RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. IL LAZIO

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Il Lazio come non l’avete mai visto. Nel cuore dell’Italia sulle tracce di un passato vivo e magnifico che si rispecchia ancora nel presente

Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.

Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.

Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.

LAZIO

Antico e moderno si incontrano  in un territorio che racconta la sua grande bellezza.

Il viaggio all’interno del Lazio parte dal nord della regione e precisamente dalla Tuscia, un territorio anticamente abitato dagli Etruschi che corrisponde oggi alla zona dell’Alto Lazio e delle aree di confine tra Toscana e Umbria.

Una delle prime tappe di questo particolare territorio è Acquapendente.

A ridosso del confine con la Toscana, si trova racchiusa tra i resti di una cinta muraria ad impianto medievale, che custodiva al suo interno edifici religiosi e monumenti di particolare bellezza.

Acquapendente viene considerata la Gerusalemme d’Europa. Proprio in questo borgo si trova  la prima riproduzione del sepolcro di Cristo fuori dalla Terra Santa. Acquapendente ha la sua meravigliosa Basilica del Santo Sepolcro in cui,  secondo la tradizione, sono conservate le pietre con il sangue di Cristo.

La Torre Julia de Jacopo e la Torre dell’Orologio sono i due emblemi cittadini. La prima costituiva l’antico ingresso della città, mentre la seconda era parte del castello imperiale di Federico Barbarossa. Continuando ad esplorare questo borgo dal fascino arcaico, si viene catturati dall’elegante Chiesa di San Francesco, che si distingue per l’imponente campanile rinascimentale e il portale risalente al XI secolo.

Ad Acquapendente, nella terza domenica di maggio, si rievoca il miracolo della Madonna del Fiore con la Festa dei Pugnaloni. Mosaici di fiori e foglie coloratissimi su grandi pannelli coinvolgono tutto il borgo in una manifestazione molto sentita dalla popolazione.

Vicino questa località è presente un singolare frazione come Torre Alfina.

 

Un incantevole borgo la cui storia è legata  a quella del suo castello, che nasce nell’alto medioevo come semplice struttura difensiva. Solo più avanti prende la forma elegante in stile rinascimentale che è visibile ancora oggi, con l’inconfondibile merlatura e il palazzo signorile accanto.

Oggi una parte del Castello viene usata per matrimoni e altri eventi, mentre un’altra parte permette di visitare l’ arredo rinascimentale, gli affreschi, i quadri  e le statue che  sono visibili all’interno.Dal centro storico del borgo si arriva, passeggiando, al Bosco di Sasseto, dove i massi lavici si fanno spazio tra la natura verde smeraldo assumendo seducenti forme contorte. Infine, da queste parti sorge anche un mausoleo progettato alla fine dell’800 che, grazie alla foresta circostante, esprime una forza antica ed enigmatica.

Si procede per Grotte di Castro un borgo situato nella parte settentrionale di un antico cono vulcanico della catena dei Monti Volsini e nel cuore della Riserva Naturale Selva del Lamone. Grotte di Castro presenta ancora molte testimonianze delle sue origini antichissime,  soprattutto nella necropoli di Pianezze ed in quella di Cento Camere, entrambe importanti reperti dell’antico passato etrusco.

In questo piccolo borgo arroccato sulla roccia si può ammirare la Basilica Santuario di Maria SS. del Suffragio, costruita in stile barocco dal 1625 su una precedente Pieve del VIII secolo dedicata a S. Giovanni Battista. Si conservano al suo intero preziosi intarsi lignei d’epoca barocca e una statua di legno policromo che raffigura la Madonna del Suffragio, festeggiata solennemente ogni dieci anni.

In pieno centro storico, nel Palazzo che un tempo ospitava il Podestà, a poca distanza dall’edificio comunale, è attivo il Museo Archeologico e delle Tradizioni Popolari che custodisce più di 160 reperti etruschi.

Una tappa a Bolsena, piccolo borgo costruito sulle rive del lago omonimo, il più grande bacino vulcanico d’Europa.

Un piccolo paese di origine etrusca che ruota attorno al Castello Monaldeschi, splendidamente conservato e sede oggi del Museo Territoriale del lago di Bolsena.

Quest’angolo del Lazio ha moltissimo da offrire. A cominciare da una Festa Medievale unica nel suo genere. In programma ogni anno ad agosto, la Festa Medievale di Bolsena è un susseguirsi di rievocazioni storiche, spettacoli folcloristici e cene con menù a tema per le vie del borgo. La festa rievoca l’assedio della città ad opera di Ludovico IV, detto “Il Bavaro, a cui i cittadini resistettero con tenacia e coraggio.

Il principale monumento di Bolsena è la Collegiata di Santa Cristina, che ingloba quattro chiese d’epoca diversa.

Nella sua parte più antica, nel 1263, avvenne il miracolo del Corpus Domini, ancora oggi celebrato, ogni anno, con una processione.

Ma, soprattutto, si presenta la possibilità di esplorare il territorio circostante con splendide passeggiate ed escursioni in bicicletta, e di vivere un lago spettacolare. In mezzo questo due belle isole, la Bisentina e la Martana, ricche di vestigia antiche e di una folta  vegetazione. Entrambe le isole sono private e non è quindi possibile visitarle senza uno speciale permesso dei proprietari. Tuttavia, è concesso ammirarle in tutto il loro incredibile splendore grazie a delle gite in battello.

Su una sponda del lago ecco l’incantevole  Civita di Bangoregio  “La città che muore” è uno dei soprannomi dati a Civita,  piccola frazione del Comune di Bagnoregio nell’alto Lazio, all’interno della meravigliosa Valle dei Calanchi. Nonostante questi nomi poco invitanti, Civita di Bagnoregio ogni anno viene visitato da centinaia di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo per ammirare il suo aspetto fuori dal tempo e la sua atmosfera magica

L’aspetto attuale del borgo risale alla fine del Medioevo e da allora è rimasto quasi intatto.

Per arrivare a Civita è necessario prima passare dal Comune di Bagnoregio per poi arrivare in via Bonaventura Tecchi dove si può lasciare l’auto e proseguire per il lungo ponte che conduce fino al centro del “Paese che Muore”.

Mentre si attraversa il ponte si può ammirare lo spettacolare paesaggio di questa zona. Un panorama fatto di valli e calanchi scavati da millenni di erosione dell’acqua, per poi arrivare fino alla Porta Santa Maria, unico accesso al borgo. Per accedere al centro di Civita i visitatori devono pagare una piccola tassa di entrata che permette all’amministrazione comunale di compiere i lavori di restauro e stabilizzazione e mantenere visitabile il borgo.

