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Smog: il particolato uccide anche al di sotto dei limiti

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I risultati dello studio Escape mostrano che il particolato 2.5 potrebbe ledere alla salute dell’uomo anche concentrazioni al di sotto dell’attuale limite annuale europeo

 

Lo smog uccide. Lo abbiamo già detto e l’allarme è stato anche lanciato più volte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E a conferma di tutto questo arrivano, oggi, i risultati dello studio Escape, coordinato dalla Università di Utrecht in Olanda, che lanciano un allarme ancora più grave: il particolato potrebbe ledere alla salute dell’uomo anche per concentrazioni al di sotto dell’attuale limite annuale europeo.

La ricerca sugli effetti dello smog, in Italia, è stata condotta a Roma (Dipartimento di Epidemiologia del Lazio), a Torino (AO Città della Salute e della Scienza-Università di Torino) e a Varese (Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano) e ha coinvolto circa 31.000 persone. I risultati sono simili a quelli ottenuti nelle altre città d’Europa e mostrano che per ogni aumento nella media annuale di esposizione a particolato fine, Pm2.5, di 5 g/m3 ci sia un aumento del rischio di morire per cause non accidentali del 7%. Tradotto in pratica l’aumento di 5 g/m3 corrisponde ad un accorciamento della speranza di vita di 8 mesi. Ma non è tutto.

 

Secondo gli esperti ‘i risultati suggeriscono un effetto del particolato anche per concentrazioni al di sotto dell’attuale limite annuale europeo di 25 g/m3 per il PM2,5. L’Organizzazione Mondiale della Sanità propone del resto come linea guida 10 g/m3 e i nostri risultati supportano l’idea che avvicinandoci a questo target si potrebbero raggiungere grandi benefici per la salute delle persone’.

gc 

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