Borsellino: Il j’accuse di Ingroia, ‘Paolo prima di strage non si fidava di molti pm’/Adnkronos (4)
(Adnkronos) – Ingroia ha parlato poi di Vincenzo Scarantino, l’ex falso pentito, che accusò anche l’ex premier Silvio Berlusconi.”Interrogai Vincenzo Scarantino in veste di sostituto. Ci venne segnalato che aveva presunte rivelazioni da rendere a carico di Bruno Contrada, relativamente a presunte soffiate di quest’ultimo che avrebbero fatto sfumare operazioni di polizia, e rivelazioni sul coinvolgimento di Silvio Berlusconi su traffico di droga”, dice.. Quelle su Berlusconi a naso mi parvero subito inattendibili e infatti non c’erano riscontri. In riferimento a quelle su Contrada c’erano dei riscontri generici ma non c’era nessun elemento sul fatto che Contrada pote”.
Sempre oggi è stato sentito l’ex difensore del falso pentito Vincenzo Scarantino. Santino Foresta. Ricorda, in particolare, di quando il 2 settembre del 1998, mentre era in corso l’interrogatorio dell’allora collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino, “a un certo punto il pentito ritrattò tutte le dichiarazioni fatte precedentemente” sulla strage di via D’Amelio, “dicendo di essere stato costretto a fare quelle dichiarazioni”. “Le sue parole sconcertarono un po’ tutti. Soprattutto i magistrati – racconta – Ricordo che il pm Giordano si mise le mani nei capelli”. Ma dopo un “po’, nel corso dello stesso interrogatorio ritrattò la sua stessa ritrattazione e confermò quanto detto in precedenza ai magistrati”. Dopo essere stato recluso nel carcere di massima sicurezza di Pianosa, Scarantino decise di collaborare con gli inquirenti spiegando come venne organizzata la strage in cui morì il giudice Borsellino per cui venne condannato a 18 anni per poi accusare i poliziotti e magistrati, che lo avrebbero spinto a fare quelle accuse. Nel 1998 Scarantino ha ammesso di non avere preso parte all’attentato di via D’Amelio e di essere stato costretto dall’allora capo della squadra mobile di Palermo a confessare il falso e di aver subito maltrattamenti durante la sua detenzione nel carcere di Pianosa. Nel 2007 fu il pentito Gaspare Spatuzza a raccontare di essere stato l’autore del furto dell’auto Fiat 126 usata per l’attentato, scagionando Scarantino e dimostrando che era un falso pentito, usato per sviare le indagini sulla morte di Borsellino.

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