Appena entrati nel paese si rimane incantati dal suo aspetto, dalle sue strutture medievali abbracciate agli stretti vicoli che salgono sul colle come un labirinto. L’intero centro urbano è orientato in funzione della piazza principale di Civita, la piazza San Donato, dove si trova la chiesa principale del centro abitato, costruita sul sito di un antichissimo tempio etrusco

Una parte significativa di questa località è rappresentata dai palazzi nobiliari dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni, costruiti dalle importanti famiglie del viterbese nel corso del Rinascimento. In particolare, all’interno di Palazzo degli Alemanni si può visitare il Museo geologico e delle frane, una interessante istituzione museale che, riunendo una vasta gamma di discipline, dalla geologia alla sismologia fino all’archeologia, illustra il particolare rapporto tra Civita e il suo territorio, con una grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.

Uno dei punti più spettacolari del centro di Civita è il Belvedere.

Una piazzetta affacciata direttamente sullo strapiombo dei calanchi a Nord del paese, da dove si può ammirare una meravigliosa vista su tutta la Valle dei Calanchi. Gli appuntamenti principali sono il Palio della Tonna, la prima domenica di giugno e la seconda domenica di settembre,  Civit’Arte ad agosto, e il Presepe Vivente  durante il periodo natalizio.

Sull’altra sponda del lago di Bolsena si trova Ischia di Castro, intrigante meta che si trova su una rupe di tufo alla confluenza di due torrenti. Il centro storico, al quale si accede dalla Torre dell’Orologio, conserva la fisionomia tipica di un borgo medievale, con solide porte, mura parzialmente conservate, abitazioni addossate le une alle altre e la Rocca Farnese, una delle residenza più antiche della famiglia.

Una visita al Museo Civico permette di ammirare una ricca esposizione di vari reperti archeologici della vicina necropoli, fra cui alcuni vasi preistorici, preziose e raffinate sculture. La vicina necropoli etrusca ospita molte tombe del VI sec. a.C., alcune delle quali di notevole importanza come “la tomba a semidado” e “la tomba della biga”, così chiamata per la biga rinvenuta nel suo interno.

E poi gli Eremi medievali di Poggio Conte e Chiusa del Vescovo. L’Eremo di Poggio Conte è particolarmente ricco di forme artistiche, incisioni, colonne e capitelli scolpiti nel tufo e pitture che dimostrano quanto fosse importante e diffuso il monachesimo nel XIII secolo. All’interno, strutturato come una vera chiesa, vi erano dipinte le figure degli apostoli e nel centro quella di Cristo.

Tra gli eventi più suggestivi figurano la Rappresentazione della Passione di Cristo nel Venerdì Santo, la Festa Patronale Sant’Ermete con la Giostra del Gallinaccio, il 28 agosto, e la Festa Patronale Madonna del Giglio l’8 settembre.

Poi Tuscania.

Uno dei centri più pittoreschi della Tuscia, caratterizzato dalle antiche tracce della civiltà etrusca e dalle architetture medievali che lo rendono un borgo senza tempo. Le costruzioni del centro storico di Tuscania sono caratterizzate da un colore marroncino-rossastro che indica i loro materiali composti dalla roccia di tufo.

La via principale che percorre il borgo è Via Libertà che conduce fino al Parco Torre di Lavello, un parco pubblico vicino alle antiche mura di cinta che racchiude al suo interno una meridiana e un piccolo anfiteatro.

Continuando su via dei Priori è possibile contemplare gli artigiani all’opera secondo le antiche tecniche di lavorazione di terracotta per la produzione di ceramiche, un’arte antica e tipica qui a Tuscania.

Numerose le architetture religiose da visitare a Tuscania, a partire dalla celebre Chiesa di San Pietro che svetta da quello che un tempo era la sede dell’acropoli etrusca. Una maestosa chiesa in stile romanico che custodisce ancora molteplici mosaici e ornamenti.. La principale chiesa di Tuscania è il suo duomo dedicato a San Giacomo Maggiore, con uno stile architettonico rinascimentale nella facciata e barocco nell’interno.

Si prosegue verso il Mar Tirreno dove si incontra Tarquinia, una cittadina medievale che ospita la più grande testimonianza d’arte etrusca al mondo.

La storia della città è strettamente legata alla storia degli Etruschi essendo stata una delle più antiche città abitate da questo popolo.

Il punto migliore da cui iniziare una visita è sicuramente la Necropoli dei Monterozzi che, con le sue oltre duecento tombe dipinte, è il più importante nucleo pittorico esistente dell’arte di quel periodo  In città, all’interno di Palazzo Vitelleschi,  ha sede il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia. Al suo interno conserva la più vasta raccolta d’arte etrusca esistente..

Ma Tarquinia è anche  una splendida cittadina medievale con un centro storico disegnato da una serie di chiese e di palazzi d’antico fascino. Basti pensare al Duomo di Santa Margherita, o alla chiesa di Santa Maria in Castello, o al Torrione di Matilde di Canossa.

Tra i principali edifici civili della Tarquinia medievale il Palazzo Comunale è situato nel cuore del centro storico. Realizzato lungo il tracciato della vecchia cinta muraria, ha uno stile romanico ma con dettagli gotici e al suo interno  ospita cerimonie e matrimoni nella bella Sala degli Affreschi.

Oltre alla città con le sue architettura, Tarquinia riserva imperdibili scorci anche verso il mare.

La Riserva Naturale Saline di Tarquinia è l’unica salina del Lazio, nonché una tra le poche sopravvissute lungo la costa italiana.

E poi il mare, con il Lido di Tarquinia, perfettamente attrezzato, che si raggiunge in 10 minuti dal centro. La spiaggia libera più bella è invece Pian di Spille, conosciuta anche come Grande Ciambella e che vede alternarsi sabbia e pinete davanti ad un mare particolarmente limpido.

Ecco Viterbo, città d’arte e di cultura che offre numerose opportunità, dalle chiese medioevali ai palazzi rinascimentali, dalle aree archeologiche alle terme.

La visita può iniziare dal Palazzo dei Papi, simbolo di Viterbo. All’interno dell’Aula del Conclave si tenne il primo e più lungo conclave della storia della Chiesa di Roma.

Visitare il centro storico di Viterbo è come entrare in un mondo fiabesco ammirando i quartieri medievali, tra cui San Pellegrino è quello più importante, e rimanendo affascinati dalla bellezza del Palazzo degli Alessandri, dell’antica torre e di Casa Poscia. Merita una visita anche la Chiesa di Santa Maria Nuova, una delle più antiche di Viterbo che fu realizzata sui resti di tempio dedicato a Giove.

Viterbo è anche la città delle Terme.

Le più antiche sono le Terme dei Papi e devono il loro nome a Papa Niccolò V che fece realizzare un palazzo per godere dei benefici termali. Oltre alle strutture a pagamento, nei dintorni della città si possono raggiungere le terme libere e gratuite come le Terme del Bullicame e Piscine Carletti.

