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Sondaggio Ecoseven.net: meglio i farmaci o i prodotti naturali?

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L’Istituto di ricerca Ce&CO ha realizzato in esclusiva per Ecoseven.net un sondaggio su cosa gli italiani preferiscono, se i farmaci o i prodotti naturali, per curare mal di testa, mal di denti ed altro. Il 60% degli italiani guarda con attenzione ai prodotti naturali perchè hanno un’azione più ‘dolce’. Inoltre, il 30% degli italiani non segue le cure mediche prescritte

Nella cura dei dolori e dei disturbi meno gravi e più diffusi [mal di testa, mal di denti, mal di schiena, strappi muscolari, raffreddori, … ] gli italiani sono orientati in generale ad un approccio prudente e attendista. Non intervengono con terapie farmacologiche all’insorgere del sintomo. Prima di prendere un farmaco, o iniziare seriamente una terapia, aspettano un po’, qualche ora o qualche giorno. “per capire se magari è una cosa da nulla che passerà da sola”. Così ci dicono in maggioranza (75%). Sono quindi riluttanti ad assumere subito un farmaco. 
 
Non per pigrizia, né per stoicismo. I motivi sono altri. Più frequente l’idea che molti disturbi nascano da un disagio psichico o da errori comportamentali: troppo lavoro, lo stress, la fatica, il disordine. Il rimedio più efficace è riposarsi, rilassarsi; migliorare la qualità della vita. Il disturbo passerà.
 
Ma c’è anche un’altra ragione meno “filosofica”: una diffidenza nei confronti del farmaco del quale non si mette in dubbio l’efficacia ma dal quale ci si aspettano effetti collaterali indesiderati. Insomma se proprio non è necessario, delle medicine è meglio fare a meno. “Le medicine aiutano magari a guarire, ma fanno sempre male”, così il 70%; soprattutto i più giovani. 
 
Da alcuni la soluzione viene individuata in una gradualità degli interventi: “prima provo i rimedi più blandi e naturali, poi se proprio il disturbo non si risolve passo ai prodotti farmaceutici”. Una parte rilevante di popolazione, circa il 60%, guarda con interesse ai prodotti naturali, proprio perché hanno una azione più dolce” e assecondano la naturale propensione dell’organismo a guarire da sé.
 
Un certo scetticismo sui farmaci forse giova alla salute degli italiani. Sicuramente fa piacere a chi guarda con preoccupazione alla crescita della spesa sanitaria. Ma c’è anche un’altra storia da raccontare. 
 
Finora abbiamo parlato di piccoli disturbi, passeggeri. Ma c’è ben altro. Le malattie croniche (l’ipertensione, il diabete, l’ipercolesterolemia…) riguardano un terzo della popolazione adulta; arriviamo al 45% se aggiungiamo le molte forme di allergia. Si tratta di patologie che mettono a grave rischio la salute dei pazienti e per le quali l’adozione di terapie adeguate e assunte correttamente e con costanza è condizione necessaria per evitare guai peggiori. 
 
Il dipartimento di ricerche farmaceutiche di CE&Co (Pharma>>Health) ha fatto una scoperta inattesa: 30% dei soggetti sofferenti di patologie croniche e ai quali è stata prescritta una precisa terapia, non la seguono fedelmente, o ne reinterpretano le indicazioni con una irresponsabile  libertà. Anche in questo caso avviene che si assumano farmaci in quantità o con frequenza minore di quanto prescritto. Con la rilevante eccezione dei soggetti più anziani che mostrano maggiore disciplina terapeutica.
 
La mancanza di “compliance” è un problema noto, soprattutto ai medici di base. E una certa disattenzione del paziente è messa nel conto. Ma nessuno si aspettava frequenze così elevate. 
 
Ancor più preoccupante la mancata aderenza alle prescrizioni non farmacologiche: una dieta, la pratica di un esercizio fisico, la correzione di abitudini sbagliate. Prescrizioni ancor più difficili da seguire della terapia farmacologica, e ancor più disattese nella pratica dei pazienti affetti da patologie croniche. Con gli effetti che si possono immaginare.
 
In questo caso si può dubitare infatti che prendere meno medicine di quelle prescritte sia un vantaggio per il paziente. E nemmeno può essere un vantaggio per il SSN e per la spesa sanitaria nel suo complesso. Stiamo sempre parlando di malattie croniche. Se non si segue il programma terapeutico prescritto, la cura può risultare inefficace e dovrà probabilmente essere ripetuta o prolungata in condizioni meno favorevoli. Si rischiano gravi ricadute o peggioramenti del quadro clinico. Ecco un tema di riflessione per i policy maker, ma anche per i comuni cittadini. 
 
Per maggiori informazioni il Direttore del reparto Pharma>>Health (dr. David Michael Vittoria) è a disposizione degli operatori sanitari interessati ([email protected]). 
 
 
(Carlo Erminero)

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