Desertificazione, se diminuiscono i suoli agricoli aumenta il pericolo

Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate, spesso cinematografiche, di datteri nelle oasi. Quando si parla di ‘desertificazione’ la cosa è molto più seria e il rischio è che arrivi anche in Italia
Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate (spesso cinematografiche) di datteri nelle oasi. Quando si parla di “desertificazione” la cosa è molto più seria e ci si riferisce ai fenomeni di degradazione del suolo, come la perdita delle potenzialità agricole di un terreno. Un flagello che colpisce già molte aree del Terzo mondo, ma che potrebbe coinvolgere anche il territorio italiano.
Nessun allarmismo, per carità, almeno per ora. Ma bisogna stare attenti: i dati contenuti nel “Manifesto per la difesa del suolo”, realizzato dal Centro di Ricerca EuroSapienza, parlano chiaro: il 21,3 per cento del suolo italiano è a rischio, il 41,1 per cento nel Mezzogiorno. Le cause sono molteplici, ma tutte con un unico comune denominatore: la mancata cura del territorio e la riduzione delle zone della loro capacità di trattenere le acque.
Negli ultimi 10 anni la superficie agricola si è ridotta dell’11,7 per cento, mentre quella occupata dalle aziende del 32,2 per cento.
Se si va ancora indietro nel tempo, ad esempio negli ultimi 50 anni, vediamo come sia stato perso il 30 per cento della superficie agricola e il 63 per cento di quella occupata dalle aziende. Il fatto che l’Italia sia molto vulnerabile dal punto di vista della “desertificazione” deriva da due fattori: il 92 per cento del nostro territorio è considerato “rurale” e l’agricoltura è uno dei pilastri fondamentali della nostra economia. Meglio preservarlo, no?
Giacomo Gallo
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