Viterbo ha una forte devozione per Santa Rosa, patrona della città che viene celebrata con la Macchina di Santa Rosa, un evento che accoglie ogni anno migliaia di spettatori. Il 3 settembre un baldacchino trionfale realizzato dai viterbesi, una sorta di torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, viene trasportata a spalla da cento “facchini” su un’impalcatura pesantissima che, attraverso le tortuose vie cittadine, raggiungono il Santuario delle Monache clarisse.

Poi Sutri, affascinante borgo della Tuscia arroccato lungo uno sperone roccioso.

Grande interesse archeologico riveste il suggestivo Anfiteatro Romano di Sutri. Un meraviglioso monumento di forma ellittica e strutturato con tre ordini di gradinate che poteva contenere oltre 9000 persone. Tra i siti archeologici di pregio si annovera anche  il Parco dell’Antichissima Città di Sutri, una vasta necropoli etrusca, rinvenuta sul colle di fronte al centro abitato,

Interessanti e di un certo valore artistico sono gli edifici religiosi che si possono ammirare nel centro storico. Tra questi spicca la Chiesa di Santa Maria Assunta risalente al XII secolo, a cui segue la Chiesa di San Francesco, fondata proprio dal santo di Assisi nel 1222 e quella di San Silvestro in stile romanico.

La Chiesa della Madonna del Parto, invece, è un edificio risalente al Medioevo ma ricopre un mitreo di età romana, completamente scavato nel tufo e dedicato al dio Mitra, solo successivamente adibito a chiesa;

A Sutri il prodotto tipico locale per eccellenza è il fagiolo che, secondo la leggenda popolare, riuscì ad alleviare i dolori di un attacco di gotta a Carlo Magno. A Sutri, durante la sagra ad esso dedicata, viene servito in caratteristiche ciotole di terracotta.

Procedendo per un breve tratto a nord si arriva a Nepi, città delle acque, circondata da due gole percorse da torrenti e da un affascinante paesaggio.

Le meraviglie architettoniche di Nepi si ampliano con la Rocca dei Borgia circondata da possenti mura, mentre tra le strutture difensive vi erano anche i cosiddetti Bastioni Farnesiani. Ad oggi sono rimaste solo le cosiddette “case Torri” tutte a pianta quadrata e costruite con possenti blocchi di tufo.

Da visitare la Chiesa di San Pietro Apostolo, di origini trecentesche, ma molte altre chiese sorgono nel centro storico del paese come la Chiesa di Santa Croce, la Chiesa e Convento di San Bernardo e la Chiesa dei Santi Vito e Modesto.

Tra le vie di Nepi si scoprono anche  splendidi palazzi rinascimentali, ad iniziare dal Palazzo Celsi, Di grande fascino, al suo interno, è il salone principale, dove raffigurazioni degli dei dell’Olimpo e l’enorme camino, riconducono alla vita di quell’epoca..

Poco distante Palazzo Sansoni, residenza del Cinquecento con il loggiato con arcate in mattoni di cotto come elemento di spicco, a cui si aggiunge un cortile e una torre medievale a sovrastare la parte terminale del palazzo. A fianco a questo si erge Palazzo Pisani realizzato alla metà del XVI secolo e da non dimenticare il Palazzo Comunale, splendido esempio di architettura rinascimentale.

Parte conclusiva della scoperta di Nepi riguarda l’Acquedotto, opera idraulica che costituisce uno dei luoghi più pittoreschi dell’intera città.

I dintorni di Nepi offrono località decisamente interessanti. Tra i borghi più belli da vedere è . immancabile una visita a Calcata, un piccolo e suggestivo paesino medievale immerso nel magnifico Parco della Valle del Treja.

Un borgo fantasma che cominciò pian piano ad essere ripopolato da artisti, artigiani ed intellettuali che, a partire dagli anni ’60, vennero da ogni parte del mondo in cerca di una dimensione di vita genuina. Calcata, dall’esterno, conserva un aspetto marcatamente medievale, ma appena varcata la porta d’accesso al borgo ci si trova immersi in un’atmosfera indefinita, difficilmente riconducibile ad un’epoca o ad uno stile preciso, e che riporta alla mente quella di un villaggio in stile “fantasy”,

Da qui si aprono una serie  di strette viuzze che,  attraversando buie arcate, conducono tutte al ciglio del profondo precipizio che circonda quasi per intero l’abitato. Una peculiarità, questa, che rende Calcata uno dei migliori esempi in Italia di paese fortificato “naturalmente”. Le case si presentano come modeste abitazioni, dove si possono osservare antichi portali a cui si alternano buie cantine e silenziose grotte, adibite a deliziose botteghe o anche a laboratori artigianali ed artistici.

Calcata non è un paese come tutti gli altri.

I suoi tratti singolari ne fanno oggi un vero e proprio centro di sperimentazione urbana, sociale e culturale, esemplare unico nell’ambito dei piccoli centri italiani, oltre che uno scrigno di arte, natura e  pace.

Ma nel cuore del Parco regionale Valle del Treja si trova un altro piccolo gioiello come le Cascate di Monte Gelato. Un breve e facile percorso permette di inoltrarsi nella natura rigogliosa della riserva arrivando allo scenografico paesaggio delle cascate. Tante piccole cascatelle formano un piccolo “lago” dalle acque quasi calme.

Da qui il percorso continua alla scoperta di un’altra suggestiva zona del Lazio, la Sabina.

Come suggerisce il suo nome, si tratta di quella parte d’Italia anticamente abitata dal popolo dei Sabini, racchiusa tra il Tevere e l’Appennino Marchigiano.

Si conosce quest’area partendo da Magliano Sabina, da sempre considerata punto di collegamento tra il mondo romano e quella che fu l’antica terra dei Sabini. Tra le splendide strutture che si possono ammirare, la centralissima Piazza Garibaldi rappresenta un ideale punto di partenza.

Qui si viene accolti dal Palazzo Vannicelli, oggi sede comunale e dalla Torre Civica annessa al Palazzo Vescovile. Proseguendo su via Sabina si arriva facilmente  al Museo Civico Archeologico, ospitato all’interno di Palazzo Gori, luogo perfetto per  conoscere le testimonianze della civiltà sabina.

Tra gli edifici religiosi, invece, sono di notevole importanza la quattrocentesca Cattedrale di San Liberatore, nota anche come Cattedrale dei Sabini, dai numerosi affreschi settecenteschi, la romanica Chiesa di San Pietro del XII secolo e il Santuario di Santa Maria delle Grazie, in cui visitare la cripta protoromanica, una meraviglia risalente al XI secolo.

