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Acrilammide: la sostanza cancerogena che consumiamo ogni giorno

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Nel 2017 l’Europa ha introdotto una legge per attenuarne la presenza. Ecco in quali alimenti si trova l’acrilammide

L’acrilammide è una sostanza che si forma in modo spontaneo negli alimenti che contengono amido, quando vengono cotti a temperature molto alte.

Già nel 2017 l’Europa ha emanato un regolamento per cercare di abbassarne e contenerne i livelli dato che, secondo gli studi, ha diversi effetti negativi sull’organismo.

È contenuta anche nel fumo del tabacco e si può formare nella tostatura di cereali e di chicchi di caffè. Il modo in cui vengono lavorati, conservati e cotti gli alimenti va a influenzare in demodo notevole la formazione dell’acrilammide.

Può portare problemi:

  • neurotossici

  • cancerogeni

  • citotossici

Secondo alcuni studi effettuati su animali, l’esposizione a questa sostanza aumenterebbe la possibilità di contrarre il cancro. La IARC Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo ha classificato come possibile cancerogeno e l’EFSA invita a limitarne il consumo.

Ma quali sono gli alimenti in cui potrebbe formarsi l’acrilammide?

L’acrilammide è il risultato della cottura a più di 120° di alimenti contenenti amidi e aminoacidi, soprattutto uno, l’asparagina.

Fra gli alimenti più a rischio:

  • pane

  • crackers

  • pizza

  • biscotti

  • fette biscottate

  • cornflaskes

  • patate

  • caffè

Quando si cuoce uno fra questi cibi, bisogna stare attenti al colorito che prende l’alimento dopo la cottura: questa reazione si ha quando incomincia a diventare un po’ più marroncino. Più diventa scuro, più acrilammide potrebbe contenere.

Per questo è bene evitare di acquistare il pane con la crosta troppo scura o di mangiare il bordo nero della pizza.

Gli alimenti per bambini e l’acrilammide

Fra i cibi con un più alto tasso di acrilammide ci sono quelli per neonati e bambini: secondo questo studio i bambini sono più esposti degli adulti.

Come riportato su L’IndipendenteI risultati hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente, per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati. A questo proposito è opportuno ridurre l’assunzione di questi alimenti, in quanto non indispensabili ai fini nutritivi né per la crescita né per lo sviluppo dei lattanti svezzati che dovrebbero invece seguire un’alimentazione equilibrata e varia, comprensiva anche di abbondante frutta e verdura come cereali semplici, diminuendo il numero di biscotti e prodotti da forno”.

Luna Riillo

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