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Mafia: per Mannino un’odissea giudiziaria lunga quasi 30 anni/Adnkronos (4)

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(Adnkronos) – Ma nel febbraio successivo i sostituti procuratori Generali, Giuseppe Fici e Sergio Barbiera, hanno impugnato la sentenza del collegio della prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduto da Adriana Piras, consiglieri a latere Massimo Corleo e la relatrice Maria Elena Gamberini, per motivi di diritto. I pg hanno contestato “la logicità e la conformità alla legge della sentenza che”, nel processo in abbreviato, aveva scagionato l’ex esponente democristiano dall’accusa di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato, confermando l’assoluzione dei giudici di primo grado.

Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione i giudici di secondo grado avevano scritto che “non è stato affatto dimostrato che Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte ed indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo Maxiprocesso) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a Cosa nostra quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno”.

“Insomma, indimostrato il dato fattuale, la tesi della procura con riguardo alla posizione del Mannino (in ordine all’input della trattativa ed allo specifico segmento della veicolazione da parte sua della minaccia allo Stato attraverso il Di Maggio) si appalesa non solo infondata, ma anche totalmente illogica ed incongruente con la ricostruzione complessiva dei fatti, con la quale non combacia da qualunque punto di vista la si voglia guardare”, avevano scritto ancora i giudici d’appello. Mannino era stato già assolto in primo grado nel novembre del 2015 dal gup Marina Petruzzella. Sentenza confermata in appello nel luglio 2019.

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