Magliano Sabina richiama numerosi visitatori grazie all’interesse storico-architettonico dell’abitato e alle peculiarità delle manifestazioni che ospita durante l’anno. Tra queste l’Infiorata del Corpus Domini, con la processione che procede sui profumati e coloratissimi disegni raffiguranti scene sacre, la “Giostra del gonfalone” a giugno, a cui partecipano le quattro contrade dell’abitato e la Festa dell’Uva ad agosto, durante la quale si assiste a sfilate di carri allegorici, alla corsa all’anello e si  degustano vini e cibi tipici del luogo.

Una struttura a bulbo di cipolla presenta Casperia.

Strade a cerchi concentrici che gradualmente si restringono aggrappandosi sui versanti del colle e terminano nella Piazza San Giovanni Battista, dove si trova l’omonima chiesa assieme alla più nota Chiesa di Santa Maria in Legarano, che custodisce interessanti opere d’arte. E poi la seicentesca Santissima Annunziata, Palazzo Forani, e tanti vicoletti da esplorare in un luogo dove il  tempo sembra essersi fermato.

Le vecchie mura di cinta con Porta Santa Maria e Porta Romana insieme all’Arco di Mezzo sono il punto ideale da cui iniziare il proprio percorso tra le strette vie della cittadina. L’ingresso da Porta Romana conduce all’interno del borgo, dove si resta incantati dalla salita a ciottoli perfettamente restaurata da cui raggiungere Piazza Umberto I e la bellissima Fontana del Belvedere.

Poi torrioni, camminamenti e feritoie sono i testimoni della storia e delle origini medievali dell’antica Casperia, uno dei pochi paesi in Europa ad avere un centro storico completamente chiuso alle macchine.

Quasi impossibile non conoscere Greccio.

La sua notorietà ha raggiunto gli angoli più remoti di tutto il pianeta. In questo piccolo borgo, nel 1223, San Francesco fece il primo presepe vivente al mondo. Ogni anno, nel periodo di Natale, questo piccolo e suggestivo “ miracolo” si ripete teatralmente sotto la rocca del paese.

Il borgo medioevale è circondato da mura e torri in cui sono notevoli i resti del Castello dell’ XI secolo, che conserva in parte l’originaria pavimentazione e tre delle sei torri delle mura medievali.  In cima al borgo regna la Chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo, con tele e affreschi del Cinquecento e la curiosa torre campanaria staccata dalla chiesa, riedificata sui resti della maggiore delle torri di cinta.

A Greccio si viene rapiti dalla natura incontaminata e dagli affascinanti sentieri che si arrampicano tra fitti boschi di querce. Proprio attraverso un sentiero si raggiunge la “Cappelletta”, a 1200 metri d’altezza, primo rifugio di san Francesco all’arrivo a Greccio. Da non perdere è anche  la Fonte Lupetta, sorgente d’ acqua minerale dalle ottime proprietà terapeutiche.

E poi Labro, il borgo di pietra inserito tra i Monti Reatini e il Lago di Piediluco, ingresso della Valle Santa, quella di san Francesco d’Assisi e dei tanti monasteri francescani reatini.

A Labro si entra a piedi, da Porta Reatina, e salendo tra palazzetti e viuzze si raggiunge Palazzo Nobili Vitelleschi, visitabile, con un arredo ben curato e l’archivio completo della famiglia.

Ancora scale e stradine lastricate e da una piazzetta si entra nella cinquecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore, attraverso il portale che fu l’originario ingresso del castello e rappresenta il culmine del borgo con un panorama che spazia dai monti al lago.

Oltre al tartufo, il piatto forte della gastronomia locale è  il ‘fagiolo gentile di Labro’, bianco avorio e dal sapore particolarmente delicato. Nel brevissimo tempo di cottura la sottile buccia quasi scompare, e la pasta del legume risulta cremosa.  Una vera prelibatezza che si trova solo qui e in tutte le stagioni.

Immerso nella Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile si trova Rivodutri.

Un pittoresco paese dalla deliziosa posizione geografica. Nel borgo di Rivodutri risalta un monumento sorprendente ed enigmatico, che conferma come in ogni epoca la bellezza e la solitudine di questi luoghi abbiano spinto alcune persone,  particolarmente sensibili e sapienti, ad interrogarsi sul destino e sulla natura profonda degli uomini.

Si tratta della Porta Alchemica, un arco solitario con splendidi bassorilievi, scolpito in pietra calcarea, caratterizzato da fregi, simboli e iscrizioni di natura alchemica, mitologica e sacrale. Fra le altre  curiosità di Rivodutri si presenta la maschera di carnevale tipica, detta lo Zanno, tra le prime maschere carnevalesche del reatino, con cui si metteva in scena la Moresca, antica rappresentazione della lotta tra il bene e il male.

Gli stringozzi al sugo di carne sono il piatto tipico del borgo insieme alla pizza fritta accompagnata al pecorino locale, mentre tra i dolci spicca il serpentone di Natale, con nocciole, noci, mandorle e fichi secchi.  A febbraio si svolge la festa del locale olio extra vergine d’oliva e ad agosto si organizza la sagra della trota biologica e del gambero con una serie di piatti a base di pesce come la carpa al sesamo.

Continuando verso nord si scopre Leonessa un borgo antico a 1000 metri d’altezza in cui  trascorrere una piacevole giornata camminando tra le tipiche viuzze medievali.

La storia di questo periodo viene testimoniata da due antiche porte d’accesso, la Porta Aquilana risalente al XIII secolo, e la Porta Spoletina del XIV secolo che, assieme insieme alla Torre Angioina e ad alcuni ruderi delle mura di cinta,  è ciò che resta dell’originale sistema difensivo del paese.

Di antiche origini è anche la Fonte della Ripa del XII secolo, caratterizzata da una forma compatta ad arco a tutto sesto, che costituiva la fonte del Castello di Ripa e, in origine, era l’unica risorsa idrica di Leonessa. Ma il centro storico di Leonessa offre anche la possibilità di ammirare alcuni palazzi d’epoca, tra cui i più importanti sono Palazzo Ettore, il più grande di Leonessa, Palazzo Viscardi e Palazzo Vanni

Leonessa è una città di montagna. Durante l’inverno si scia, mentre dalla primavera all’autunno i pendii dolci o ripidi consentono sia escursioni impegnative che  passeggiate più facili. Sono due i singolari appuntamento che hanno luogo in questa graziosa località. Alla fine di giugno il Palio del Velluto prevede una  rievocazione storica con 600 personaggi in raffinati costumi rinascimentali, accompagnata da tornei e giochi.

A metà di ottobre, invece, si celebra la Sagra della patata di Leonessa, di particolare pregio e tipica della zona. Nel territorio se ne coltivano tre varietà, Désirée a buccia rossa e pasta gialla, Agria a buccia bianca e pasta gialla e Marfona a buccia liscia bianca e pasta gialla, considerata tra le più pregiate d’Italia.

Ed ecco Amatrice, sfortunatamente colpita da un rovinoso terremoto nell’agosto 2016.

