Passa al contenuto principale
ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll
Il cibo spazzatura nei primi anni di vita può influire sul QI dei bambini-Pulizie creative: soluzioni eco per la cura della casa-Primo caldo, i cosmetici da cambiare: guida pratica per proteggere pelle e look-Tè deteinato con CO2: metodo, benefici e consigli per l'acquisto-7 modi naturali per tenere lontane le zanzare-Uccelli e mammiferi: due strade indipendenti per cervelli complessi-Schiuma isolante sostenibile a base di PLA e cellulosa-Trasformare l’inquinamento in pigmenti non tossici: l’arte di John Sabraw che pulisce i fiumi-Frigoriferi senza elettricità: la rivoluzione fredda delle ecoinvenzioni-Saathi Pads: assorbenti biodegradabili in fibra di banana che uniscono sostenibilità e impatto sociale-Due americani e un Papa: Vance e Rubio tra fede, potere e la corsa alla Casa Bianca-Inter, quanto vale lo scudetto? L'incasso dei nerazzurri con il tricolore-Tumori: in Italia l'immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti-Prevenzione melanoma, al via campagna Unicoop Firenze e Imi per controllo nei-Russia, più sicurezza e meno contatti: così Putin gestisce l'aumentato rischio attentato-Iran, Trump lancia 'Project Freedom' a Hormuz: Teheran alza livello dello scontro-Mattarella accoglie gli azzurri del tennis al Quirinale e ricorda Zanardi: "Grande spessore umano e sportivo"-Leroy Merlin, con Talent Lab obiettivo 60% manager interni-Rubio a Roma, incontrerà Papa Leone XIV: Vaticano ufficializza-Scudetto Inter, da Amadeus a Tananai: chi c'era alla festa in piazza Duomo

Pet therapy: la demenza si cura meglio grazie ai cani

Condividi questo articolo:

Secondo un recente studio di un’equipe medica del Centro Diurno Alzheimer di Firenze, l’utilizzo dei cani per la cura degli anziani affetti da demenza, garantisce risultati migliori di altre terapie convenzionali

Utilizzare i cani nella pet therapy per curare gli anziani affetti da demenza, garantisce risultati più efficaci di altre terapie convenzionali, almeno per quanto la capacità di stimolare emozioni e reazioni fisiche nei pazienti. A dimostrarlo è un recente studio sugli effetti della pet therapy, condotto da un’equipe medica del Centro Diurno Alzheimer di Firenze in collaborazione con gli esperti dell’associazione Antropozoa.

La ricerca, pubblicata dalla rivista ‘International Psychogeriatrics’, ha coinvolto in particolare un barboncino di tre anni, e Gynni, una golden di sette, insieme a dieci pazienti ultrasessantenni afflitti da demenza grave.

Lo studio, condotto in due fasi, ha previsto innanzitutto l’interazione iniziale dei pazienti con peluche per un periodo di circa tre settimane, al fine di incoraggiare in loro delle reazioni fisiche ed emozionali. Nelle successive tre settimane invece, gli anziani sono stati messi in contatto con i due cani. Il risultato, nel secondo caso, è stato evidente: i pazienti, secondo quando dichiarato dai medici, hanno manifestato palesemente sentimenti di piacere ed interesse. Nel corso della seduta inoltre, i malati sono usciti anche dall’immobilità con un significativo risveglio delle attività motorie. Ma ciò che ha dato particolare valore al test, è che le positive variazioni di umore e di comportamento sono state osservate anche successivamente a distanza di ore. Ciò, secondo gli esperti, dimostra che la pet therapy è più efficace del semplice contatto umano per migliorare il tono affettivo e aumentare l’attività fisica dei pazienti, peraltro secondo uno schema di benefici sulla demenza già ben individuato. La pet therapy può infatti ravvivare i meccanismi cerebrali dell’attenzione, stimola il coordinamento psicomotorio, riaccende motivazioni, aiuta a relazionarsi. Può infine ridurre i sintomi psicologico-comportamentali evocando emozioni positive, stimolazioni tattili piacevoli, elementi ludici. Arriva perfino a costruire una relazione non verbale con l’animale e, spingendo a portarlo a spasso, incentiva l’attività fisica nei pazienti.

(ml)

Altri articoli consigliati per te:

Questo articolo è stato letto 56 volte.

anziani, cani, emozioni, pazienti, ricerca, studio

I commenti sono chiusi.