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Mes: governo a rischio, Di Maio tenta mediazione, ‘no fermo ma serve responsabilità’

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Roma, 3 dic. (Adnkronos) – Governo a rischio, fronda M5S a Roma e spaccatura in Europa. In queste ore concitate, Luigi Di Maio tenta il lavoro di mediazione per rimettere il governo e il M5S in carreggiata. Da ieri -quando è deflagrata la mina della lettera di 58 parlamentari grillini in chiave anti-Mes- il ministro agli Affari esteri sta sentendo deputati e senatori per cercare di calmare le acque, spiegando che il voto di mercoledì è un voto sulle parole che pronuncerà in Aula il presidente del Consiglio. Con un “rischio enorme per il premier che abbiamo incaricato proprio noi”.

Telefonate, messaggi, mentre c’è chi sostiene non sia un caso che le firme dei parlamentari grillini membri delle Commissioni esteri alla lettera della discordia siano state tolte in un lampo, dietro la regia -i rumors che rimbalzano nei palazzi- del responsabile della Farnesina. Del resto Di Maio sta rassicurando tutti, veste i panni del paciere, del responsabile, di colui che non ha nulla da temere perché è stato chiaro fin da subito: “Io sono il primo a considerare questa riforma peggiorativa, l’ho detto pure pubblicamente, ma il no al Mes è fermo e non si discute. Non si può mandare all’aria il Paese”, riporta all’Adnkronos chi lo ha sentito ripetutamente in queste ore.

Il monito di Di Maio è chiaro, anche perché, se dovesse venire meno la maggioranza, si aprirebbe una crisi che il Paese ora più che mai non può permettersi. E il voto del 9 somiglia tanto a un voto di fiducia, proprio perché, ragiona Di Maio in queste ore, “rischia di diventare un voto sul governo e su Conte e questo non è accettabile, farebbe la fortuna dei detrattori del M5S”.

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