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Borsellino: Il j’accuse di Ingroia, ‘Paolo prima di strage non si fidava di molti pm’/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – “Prima era sempre allegro ed estroverso, a differenza di Giovanni Falcone che era invece più riservato”, dice ancora Ingroia. “Ricordo un giorno mi disse nella sua stanza di non dire a nessuno di una importante collaborazione che stava per arrivare – racconta – La prima volta non mi disse neanche il nome, ma che c’era un grosso pentito che si apprestava a collaborare e che a suo parere poteva fare luce su legami tra Cosa Nostra e altri ambienti. Mi chiese di non dirlo neanche a Roberto Scarpinato, perché quest’ultimo era uno con cui io parlavo”. Il riferimento è a Gaspare Mutolo. Un altro capitolo affrontato da Ingroia è quello sull’ex dirigente dei Servizi segreti, Bruno Contrada. Arrestato alla vigilia di Natale del 1992 per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo le dichiarazioni del pentito Mutolo. “L’1 luglio del 1992 Bruno Contrada, allora ai Servizi segreti, sapeva della collaborazione di Gaspare Mutolo”, “che era ancora top secret”, dice Ingroia. E racconta di averlo saputo poche ore dopo la strage. “Paolo Borsellino l’1 luglio si recò quel giorno al Viminale dove incontrò Contrada che gli fece capire di sapere della collaborazione di Mutolo. Per Paolo era un segnale preoccupante. Perché all’interno del Viminale qualcuno gli mandò a dire che Contrada non era solo”. “Paolo lo percepì come un segnale preoccupante. Pensò che qualcuno dal ministero dell’Interno voleva fargli sapere che Contrada non era solo e c’erano loro dietro di lui. Questo lo appresi da Carmelo Canale e poi da Agnese Borsellino”.

Poi, racconta di episodi “anche sconcertanti” che hanno riguardato l’ex Procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra, “anche nei miei confronti”. “Ebbe anche un atteggiamento intimidatorio con me in una occasione”. dice. “Con il passare degli anni mi sono convinto che da parte di Tinebra vi fosse da una parte una posizione di conflittualità e di contrarietà rispetto alle iniziative che assumeva la Procura di Palermo – racconta Ingroia – e questo mi indusse fare delle pubbliche dichiarazioni in cui criticai la Procura perché non indagava sui cosiddetti mandanti esterni della strage. Questa dichiarazione che venne pubblicata da vari organi di stampa a ridosso dell’anniversario dell’attentato, provocò una reazione di Tinebra che in una riunione alla Dna mi avvicinò e mi disse con atteggiamento intimidatorio: ‘Questa te la faccio passare, ma non ti permettere più di criticare quello che sto facendo'”.

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