Nonostante questa tragica sventura vale sicuramente la pena visitarla. Una terra da  osservare e gustare, contraddistinta dall’ospitalità semplice e genuina.

Un territorio da scoprire a passo lento, un paradiso per il trekking e la vacanza attiva. Tanti i percorsi e vari livelli di difficoltà, da quelli adatti a tutti  a quelli da affrontare con equipaggiamento adatto e solo con un certo grado di esperienza.

Amatrice e le sue frazioni si trovano in pieno territorio del bellissimo Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. I boschi e le montagne di queste località si specchiano, nel cosiddetto “Fiordo di Campotosto”. Si tratta, in realtà, di un lago artificiale, creato grazie all’azione di ben tre dighe, ma la sua forma sinuosa che si inserisce tra le colline lo fa sembrare quasi un fiordo norvegese.

Terminate le attività è ora di mettersi a tavola. E ad Amatrice si mangia bene. Piatto simbolo è sicuramente la pasta all’amatriciana, la cui salsa veniva anticamente preparata solo con guanciale e pecorino, mentre l’aggiunta del pomodoro risale al 1700. Da provare anche la minestra di farro, gli gnocchi ricci al formaggio,  ma anche la cacciagione dei boschi circostanti.

Si procede a sud verso Antrodoco, cittadina ad un’altitudine di circa 500 metri rinomata per le caratteristiche Gole di Antrodoco e Gole del Velino.

Queste sono indubbiamente una delle attrazioni più belle nelle vicinanze del borgo. Si tratta di una stretta e imponente vallata percorsa dalla via Salaria, dove ripide pareti boscose creano un paesaggio unico e spettacolare.

Un reticolo di vie lastricate porta a Piazza del Popolo, impreziosita da Palazzo Pallini, dimora, distilleria e bottega ornata da scritte e fregi in puro stile  liberty del mistrà, superalcolico secco dal sapore di anice e finocchio. Nicola Pallini, infatti, scelse proprio Antrodoco per fondare l’azienda di liquori che porta il suo nome.

Una visita al fiore al fiore all’occhiello della città, il  Museo storico militare, che espone oltre 300 cimeli delle Guerre Mondiali e coloniali tra cui armi, divise, resti di bombe e  perfino un tipico campo base perfettamente allestito. I più curiosi possono passeggiare tra le tante botteghe per conoscere la produzione di artigianato artistico e farsi sedurre dall’oggettistica in ferro e dai ricami dall’antica fattura.

Non si deve lasciare Antrodoco senza aver assaggiato una delle bontà locali, gli stracci antrodocani, crespelle di uova acqua e farina sottilissime ed elastiche, ripiene di ragù di carni, mozzarella e parmigiano.

Si arriva a Rieti, principale centro della Sabina caratterizzato da un antico passato.

Rieti è la protagonista del famoso Ratto delle Sabine, un episodio tra storia e leggenda in cui Romolo e i suoi soldati rapirono le donne della Sabina per sposarle, concluso poi con un duro scontro tra Roma e i Sabini.

La Rieti medievale, invece, vive nei suoi vicoli, nelle sue strette stradine e nelle  piazze della città. Tra queste la più importante è Piazza San Francesco con la chiesa gotico-romanica di San Francesco. Da qui si sale verso il Monastero di Santa Chiara che fu costruito sui resti della casa di un compagno di San Francesco.

Punto più alto e zona più antica della città è Piazza Vittorio Emanuele II, mentre in Piazza Cesare Battisti si trova il Palazzo del Governo. Un bellissimo edificio in architettura tardo-rinascimentale, da cui affacciarsi dalla loggia per ammirare il panorama sulle colline verdi del reatino. Merita assolutamente una visita il Teatro Comunale Tito Flavio Vespasiano, per i decori e gli affreschi della cupola e per la perfetta acustica che ne fa un vero gioiello dell’architettura teatrale.  .

Ma anche i dintorni di Rieti sono ricchi di storia e cultura. Nella valle si presentano i Santuari Francescani, raggiungibili anche a piedi nelle stagioni calde. Molto importante il Convento di Fonte Colombo, detto “il Monte Sinai francescano” perché nel 1223, dopo un digiuno di 40 giorni, San Francesco vi dettò la Regola dell’Ordine.

Non si può fare a meno di assaggiare i piatti tipici reatini dai sapori forti e che raccontano una terra genuina ed energica. Da provare stracciatelle in brodo, spaghetti alla carrettiera e il famosissimo abbacchio in guazzetto, senza dimenticare le fregnacce alla sabinese, la pasta con ragù di olive, funghi e carciofi.

Procedendo verso sud la località di Fara in Sabina apre le porte a quella parte del Lazio definita Sabina romana.

Situata su una collina a oltre 400 metri di altezza è un borgo circondato da verdi colline d’uliveti. Il centro storico della cittadina ha conservato il suo fascino medievale con le vie tortuose e strette che si aprono in piccoli cortili.

In questa cornice si inserisce una meraviglia come l’ Abbazia di Farfa, che nelle sue antiche pietre racchiude secoli di civiltà e tanti  misteri. Qui si può ammirare sia il chiostrino detto “Longobardo” che il chiostro grande del XVII secolo, la cripta di forma semi-anulare, il museo e la splendida biblioteca.

Una visita a Piazza del Duomo, dove si trova il Palazzo Brancaleoni, sede del Museo Civico che conserva reperti della preistoria, nonché quelli provenienti dalle campagne di scavo dell’antica Cures, la città romana che qui aveva sede. Una serie di palazzi storici costruiti nel XV secolo si alternano nel centro cittadino. Tra questi  Palazzo Orsini, Palazzo Farnese e Palazzo Foschi, mentre il Monastero delle Clarisse Eremite, tuttora convento di clausura,  fu edificato più tardi sulle rovine del castello.

Da qui ci si muove direttamente verso Tivoli, situata lungo il fiume Aniene e sulle pendici dei Monti Tiburtini.

La ricchezza delle acque ha favorito la costruzione  di grandi complessi architettonici come  le straordinarie ed eleganti ville che rendono Tivoli così splendida.

La prima di queste è Villa Adriana, che occupa circa 40 ettari e fu costruita dall’imperatore Adriano per essere la più imponente residenza dell’epoca. Sfrutta l’acqua portata da almeno quattro acquedotti, tra cui quello dell’Acqua Marcia e dell’Acqua Claudia che alimenta vasche, piscine e due impianti termali.

Poi Villa d’Este, costruita nel 1550 quando fu nominato governatore di Tivoli il cardinale Ippolito II d’Este. La villa è famosa per le sue monumentali fontane,  ognuna delle quali ha un significato allegorico. Le fontane rappresentano i tre affluenti del Tevere, Aniene, Abuneo, Ercolaneo, mentre il fiume che attraversa Roma è rappresentato dalla Fontana della Rometta. E infine Villa Gregoriana, a cui si accede dal ponte “gregoriano” che fu costruito nel 1826, ma le bombe della II guerra mondiale lo danneggiarono pesantemente e venne ricostruito.

