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Canone Rai: ecco come possono scoprirti se non lo hai pagato

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Incrociando i dati delle banche dati pubbliche dei sospetti possono arrivare

Quest’anno sono cambiate le modalità di riscossione e controllo sul canone Rai. Molti si chiedono come funzionano ora le modalità di controllo. In realtà, come spiega laleggepertutti.it, non esistono ancora circolari o pratiche varate dall’amministrazione finanziaria sulla base delle quali poter dare una risposta puntuale. Possiamo però capire come avvengono i controlli sul pagamento dell’abbonamento tv da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Sappiamo che il soggetto controllore è l’Agenzia delle Entrate. Ricordiamo che il canone Rai non è che una normale imposta erariale, il cui soggetto titolare è lo Stato. Si tratta di una tassa sul possesso dell’apparecchio, a prescindere dall’uso che se ne fa.

Solo l’Agenzia delle Entrate può fare accesso alle banche dati per verificare l’eventuale evasione del canone Rai e procedere poi alla successiva riscossione forzata tramite l’agente esattoriale. L’Agenzia delle Entrate può chiedere gli arretrati del canone Rai fino alla sua prescrizione, che scatta dopo 10 anni. Dunque, i controlli relativi a un determinato anno di imposta possono essere effettuati per i successivi 10 anni. L’eventuale richiesta di pagamento inviata entro tale termine interrompe i termini di prescrizione e li fa decorrere nuovamente da capo. Anche l’invio della cartella di pagamento interrompe nuovamente la prescrizione che riparte da zero per un altro decennio.

Da quest’anno il canone Rai è presente direttamente nella bolletta della luce quindi l’unico modo per non pagare l’abbonamento tv è quello di dichiarare, con l’invio dell’autocertificazione spedita telematicamente ogni anno entro i termini di legge, di non possedere una televisione. Il contribuente che dichiara il falso commette illecito penale perché costituisce falsa attestazione a pubblico ufficiale.

In teoria, un secondo modo per non pagare il canone Rai è quello di intestare la luce a un familiare che già paga l’abbonamento. Ma il secondo contratto dovrebbe essere intestato come “non residenziale” e perciò bisognerebbe pagare tariffe più alte.

Eventuali controlli possono avvenire in due modi: con controlli a campione o per fondati dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive. In questo ultimo caso l’amministrazione finanziaria può accedere a delle banche dati pubbliche, cui può accedere l’amministrazione finanziaria, rileverà l’anomalia e farà accendere la lucina rossa del fisco.

Ad esempio, per scoprire una falsa autocertificazione basta incrociare le banche dati di anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Acquirente unico spa, ministero dell’Interno, comuni e “altri soggetti, pubblici o privati” come dice la legge. Ad esempio, le Pay tv o grandi aziende di telecomunicazioni. ricordiamo però che questi ultimi soggetti,in quanto privati, sono tenuti a rilasciare informazioni solo di fronte a un ordine dell’autorità giudiziaria.
Queste variabili incrociate possono far scattare il sospetto, ma per passare all’accertamento servirebbe l’accesso in casa della Guardia di Finanza. Questa però può avvenire solo a determinate condizioni di garanzia del contribuente e sempre dietro autorizzazione del procuratore della Repubblica. Il giudice di norma rilascia un mandato solo in presenza di gravi indizi di evasione, come in questo caso il confronto dei dati di cui si è parlato.

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Redazione Ecoseven

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