.

gc

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