Magnetobot contro il cancro: cosa sono, come funzionano e a che punto è davvero la ricerca
di Redazione Ecoseven – 05/07/2026

I magnetobot non curano oggi il cancro nell’uomo, ma la ricerca ha appena compiuto un passo concreto: nel giugno 2026 l’Aston University di Birmingham ha annunciato il progetto europeo MagBIO, finanziato con 1,2 milioni di euro, per sviluppare “magnetobot viventi” – batteri magnetici – capaci di raggiungere i tumori solidi guidati da campi magnetici esterni. Il consorzio, coordinato dall’Aston University, riunisce partner internazionali tra cui, per l’Italia, l’Università di Bologna e lo spin-off veronese Renuvait, e punta ai tumori solidi metastatici. Resta però un dato di fatto: tutte le ricerche su questi dispositivi, inclusi gli studi “clinically ready” pubblicati su Science nel 2025, sono ancora ferme a modelli di laboratorio e animali. Nessun magnetobot è oggi una terapia oncologica disponibile in ospedale.
Cosa sono i magnetobot
Con il termine “magnetobot” si indicano microscopici dispositivi – o veri e propri microrganismi viventi – che vengono spostati all’interno del corpo tramite un campo magnetico esterno controllato dal medico. Le dimensioni vanno da pochi micrometri a qualche centinaio di micrometri.
Il principio comune è la presenza di materiale magnetico: nei dispositivi artificiali si tratta in genere di nanoparticelle di ossido di ferro, mentre nei magnetobot “viventi” sono i cosiddetti magnetosomi, particelle magnetiche naturali prodotte da alcuni batteri. Applicando un campo magnetico dall’esterno, i ricercatori possono spingere, orientare o far ruotare il magnetobot, guidandolo verso una zona precisa senza collegamenti fisici e senza chirurgia invasiva.
L’obiettivo dichiarato è la terapia mirata: portare un farmaco esattamente dove serve, riducendo la dose somministrata all’intero organismo e quindi gli effetti collaterali. Nel caso dei tumori, questo significherebbe concentrare la chemioterapia sulla massa malata risparmiando i tessuti sani.
I magnetobot curano già il cancro nell’uomo?
No. A oggi non esiste alcun magnetobot approvato o utilizzato per curare il cancro in pazienti umani. La ricerca è ancora nella fase precedente alle sperimentazioni cliniche, cioè quella dei test su modelli artificiali e su animali.
La confusione nasce spesso dai titoli divulgativi che annunciano robot “pronti per l’uso clinico”. La definizione “clinically ready” usata dall’ETH di Zurigo nel 2025 indica che il sistema è progettato per essere compatibile con le procedure e le apparecchiature ospedaliere esistenti, non che sia già stato sperimentato su malati. Anche il responsabile del nuovo progetto europeo MagBIO, Alfred Fernandez-Castane, ha dichiarato che il campo di ricerca “è ancora a uno stadio iniziale”.
Il progetto MagBIO: i magnetobot viventi contro i tumori solidi
La notizia più recente sul tema è l’avvio del progetto MagBIO, annunciato dall’Aston University di Birmingham il 25 giugno 2026. È il primo caso in cui il termine “magnetobot” viene usato ufficialmente per definire l’obiettivo di una ricerca.
Il progetto è finanziato con circa 1,2 milioni di euro nell’ambito del programma europeo Horizon Europe ed è coordinato da Alfred Fernandez-Castane, docente di ingegneria chimica e biochimica dell’Aston Institute for Membrane Excellence e dell’Energy and Bioproducts Research Institute. Il consorzio riunisce diversi partner internazionali tra Europa e Stati Uniti: il numero esatto varia leggermente tra le fonti (il comunicato dell’Università di Verona indica 14 partner), un aspetto da confermare sui documenti ufficiali del progetto.
I magnetobot di MagBIO sono batteri magnetotattici, organismi viventi che producono naturalmente magnetosomi e si orientano lungo i campi magnetici. L’idea è caricarli con farmaci antitumorali, liposomi e materiali immunostimolanti, guidarli fino al tumore con campi magnetici esterni e monitorarli tramite risonanza magnetica. Si tratta di un approccio teranostico, che unisce cioè diagnosi e terapia nello stesso strumento.
