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Libia: figlia pescatore tunisino, ‘io discriminata quando non ho potuto telefonare a papà’ (2)

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(Trapani) – Naoires è poi riuscita a sentire il padre dopo la liberazione. “Non gli ho chiesto nulla della prigionia – racconta – ci sarà tempo, prima voglio che si riprenda, voglio che stia bene e che abbia voglia di raccontare quanto accaduto. A noi interessa che stia bene e che finalmente dopo 110 giorni lo potremo abbracciare”. Racconta anche di avere saputo che i pescatori sono stati separati subito dopo il sequestro. E dice che “per una figlia è difficile avere un papà che fa il pescatore, perché è un lavoro che può anche finire in tragedia. Quando sono stata a Roma per la protesta ho avuto paura di non rivedere più mio papà. E stato terribile. Domani finalmente lo rivedremo e lo potremo riempire di baci”.

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