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Lodi: sgominata banda che reclutava e costringeva ragazze nigeriane a prostituirsi

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Milano, 13 dic. (Adnkronos) – Sgominata banda che reclutava, assoggettava e costringeva alla prostituzione ragazze nigeriane. La squadra mobile di Lodi, in collaborazione con le questure di Milano, Torino, Campobasso e Novara, ha dato esecuzione nelle prime ore di questa mattina a diverse perquisizioni locali e cinque ordini di custodia cautelare in carcere emessi dal gip di Milano su richiesta della procura-Dda di Milano nei confronti di cinque cittadini nigeriani residenti nell’hinterland milanese, in provincia di Torino, Novara e Campobasso, tutti gravitanti tra il milanese e la provincia di Lodi. Per tutti le accuse riguardano gravi reati riguardanti la tratta di persone, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento della prostituzione ed altri reati funzionali a tale attività, quali l’estorsione ed il favoreggiamento della prostituzione.

Le indagini hanno permesso, in particolare, di accertare come il gruppo, composto da tre uomini e due donne, abbia sistematicamente reclutato, assoggettato e costretto a prostituirsi ragazze nigeriane prelevate in Libia, attraverso l’intermediazione di altri connazionali con cui erano in contatto o direttamente da strutture di accoglienza sul territorio nazionale, da cui hanno agevolato l’allontanamento. In alcuni casi anche scortando le ragazze nel corso della traversata con i barconi nel canale di Sicilia.

Le ragazze, tenute in una condizione di asservimento ed alloggiate prevalentemente in un appartamento ubicato a Melegnano, venivano costrette a prostituirsi lungo la strada provinciale 40 Binasca, in piazzole controllate dal gruppo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le ragazze venivano di fatto tenute in una condizione di totale assoggettamento, ottenuto con ripetuti stupri e violenze e con riti voodoo cui erano state preventivamente sottoposte nel paese d’origine ad opera di soggetti reclutatori in contatto con il gruppo di arrestati. Riti che fungevano da garanzia del debito contratto dalle ragazze con l’organizzazione per raggiungere il territorio europeo. La pratica, infatti, costituisce un fortissimo elemento di soggezione per le ragazze in considerazione della giovane età, del basso livello di istruzione, dell’estrema povertà e della cultura animistica cui sono esposte nei villaggi di origine.

Una volta sul territorio, e nella disponibilità del gruppo, le ragazze venivano costrette a prostituirsi e a cedere tutto il denaro agli aguzzini per estinguere il debito contratto con l’organizzazione e per le spese di vitto, alloggio ed occupazione delle piazzole di prostituzione. Una delle donne arrestate, residente a Melegnano, fungeva da ‘maman’ con compiti di gestione e coordinamento dell’attività di prostituzione e raccolta del danaro, coadiuvata dall’altra connazionale, residente a Torino, che si occupava anche del trasporto delle ragazze sui luoghi di prostituzione.

A uno degli uomini, residente a Campobasso, è stato contestato in particolare di aver svolto compiti di reclutamento delle ragazze, in alcuni casi prelevate direttamente in Libia e scortate lungo la traversata con i barconi ed in altri casi prelevate e fatte fuggire da centri di accoglienza, poi condotte fino in Lombardia ed affidate agli altri due uomini residenti Melegnano e San Giuliano Milanese, i quali erano responsabili dell’ assoggettamento e dello sfruttamento della prostituzione. Tutti e cinque sono inoltre risultati vicini all’ambito delle confraternite nigeriane (Cult), gruppi di soggetti associati, con struttura gerarchica e verticistica, i cui appartenenti sono sovente dediti a traffici e violenze.