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L’oncologo De Vita, ‘per neoplasie gastrointestinali attenzione a stili di vita’

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Roma, 28 nov. (Adnkronos Salute) – “Gli stili di vita scorretti rappresentano i principali fattori di rischio per i tumori gastrointestinali. Il consumo eccessivo di carni rosse, insaccati, farine e zuccheri raffinati, una dieta ipercalorica, l’obesità, la sedentarietà, il fumo, l’abuso di alcol hanno un ruolo centrale nello sviluppo dei tumori del colon-retto e dello stomaco. L’obesità e la malattia da reflusso gastroesofageo, invece, sono i fattori di rischio preponderanti per l’adenocarcinoma dell’esofago, di fatto la più frequente forma neoplastica a carico dell’esofago nei Paesi occidentali. Infine, l’abuso di alcol e l’abitudine al fumo di sigaretta e al consumo di bevande e cibi molto caldi sono strettamente connessi alla forma squamosa del tumore dell’esofago”. Così Ferdinando De Vita, direttore del dipartimento di Medicina di precisione e professore di Oncologia medica all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli, intervenendo questa mattina alla conferenza stampa sulle nuove prospettive nel trattamento dei tumori gastrointestinali all’hotel Nazionale di Roma.

“È evidente che modificare lo stile di vita, cercando di limitare al massimo questi fattori di rischio, significa ridurre la possibilità dell’insorgenza di tali neoplasie – afferma De Vita – È bene sottolineare infatti che non abbiamo screening efficaci per queste neoplasie, ad eccezione per il cancro del colon retto: la ricerca del sangue occulto nelle feci, ripetuta ogni 2 anni nei soggetti over 50, rappresenta un importante approccio preventivo. Anche la diffusione della cultura della prevenzione attraverso l’aderenza a questa tipologia di screening è fondamentale per ridurre la mortalità, almeno per quanto concerne il tumore del colon retto”.

Tra i tumori gastrointestinali, “più frequenti nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud – spiega De Vita – il carcinoma del colon-retto è in assoluto il più comune. In Italia registriamo ogni anno quasi 44mila nuovi casi. È, invece, inferiore l’incidenza del cancro dello stomaco e dell’esofago, per cui si stimano, rispettivamente, 14.500 e 2.400 nuove diagnosi ogni anno”. E diversa, secondo De Vita, è anche la sopravvivenza a 5 anni: “pari al 65% per i pazienti con tumore del colon-retto, che scende al 32% per chi ha un tumore dello stomaco per poi crollare al 22% nelle donne e al 13% negli uomini affetti da cancro dell’esofago. Queste differenze sono riconducibili anche alla disponibilità in Italia di efficaci programmi di screening per il cancro del colon-retto, che consentono di individuare e rimuovere i polipi adenomatosi, che costituiscono la più comune lesione preneoplastica prima della loro trasformazione”, conclude.