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Libia: figlia pescatore tunisino, ‘io discriminata quando non ho potuto telefonare a papà’

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Mazara del Vallo (Trapani), 19 dic. (Adnkronos) – “In questi 108 giorni ci siamo sentiti una famiglia con tutti gli altri parenti dei pescatori, ma c’è stato un momento in cui mi sono sentita discriminata. E’ successo quando l’Ambasciata italiana ha consentito ai familiari dei pescatori di sentire i propri parenti. In quell’occasione a noi non fu consentito di sentire mio papà prigioniero, la Farnesina ci disse di rivolgerci all’Ambasciata tunisina. Trovo sia stato ingiusto. Io ho la doppia cittadinanza”. E’ l’amaro sfogo di Naoires Ben Haddada, una giovane italo-tunisina, figlia di uno dei pescatori sequestrati n Libia lo scorso primo settembre. La giovane si trova nell’aula consiliare del Comune di Mazara del Vallo dove ha incontrato il vescovo Domenico Mogavero e un’azienda che ha donato dei soldi alle famiglie.

“Io sono perfettamente integrata – dice – sono nata qui e non ho mai avuto problemi, anche la protesta a Montecitorio l’abbiamo fatta tutti insieme. Anche io ho dormito in tenda con gli altri familiari. Ci sentivamo un unico nucleo familiare. Ma quel giorno di novembre, quando è stato consentito di sentire i parenti e noi siamo stati esclusi ci sono rimasta malissimo. Quella è stata la prima volta che davvero mi sono sentita discriminata. E’ stato orribile”.

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