I tumori solidi metastatici presi di mira sono quelli di pancreas, mammella, polmone e colon-retto. Il compito specifico dell’Aston University è capire come coltivare e produrre questi batteri in modo affidabile e su larga scala, tramite bioreattori, con attenzione alla sostenibilità del processo.
Il ruolo dell’Italia in MagBIO
L’Italia partecipa a MagBIO con due realtà. L’Università di Bologna si occupa dell’ingegneria di processo e dello scale-up dei reattori, cioè del passaggio dalla produzione di laboratorio a quantità più grandi. La seconda è Renuvait, spin-off del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, che contribuisce con le proprie competenze nel rilascio mirato di molecole bioattive, lavorando sulla stabilità dei vettori e sul potenziamento dell’efficacia terapeutica. Il team di Renuvait è guidato da Patrizia Petrulli (CEO) e Massimiliano Perduca (research advisor e referente per l’Università di Verona), insieme a Salvatore Calogero Gaglio e Angelo G. Cogliati.
Batteri magnetici contro i tumori: lo studio ETH Zurigo 2022
L’approccio dei magnetobot viventi non nasce con MagBIO: si basa su risultati sperimentali già pubblicati. Il riferimento più diretto è lo studio del gruppo di Simone Schuerle all’ETH di Zurigo, apparso su Science Robotics nell’ottobre 2022 (Gwisai e colleghi).
I ricercatori hanno usato come magnetobot un batterio naturalmente magnetico, il Magnetospirillum magneticum. Applicando un campo magnetico rotante, hanno osservato un aumento di quattro volte nella capacità dei batteri di attraversare un modello della parete dei vasi sanguigni. Utilizzando sferoidi come modello tridimensionale di tumore, i batteri guidati magneticamente hanno colonizzato il nucleo della massa con un segnale fino a 21 volte superiore rispetto ai batteri non sottoposti al campo rotante.
È un dato rilevante perché uno dei limiti principali delle terapie antitumorali basate su batteri è proprio l’insufficiente colonizzazione del tumore. Anche in questo caso, però, i risultati riguardano test di laboratorio e modelli, non pazienti.
Il microrobot “clinically ready” dell’ETH Zurigo (2025)
Il filone dei magnetobot artificiali ha invece raggiunto il suo punto più avanzato con lo studio di Fabian Landers e colleghi, pubblicato su Science (volume 390, pagine 710-715) il 13 novembre 2025, al Multi-Scale Robotics Lab dell’ETH di Zurigo, con la partecipazione dell’Università di Barcellona.
Il dispositivo è una capsula sferica di gel solubile, contenente nanoparticelle di ossido di ferro. Viene guidata nei vasi sanguigni combinando tre strategie di navigazione magnetica, si muove anche controcorrente a velocità superiori a 20 centimetri al secondo e, giunta a destinazione, si dissolve rilasciando il farmaco. I test sono stati condotti su modelli realistici di vasi umani e su grandi animali (maiali e pecore).
L’applicazione principale dimostrata è però l’ictus, non il cancro: rilasciare l’anticoagulante direttamente sul trombo che ostruisce il vaso. Gli autori indicano tumori e infezioni localizzate come possibili sviluppi futuri, ma il prossimo obiettivo dichiarato è avviare le prime sperimentazioni sull’uomo per la trombosi.
Chemioembolizzazione del fegato: lo studio coreano 2022
Un terzo approccio è quello della chemioembolizzazione, cioè l’ostruzione mirata dei vasi che nutrono un tumore con contemporaneo rilascio di chemioterapico. Il gruppo di Gwangjun Go della Chonnam National University e del Korea Institute of Medical Microrobotics ha pubblicato su Science Advances nel 2022 un microrobot di dimensioni tra 300 e 600 micrometri, composto da una struttura porosa avvolta in idrogel e nanoparticelle magnetiche.
