Salario minimo: Orlando (Pd), ‘senza, taglio cuneo irrilevante per salari bassi’
Roma, 4 lug (Adnkronos) – “Oggi non è chiaro come si possa rendere strutturale quello che attualmente è un bonus. Il taglio del cuneo fiscale negli scorsi anni si è già fatto ma non ha rimesso in moto una dinamica complessiva della crescita salariale, perché c’è un tema che riguarda la contrattazione e perché nell’ambito dei salari più bassi il taglio del cuneo fiscale è sostanzialmente irrilevante e non cambia la propria condizione di vita”. Lo ha detto il deputato Pd ed ex ministro del Lavoro Andrea Orlando a ‘Agorà estate’, su RaiTre.
“C’è un tema che riguarda il salario minimo tanto più per un Governo che cancella il reddito di cittadinanza perché, dicono, le persone devono uscire dalla povertà andando a lavorare. Ma il 20% dei percettori del reddito di cittadinanza, con il vecchio regime, erano lavoratori che nonostante avessero un regolare contratto di lavoro continuavano a rimanere sotto la soglia di povertà e ad integrare i requisiti per avere il Rdc. Il tema di un salario minimo è un tutt’uno con la questione della lotta alla povertà, ne abbiamo bisogno perché la contrattazione, che ha funzionato bene nel corso della storia del nostro Paese, oggi non è più sufficiente a garantire questo obiettivo”, ha spiegato Orlando.
“In molte realtà il contratto nazionale non arriva, nelle imprese più piccole il sindacato non ha la forza per imporre un livello salariale adeguato”, ha proseguito.
(Adnkronos) – “Continuare a dire che l’unica cosa che si fa è il taglio del cuneo fiscale significa prendere in giro gli italiani perché bisogna intervenire sugli extraprofitti, sul salario minimo, bisogna rivedere anche alcune forme della contrattazione perché spesso quei contratti che non sempre fissano dei minimi salariali adeguati, a loro volta subiscono la concorrenza di contratti che sono fatti da organizzazioni gialle che riescono a fare dumping contrattuale”, ha detto Orlando.
“Poi c’è un’altra questione: al di là del fatto se questa inflazione si curi con l’aumento dei tassi visto che non è inflazione da domanda ma da aumento dei costi e forse bisognerebbe vigilare di più sulle speculazioni che si stanno facendo, l’aumento dei tassi di interesse ha creato degli extraprofitti per le banche che non hanno precedenti. Era avvenuto per l’energia con i player energetici, per la farmaceutica nel corso della fase pandemica. Perché questi extraprofitti non possono essere utilizzati per le famiglie che vanno in difficoltà per l’aumento dei mutui variabili e per le imprese, soprattutto quelle più piccole che spesso hanno organizzato peggio la loro finanza e si trovano tassi variabili che incidono sul bilancio della loro attività”, ha concluso.
