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Covid Italia, Consorzio Cadore Dolomiti: “Servizio in camera a Capodanno? sì, ma svilente”

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Belluno, 2 dic. (Labitalia) – “Tutto si può fare, per noi albergatori cambia poco. Ma per un turista che va in montagna per svagarsi credo che cenare l’ultimo dell’anno in camera dopo le 18 sia svilente. Sarebbe meglio a questo punto fare un cenone il 31 dicembre dalle 14 alle 18 in albergo, con il dovuto distanziamento, e riservato naturalmente solo agli ospiti della struttura alberghiera, senza clienti esterni. Poi tutti a dormire”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Gildo Trevisan, titolare del Hotel Al Pelmo di Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, e presidente del Consorzio turistico Cadore Dolomiti, sull’ipotesi allo studio del governo dell’apertura degli alberghi in montagna a Capodanno, ma senza cenone e solo con servizio in camera dalle 18.

Per Trevisan, che è stato a lungo alla guida di Federalberghi Belluno, “per noi albergatori appunto cambia poco, ma per una famiglia di turisti cenare in camera il giorno di Capodanno dopo le 18 non credo sia una bella cosa”, sottolinea ancora.

Di certo, sottolinea Trevisan, montagna non è solo piste da sci. “L’idea che è passata da parte del governo nelle scorse settimane è che le vacanze in montagna quest’anno non si potranno fare. Ma gli alberghi sono aperti, a essere chiuse saranno le piste di sci. E in montagna si possono fare tantissimi altre cose come passeggiare, ciaspolare…”, spiega.

Trevisan nelle scorse settimane ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiedendo in particolare “di diffondere un messaggio che non induca a pensare che la vacanza in montagna sia vietata”. “Implicitamente il messaggio non indurrà a pensare che non si potranno svolgere tutte quelle attività alternative allo sci, attività ricreative, ludiche e, perché no, anche il trascorrere una vacanza impostata sul riposo e contemplazione di un territorio proclamato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità”, avverte.

Secondo Trevisan, proprio la pandemia “ha fatto riscoprire quelle che sono i valori e le potenzialità della montagna: l’aria salubre, lo stile di vita sano”. Caratteristiche che, secondo Trevisan, “ci permetteranno di accogliere in tutta sicurezza nel periodo delle festività clienti provenienti esclusivamente dal Veneto, viste le restrizioni, che vorranno concedersi di staccare anche se per periodi brevi dal ritmo della città”, aggiunge ancora.

E per l’albergatore comunque non si può fare finta che il virus non ci sia nel corso delle prossime vacanze. “Fare un Capodanno con tutto aperto cosa ci porterebbe? In termini di risorse economiche -spiega- i bilanci degli albergatori magari si chiuderebbero non dico in attivo ma manco in passivo. Ma ci si dovrebbe chiedere quali conseguenze porterebbe in termini di vite, visto che si potrebbe innescare un’altra ondata ma anche in termini economici, visto che imprese, cittadini e Stato sono la stessa cosa. E se anche riuscissimo a metterci in saccoccia qualche decina di migliaia di euro nelle vacanze invernali, rischieremmo di perderne cento per una terza ondata della pandemia”. “Bisogna essere realisti, e prendere delle decisioni quanto più sagge possibili, nonostante la situazione economica pesantissime. Ma incassare oggi 10 per perderne tra 6 mesi 100 non so quanto torni comodo”, rimarca ancora.

E l’impegno di tutti, sottolinea Trevisan, “deve essere quello di stare attebnti a non causare altri danni in termini di vite e di economia, perchè non saremo mai ristorati perchè non saremo mai ristorati per quello che perderemo. Il governo farà di sicuro tutta la sua parte, per quanto possibile, ma sicuramente non potrà ristorare tutti perché le perdite sono molto elevate”, conclude l’albergatore.

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