Arrivati a Tivoli si resta incantati anche per un altro tipo di suggestione.

Si tratta della meraviglia della grande cascata che scorre maestosa davanti al centro storico con il magnifico Tempio di Vesta alle spalle. Quest’ultimo, particolarmente ben conservato, è un tempio corinzio di forma tondeggiante ed ospitava il fuoco sacro delle vestali. Poco lontano si trova il tempio dedicato alla Sibilla, entrambi affacciati su un vero e proprio burrone nel cuore della città vecchia.

Ma Tivoli rappresenta solo una piccola anticipazione a qualcosa di ancora più spettacolare, la città di Roma. Un fascino eterno ed una bellezza indescrivibile. Oltre ai luoghi  già noti della Capitale è interessante scoprire qualcosa di differente, partendo proprio dal centro cittadino.  

A Piazza Vittorio, all’Esquilino, c’è un curioso assemblaggio di statue e simboli esoterici.

La Porta magica, conosciuta anche come Porta Alchemica, rappresenta uno dei resti più significativi di Villa Palombara, una villa maestosa che si trovava sul Colle Esquilino prima dell’urbanizzazione della zona. Secondo la leggenda la porta era collegata alla pietra filosofale e agli studi eccentrici del  proprietario della villa, un celebre alchimista.

Tra il Pincio e il Quirinale, invece, si trovano gli Horti Sallustiani, che erano dei grandi giardini con portici e passeggiate, voluti da Sallustio per godere di un ambiente bucolico senza dovere uscire dalla città. La zona all’epoca della costruzione era un’area suburbana non lontana dal centro. Una parte della villa che faceva parte del complesso con giardini e maneggio è ancora in piedi.

Spostandosi verso il quartiere di Testaccio si può fare visita alla Centrale Montemartini.

Su via Ostiense, proprio di fronte agli ex Mercati Generali, si trova questa vecchia centrale termoelettrica dismessa dagli anni ‘60 e riconvertita dalla fine degli anni’90 in un polo dei Musei Capitolini.

Gli ambienti della Centrale, come la Sala Macchine, in puro stile Liberty, conservano inalterati turbine, motori e la caldaia a vapore. In questo contesto così affascinante e suggestivo, i marmi antichi sono immersi in uno scenario insolito e suggestivo che ne esalta la bellezza.

Restando nella zona di Ostiense si possono ammirare le numerose opere di street art realizzate sui muri di alcuni palazzi ed edifici, tra cui una delle più famose si trova su via del Porto Fluviale e porta la firma del celebre artista Blu.

E proprio la street art è stata artefice di un importante progetto di riqualificazione nella zona di Tor Marancia, vicino al quartiere Garbatella e stretta tra l’Appia Antica e l’Eur. Big City Life il nome del progetto di arte urbana che ha dato nuovo colore ai muri della città. Venti artisti, provenienti da diversi paesi, hanno  incontrato gli abitanti delle case popolari del quartiere ed hanno realizzato venti murales sulle facciate delle undici palazzine del comprensorio di via di Tor Marancia 63.

Le particolarità non si esauriscono qui. Un altro luogo caratteristico da visitare è la Casina delle Civette.

Nascosta  dietro una collina nel parco di Villa Torlonia, su via Nomentana, era il rifugio di Giovanni Torlonia, ultimo discendente di una famiglia nobile romana.

Il suo proprietario decise di ritirarsi in questa zona appartata e qui realizzò la casa dei suoi sogni,  in una combinazione visionaria tra temi medioevali e stile Art Nouveau. Aggiunse loggette e torri con decorazioni a maiolica e porticati. Una menzione a parte meritano le vetrate colorate della Casina delle Civette, che dopo il restauro è stata convertita nel Museo della Vetrata Liberty, dove si può vedere l’evoluzione della tecnica delle vetrate nel periodo compreso fra il 1910 e il 1925.

Non molto lontano, e precisamente tra la Salaria e la Nomentana, si trova il quartiere Coppedè, un complesso di palazzine e villini realizzato tra il 1913 e il 1926 da Gino Coppedè. Più che un quartiere, è un grande esperimento artistico che fonde Liberty, Art Decò, Gotico e stile medievale. Da un grande arco che congiunge due palazzi si accede a questo particolare  angolo di Roma.

L’arco, che sotto la volta interna ha un grande lampadario in ferro battuto, congiunge i Palazzi degli Ambasciatori. Una volta varcata la soglia si viene trasportati in un luogo surreale, silenzioso e magico fatto di palazzi decorati dalle forme e le dimensioni più strane.

Il suggerimento è quello di vagare alla scoperta delle meraviglie che si possono trovare passeggiando per via Obrona, via Brenta e via Olona. Ogni palazzo, qui, è ricco di particolari, decorazioni che raccontano una storia, come quelle dei Villini delle Fate, dove trovare numerosi dipinti di donne alle pareti, oppure un enorme aracnide su un portone che  indica il nome di Palazzo del Ragno.

Conclusa la scoperta di alcune peculiarità di Roma è possibile dirigersi verso due tipi di percorsi. Uno riguarda i Castelli Romani, a sud di Roma, mentre l’altro conduce verso il mare della Capitale.

Per ciò che interessa il primo, Frascati merita senza dubbio una visita.

La città delle ville, una delle attrattive più particolari. E tra queste Villa Aldobrandini o Belvedere, così chiamata per la sua posizione elevata. Un edificio imponente che corrisponde ai canoni delle ville rustiche ed è circondato da un meraviglioso giardino all’italiana.

Villa Tuscolana o Rufinella in posizione un po’ più elevata rispetto alle altre  e poi Villa Lancelotti che in passato fu affidata a San Filippo Neri come ricovero per i  malati. Di grande fascino anche la Cattedrale di San Pietro Apostolo dalla facciata in stile barocco e la Chiesa di Santa Maria del Vivaro.

Una piccola curiosità su Frascati. La cittadina fu la prima dei Castelli Romani ad avere la ferrovia nel 1856, conosciuta come “il treno della sbornia”, perché la domenica sera riportava a Roma i visitatori delle fraschette.

Proprio le fraschette sono mete ideali per gite fuori porta in cui gustare i prodotti tradizionali della cucina romana, dalle coppiette di cavallo alla corallina romana fino alla porchetta, accompagnate naturalmente da un vino Frascati DOC.

Tanti gli eventi che si organizzano qui. In primavera si rende omaggio alla bella stagione con castelli in Fiore, trionfo di colori e profumi che si spandono nell’aria. A giugno la Sagra della Lumaca è un appuntamento che si ripete da oltre trent’anni

Poi  Marino,  grazioso paese che conserva ancora oggi i resti delle fortificazioni medievali che difesero il centro abitato.