Il dispositivo può essere guidato magneticamente verso i vasi che alimentano il tumore, tracciato in tempo reale con raggi X e risonanza magnetica anche dopo l’intervento, e infine degradarsi lentamente. La validazione è avvenuta su un modello di fegato di ratto con tumore.
Confronto tra i principali progetti e studi
| Progetto / Studio | Istituzione | Tipo di magnetobot | Bersaglio | Livello di sviluppo |
|---|---|---|---|---|
| MagBIO, avviato 2026 | Aston University + partner internazionali (per l’Italia: Univ. Bologna e Renuvait, spin-off Univ. Verona) | Batteri magnetotattici viventi | Tumori solidi metastatici (pancreas, seno, polmone, colon-retto) | Progetto appena avviato, fase iniziale |
| Landers et al., Science, 2025 | ETH Zurigo + Univ. Barcellona | Capsula in gel con ossido di ferro | Trombosi da ictus | Modelli vascolari, maiali, pecore |
| Gwisai et al., Science Robotics, 2022 | ETH Zurigo | Batterio magnetico (Magnetospirillum magneticum) | Colonizzazione tumorale | Laboratorio, sferoidi, animali |
| Go et al., Science Advances, 2022 | Chonnam National University (Corea) | Microrobot in idrogel poroso | Tumore del fegato | Modello di ratto |
Il confronto mostra due elementi chiave: la ricerca è concentrata in pochi centri di eccellenza, spesso in collaborazione internazionale, e tutti i risultati si fermano prima della sperimentazione umana. Il progetto MagBIO, pur essendo il più orientato esplicitamente al cancro, è appena partito.
Cosa significa concretamente
Per chi cerca informazioni su una diagnosi oncologica, propria o di un familiare, la conclusione pratica è netta: i magnetobot non sono un’opzione terapeutica disponibile oggi e non vanno considerati un’alternativa ai trattamenti standard (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, immunoterapia).
Alcune indicazioni utili per orientarsi:
- Diffidare di cliniche o siti che propongono “nanorobot”, “microrobot” o “batteri magnetici” come cura del cancro già acquistabile: non esistono terapie di questo tipo autorizzate.
- Distinguere l’annuncio di un progetto di ricerca (come MagBIO) da un risultato clinico: l’avvio di un progetto finanziato non significa che una terapia sia vicina alla disponibilità.
- I tempi della ricerca sono lunghi: anche il dispositivo più avanzato deve ancora superare le sperimentazioni sull’uomo, che richiedono anni prima di un’eventuale approvazione.
- Le fonti affidabili per seguire questi sviluppi sono le riviste scientifiche (Science, Science Robotics, Science Advances) e i comunicati ufficiali degli istituti di ricerca, non i post virali sui social.
- Per qualsiasi decisione terapeutica il riferimento resta l’oncologo curante.
Domande frequenti
Cosa sono i magnetobot?
Sono microrobot o microrganismi viventi contenenti materiale magnetico – nanoparticelle di ossido di ferro nei dispositivi artificiali, magnetosomi nei batteri magnetici – che possono essere spostati all’interno del corpo tramite un campo magnetico esterno. In medicina l’obiettivo è portare un farmaco in un punto preciso, riducendo la dose sull’intero organismo e gli effetti collaterali.
I magnetobot possono curare il cancro nell’uomo oggi?
No. Al 2026 non esiste alcun magnetobot approvato o utilizzato per curare il cancro in pazienti umani. I risultati disponibili riguardano modelli di laboratorio e animali. Il progetto europeo MagBIO, dedicato proprio ai magnetobot contro i tumori solidi, è stato annunciato nel giugno 2026 ed è a uno stadio iniziale.
Cos’è il progetto MagBIO?
MagBIO è un progetto di ricerca europeo coordinato dall’Aston University di Birmingham, avviato nel giugno 2026 e finanziato con circa 1,2 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe. Riunisce diversi partner internazionali e, per l’Italia, l’Università di Bologna e Renuvait (spin-off dell’Università di Verona). Mira a sviluppare batteri magnetici capaci di raggiungere e trattare tumori solidi metastatici di pancreas, mammella, polmone e colon-retto, guidati da campi magnetici e monitorati tramite risonanza magnetica.
