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Covid: Codogno un anno dopo – comandante polizia locale, ‘ho avuto paura, era città fantasma’

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Milano, 19 feb. (Adnkronos) – “La paura è umana, ma il timore non ha fermato nessuno: niente richiesta di ferie o smart working, tutti hanno lavorato ben oltre gli ordinari turni di servizio, sabato e domenica compresi. Il virus ci ha insegnato che la burocrazia va snellita e che di questa esperienza, ben diversa da qualsiasi altra calamità, bisogna farne tesoro stilando protocolli efficaci”. Marco Simighini, comandante della Polizia locale di Codogno e funzionario apicale del gruppo di Protezione civile, non dimentica la domenica del 23 febbraio 20202 quando “alle 13.05 squilla il telefono e dalla Prefettura mi viene chiesto di aprire il Com, il centro operativo misto per l’emergenza Covid. Sono uscito di casa – racconta all’Adnkronos – non sapendo quando sarei rientrato”.

Una cabina di regia, creata dal nulla, per gestire in toto gli aiuti e le necessità via via crescenti dei cittadini che vivono nella prima zona rossa d’Italia. “Ci siamo occupati di portare vestiti, consegnare contanti ai pensionati, distribuire il cibo alle persone con disabilità, controllare le file davanti ai supermercati presi d’assalto”. Nella vera zona rossa, con posti di blocchi a presidiare gli ingressi, “abbiamo visto le strade svuotarsi, Codogno è diventata una città fantasma come nel Far West. La Protezione civile è intervenuta anche al cimitero dove le pompe funebri non stavano dietro al numero di morti”. Un’emergenza durata mesi – i 13 in forza alla Polizia locale non si sono mai ammalati “anche perché ci hanno detto chiaramente che non ci avrebbero potuto sostituire” – e in cui, come tutti, si sono trovati ad affrontare una situazione inedita per tutti.

“Ho esperienza nell’emergenza, sono intervenuto dopo il terremoto a L’Aquila o in altri che hanno colpito il Centro Italia, ma è una situazione completamente diversa. Qui eravamo di fronte a un’emergenza sanitaria della quale non conoscevamo lo sviluppo, con quale forza si sarebbe propagata e con che attrezzature fronteggiarla. Non c’era nessuno da salvare dal crollo di una casa, ma avevano un paese da proteggere nelle proprie abitazioni”, spiega.

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