Passeggiare per il centro storico di Marino è un piacere. Per un attimo si torna indietro nel tempo e si ammirano i numerosi monumenti e luoghi di culto. Sicuramente merita una visita il Museo Civico in Piazza Matteotti,  all’interno dell’ex chiesa medievale di Santa Lucia, conosciuta localmente come Tempio Gotico o Chiesone.

A questo seguono Palazzo Colonna, sede del municipio, e Villa Desideri, che fa parte del parco omonimo e accoglie oggi la biblioteca comunale. Marino è caratterizzato da un insieme di particolari vicoli che vale la pena esplorare come Vicolo dei due forni, Vicolo Baciadonne e  Vicolo del Giglio.

Molto famosa a settembre è la Sagra dell’Uva, un evento unico e tanto atteso, durante la quale sfila un corteo storico in costume assieme a carri allegorici e una processione religiosa, oltre al miracolo delle fontane da cui sgorga il vino. Un altro importante appuntamento è la Sagra delle Ciambelle al Mosto che si svolge ogni anno la terza domenica di ottobre.

Disteso sul versante occidentale del Lago Albano, Castel Gandolfo è uno dei borghi dei Castelli Romani che meglio rappresentano la storia e il paesaggio tipico della zona. Conosciuto principalmente come residenza estiva dei papi presenta  raffinate tracce artistiche.

Nel territorio di Castel Gandolfo si trovano appunto  le note Ville Pontificie, di proprietà della Santa Sede. Un complesso di strutture composto dai Giardini Pontifici, cuore originario della Villa Pontificia, da Villa Cybo annessa in un secondo momento, e infine da un terzo blocco  costituito da Villa Barberini.

Una tappa quasi obbligatoria è Piazza della Libertà, su cui regna Palazzo Apostolico. Dal cortile del Palazzo, durante le domeniche estive e per più di 400 anni, il Papa ha dato la benedizione apostolica al termine dell’Angelus, alle centinaia di fedeli riuniti nella piazza

Un’altra interessante prova del dominio di Roma su questo territorio sono i resti della Villa albana di Domiziano  conservati all’interno di Villa Barberini. Da visitare, inoltre, l’Emissario del Lago Albano, un condotto artificiale di deflusso delle acque lungo 1800 metri. L’Emissario si origina dalla costa occidentale del Lago Albano e sfocia poi in località Mole di Castel Gandolfo.

Gli appassionati di natura ed escursioni possono esplorare il lago, attrezzato con percorsi adatti a tutti, lasciarsi cullare dall’acqua e dallo splendido paesaggio, o addirittura volarci sopra col parapendio.

Segue Albano Laziale, cittadina dalle misteriose origini.

Secondo la leggenda, il nome di Albano deriverebbe da quello di Albalonga, la mitica città fondata da Ascanio, figlio di Enea, e narrata nell’Eneide di Virgilio.

Qui si trovano due particolari monumenti. Il primo è la chiesa seicentesca di Santa Maria della Stella, mentre il secondo la celebre Tomba degli Orazi e dei Curiazi. Entrambi i monumenti sono posti uno di fronte all’altro sotto Via Appia Nuova, l’asse stradale che attraversa tutta la parte bassa del centro storico.

Le origini della chiesa di Santa Maria della Stella vanno ricondotte a metà 1500, quando i Savelli fecero dono ai Carmelitani della piccola cappella, la chiesetta di San Salvatore, che allora sorgeva al di sopra delle catacombe

La  Tomba degli Orazi e Curiazi, invece, caratteristica costruzione sormontata da due torrette a forma di coni tronchi, è legata alle leggende sulle origini di Albano. La tradizione vuole che sia la sepoltura dei protagonisti della celebre lotta avvenuta sotto il Re Tullio Ostilio, che contrapponeva i guerrieri più forti di Roma, gli Orazi, a quelli più forti di Albalonga, i Curiazi, al fine di evitare lo scontro tra due eserciti interi.

Ma oltre a queste due importanti opere di valore, meritano grande attenzione  la Cattedrale di San Pancrazio, principale luogo di culto della cittadina, e i giardini di Villa Doria al centro di Albano Laziale, in cui è consigliato fare una visita soprattutto in primavera.

Ariccia accoglie con un profumo inebriante, quello di un delizioso prodotto come la porchetta, famosa e conosciuta dappertutto e tratto distintivo della piccola località dei Castelli Romani.

A questa si possono anche accompagnare bruschette con pane casereccio, coppiette e salsicce di cinghiale e buon vino,  un antipasto delle tipiche fraschette di Ariccia.

Una volta appagato il gusto e l’olfatto è il momento della vista. Il Ponte Monumentale rappresenta  sicuramente una delle attrattive maggiori di Ariccia. Eretto verso la metà del 1800 si presenta come opera ingegneristica davvero grandiosa. Circa  59 metri di altezza, sviluppati in tre ordini di archi sovrapposti e, con i suoi oltre 300 metri di lunghezza,  collega lo sperone  dove è situata Ariccia alla vicina Albano Laziale

Uno dei monumenti più prestigiosi di Ariccia è Palazzo Chigi, situato ai margini della maestosa Piazza di Corte, progettata interamente da Gian Lorenzo Bernini. Sulla stessa piazza si trova l’elegante Collegiata Maria SS. in Cielo, un’altra importante opera del Bernini, per la realizzazione della quale lo scultore si ispirò al Pantheon.

All’interno di Palazzo Chigi sono conservati un gran numero di dipinti e sculture, oltre che bellissimi affreschi del periodo neoclassico e seicentesco. Il Parco Chigi, invece, è un’area verde di circa 28 ettari situato a ridosso del palazzo che accoglie  antichissimi esemplari di quercia.

La piccola gita nei Castelli Romani trova in Nemi la sua tappa conclusiva.

Affacciata sulle sponde del suo omonimo ed incantevole lago, circondato da canneti e da serre di fragole. E proprio questo gustoso frutto, e in particolare le fragoline di bosco di cui Nemi è uno dei maggiori produttori della zona, è il protagonista della Sagra delle Fragole.

Un evento che si svolge nel mese di giugno di ogni anno e oltre alle varie degustazioni si possono ammirare gli abiti tradizionali indossati dalle donne del borgo. Ma oltre a questo la tradizione culinaria di Nemi offre la possibilità di apprezzare un gran numero di prelibatezze, dalle fettuccine ai funghi porcini o con sugo di cacciagione, al baccalà in guazzetto fino alla coratella dell’abbacchio con fave.

Nascosto tra i boschi, il borgo medioevale di Nemi si trova a più di 500 metri di altezza e sembra un luogo incantato con le sue torri, le sue piazzette e un belvedere affacciato sul lago, da cui intravedere il Castello Ruspoli, il più antico della zona.