Cosa significa “clinically ready” per un microrobot?
Significa che il dispositivo è progettato per essere compatibile con le procedure e le apparecchiature ospedaliere esistenti. Non significa che sia già stato sperimentato o approvato per l’uso su pazienti. È una fase di maturità tecnologica che precede, e non sostituisce, le sperimentazioni cliniche sull’uomo.
Come fanno i magnetobot a raggiungere un tumore?
Un campo magnetico esterno spinge, orienta o fa ruotare il dispositivo verso il bersaglio. Nello studio ETH del 2022 un campo magnetico rotante ha aumentato fino a 21 volte la capacità di batteri magnetici di colonizzare il nucleo di un tumore in laboratorio. Nel progetto MagBIO i batteri magnetotattici verranno guidati verso i tumori solidi e tracciati tramite risonanza magnetica.
Quando i magnetobot saranno disponibili per curare il cancro?
Non è possibile indicare una data. Il percorso prevede il completamento dei test preclinici, l’avvio delle sperimentazioni sull’uomo e infine l’eventuale approvazione delle autorità regolatorie, un processo che richiede tipicamente diversi anni. Progetti come MagBIO rappresentano l’inizio di questo percorso, non la sua conclusione.
In breve
I magnetobot sono microrobot o batteri magnetici guidati nel corpo tramite campi magnetici esterni, con l’obiettivo di rendere le terapie più mirate. Nel campo oncologico i risultati sono promettenti ma preclinici: batteri magnetici che colonizzano meglio i tumori (ETH Zurigo, 2022) e microrobot per la chemioembolizzazione del fegato nel ratto (Corea, 2022). Il progetto europeo MagBIO, coordinato dall’Aston University e avviato nel giugno 2026 con un finanziamento di circa 1,2 milioni di euro (Horizon Europe) e la partecipazione italiana dell’Università di Bologna e di Renuvait (spin-off dell’Università di Verona), punta esplicitamente ai tumori solidi metastatici ma è appena iniziato. Il traguardo tecnologico più avanzato, il microrobot “clinically ready” dell’ETH di Zurigo del 2025, riguarda la trombosi da ictus e non è ancora stato testato sull’uomo. Ad oggi nessun magnetobot cura il cancro nei pazienti, e le decisioni terapeutiche restano di competenza dell’oncologo.
ATTENZIONE: Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce il parere di un medico. Le tecnologie descritte sono in fase di ricerca preclinica o di avvio progettuale e non rappresentano trattamenti oncologici disponibili: in caso di diagnosi tumorale è fondamentale rivolgersi al proprio oncologo e non affidarsi a presunte terapie basate su microrobot o batteri magnetici proposte al di fuori dei percorsi sanitari ufficiali. Fonti principali: Aston University, comunicato “€1.2m Aston University-led project will create unique living ‘magnetobots’ to fight solid cancer tumours”, giugno 2026; Università di Verona, Dipartimento di Biotecnologie, “Renuvait entra nel progetto europeo MagBIO contro i tumori metastatici”, giugno 2026; F. C. Landers et al., “Clinically ready magnetic microrobots for targeted therapies”, Science, vol. 390, pp. 710-715, 13 novembre 2025 (comunicato ETH Zurigo del 13/11/2025); T. Gwisai et al., “Magnetic torque-driven living microrobots for increased tumor infiltration”, Science Robotics, 26 ottobre 2022; G. Go et al., “Multifunctional microrobot with real-time visualization and magnetic resonance imaging for chemoembolization therapy of liver cancer”, Science Advances, 2022. La rivendicazione secondo cui i magnetobot curerebbero già il cancro nell’uomo è stata verificata come priva di fondamento: tutti gli studi disponibili si fermano a modelli di laboratorio e animali, e il progetto MagBIO è a uno stadio iniziale.
batteri magnetici, cancro, MagBIO, magnetobot, microrobot magnetici, nanorobot, tumori metastatici
