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Covid: Codogno un anno dopo – comandante polizia locale, ‘ho avuto paura, era città fantasma’ (2)

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(Adnkronos) – “Non c’era un protocollo operativo già codificato e pronto da seguire, mi auguro e confido che dopo questo evento ci saranno, ci siamo affidati alle indicazioni ministeriali o regionali e al buon senso”, racconta Simighini che lentamente vede il suo lavoro tornare alla normalità ed è soddisfatto di come è stata gestita l’emergenza.

La macchina “ha funzionato benissimo: è stato un lavoro di squadra tra divise diverse dove non ha contato l”origine’, ma i gradi sono stati riconosciuti nel ruolo e nella competenza, dove si è ‘svecchiata’ la burocrazia e lo spirito di inventiva ha consentito di trovare la soluzione ai problemi che si sommavano ogni giorno. Ci siamo occupati di famiglie bisognose, di gestire i carichi della grande distribuzione, della sicurezza sanitaria nelle Rsa, di monitorare l’eventuale assenza di assistenza medica di base”. Le giornate “iniziavano col buio e finivano col buio, penso ai tanti volontari e alla crocerossina Giovanna Boffelli, 70 anni, la cui disponibilità nel fare iniezioni ai pazienti bisognosi è stata senza sosta”. La sua storia ha colpito anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il suo saluto al Capo dello Stato conteneva la testimonianza di quella forte solidarietà del volontariato spontaneo di tanti cittadini che ha permesso di far fronte a tante esigenze. Lo ricorderò sempre come esempio di una sana italianità solidale”.

Oggi Codogno non è più la città degli ‘untori’ e si rialza. “Sento spesso dire dagli abitanti di Codogno ‘il grosso noi lo abbiamo già passato’, ma la verità è che i locali hanno ancora restrizioni, il coprifuoco si fa sentire rispetto alle vecchie abitudini. La normalità è ancora lontana e l’economia in sofferenza ora fa più paura dell’emergenza sanitaria. Credo che questa esperienza servirà sicuramente da insegnamento per il futuro, negli annali della Protezione Civile ci sarà un protocollo per gestire una pandemia, ben più difficile di una calamità identificata. La prima lezione è che bisogna sempre essere pronti”, conclude Marco Simighini.

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