Nei caratteristici vicoli del borgo le botteghe artigiane mantengono vive le tradizioni, come il tombolo, antica arte che le sarte di Nemi continuano ad insegnare, mentre quasi perduto nella vegetazione, è possibile scorgere il Promitorio di San Michele, antica testimonianza di vita e arte cristiana.

La scoperta del mare di Roma parte da Ostia e dal suo lungomare, una delle grandi attrattive della città.

Luogo ideale per le passeggiate, ma anche per andare in bici o in skateboard e poi proseguire per il Pontile uno dei simboli più noti di Ostia Lido.

Poco lontano dal centro cittadino ecco il borghetto dei pescatori, un luogo pittoresco e singolare tutto da esplorare ed in cui fermarsi a gustare sia i piatti di pesce che della cucina tipica romana. Dopo aver soddisfatto il palato e lo stomaco,  si può fare una sosta nella pineta per godere della sua  tranquillità, oppure per  passeggiare tra pini marittimi e ginepri.

Non si può lasciare questa località senza visitare gli scavi di Ostia Antica, tra le domus, il foro, il tempio e il teatro, ancora oggi importante ed utilizzato per numerosi spettacoli nelle stagioni di primavera e estate. Statue, colonne, capitelli abbelliscono il resto e corrispondono a diversi stili in base alle differenti età a cui appartenevano nell’antica Roma

Procedendo in direzione nord del litorale romano si arriva a Fiumicino, noto soprattutto per essere la sede  dell’aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci. Sullo sfondo di un frenetico movimento di passeggeri si trova un territorio pieno di spiagge, porti antichi e memorie archeologiche.

Fiumicino rappresenta l’anima economica del litorale, ma Fregene è una meta per molti romani che desiderano trascorrere una giornata di mare, aperitivi al tramonto nei localetti sulla spiaggia o cene nei vari ristorantini. La cucina di mare qui raggiunge livelli eccellenti, ma anche la terra offre le sue delizie sia con la gustosa e tenera carota di Fiumicino, che con le ottime carni degli allevamenti di bovini della piana di Maccarese.

A Fiumicino i luoghi dal fascino storico sono presentati dagli antichi porti di Claudio e Traiano.

Il primo iniziato nel 42 d.C. con l’intenzione di espandere i traffici fluviali di Roma verso il mare e ampliato da Traiano nel 106 d.C con lo scavo di un grande bacino esagonale, interno rispetto al porto di Claudio.

Merita anche una visita la Necropoli dell’Isola Sacra ,perfettamente conservata fino a i giorni nostri, assieme al Museo delle Navi Romane che custodisce le chiglie di quattro navi mercantili del III e del IV secolo.

Non molto distante da Roma ecco Ladispoli una cittadina balneare nata verso la fine del 1800.

Le bellezze di questa località si trovano tutte sul litorale. Percorrendo la spiaggia che da Palo conduce a Ladispoli si possono ammirare diverse strutture di origine romana ed altre di origine etrusca. A Marina di Palo è presente la villa romana e la grottaccia, mentre spostandosi a Marina di San Nicola si scoprono i resti della magnifica villa di Pompeo, una dimora che in passato occupava ben cinque ettari di terreno.

Due luoghi simbolo di Ladispoli sono il Castello Odescalchi e Torre Flavia a cui si aggiunge un altro luogo incantevole come la Posta vecchia, edificio che racchiude in sé oltre due secoli di storia. Un evento sicuramente da  non perdere è la Sagra del Carciofo, una manifestazione dalla lunga tradizione che ancora oggi rappresenta uno degli appuntamenti più importanti in tutta la regione.

Fino ad arrivare a Santa Marinella, che si estende su un tratto di costa rocciosa riparata a nord dai monti della Tolfa.

Il litorale è caratterizzato dalla presenza di numerose insenature e la particolare morfologia dei fondali rende possibile, in alcuni tratti, lo sviluppo di onde tali da poter praticare il surf per tutto l’anno.

L’incantevole centro balneare di santa Marinella presenta residenze estive in stile liberty e, nell’antico insediamento etrusco di Pyrgi, il Castello di Santa Severa, celebre fortezza medievale, dove visitare il ricchissimo Museo del Mare, partecipare ai corsi di artigianato ed  assistere a concerti e spettacoli stagionali.

Da Ostia si procede direttamente alla graduale scoperta del litorale pontino, iniziando a visitare Sabaudia.

Una città di fondazione, così definita perché appartiene al progetto unitario del periodo fascista attuato in seguito alla bonifica dell’Agro Pontino. La stesso programma che ha interessato anche le città di Latina, Pontinia, Pomezia e Aprilia. Le influenze architettoniche del Ventennio si possono ancora oggi notare nella sua struttura urbanistica, tanto da essere indicata anche come Città del Razionalismo.

I monumenti più in vista della città sono la Chiesa della Santissima Annunziata, dove al suo interno si trova la “Cappella Reale” donata dalla Regina Margherita di Savoia alla città negli anni ’30, il Palazzo Comunale e la Torre Civica di 46 metri. Molto suggestivo e curioso è il Palazzo delle Poste, dalla tonalità blu intensa, in riferimento al colore della casa Savoia, e costituito da migliaia di tessere di mosaico che ricoprono quasi interamente l’edificio.

Poco fuori dal centro abitato si viene accolti dalle acque rilassanti del Lago di Paola, che con la sua vegetazione  ospita aironi e garzette.

Questo luogo affascinante era già noto ai patrizi romani che lo trasformarono in una località di villeggiatura, dove l’Imperatore Domiziano costruì una grandiosa Villa con teatro, palestra, una piscina e un impianto termale. Allo stesso periodo appartiene anche la Fonte di Lucullo, una grotta artificiale creata come cisterna per l’acqua potabile e l’alimentazione delle terme imperiali.

Un’importante tappa del litorale pontino è San Felice Circeo.

Probabile luogo di soggiorno di Ulisse attirato dalla Maga Circe, quest’area fu abitata già in epoche molto lontane. A testimoniarlo sono i numerosi reperti raccolti nella Mostra Homo Sapiens et Habitat e le molteplici grotte marine e terrestri, tra le quali Grotta Guattari, in cui furono ritrovati il cranio di un uomo, ossa di animali, utensili ed attrezzi.

Le grotte Azzurra, del Presepio, delle Capre, della Maga Circe sono solo alcune delle numerose cavità marine presenti in questa località e sono accompagnate da altrettanti luoghi particolari come la Batteria,  la cava d’alabastro, il Precipizio e le torri Fico, Cervia e Paola.

Il piccolo e caratteristico centro storico di San Felice Circeo è racchiuso attorno alla duecentesca Torre dei Templari e al Palazzo Baronale, affacciati sulla Piazzetta Lanzuisi che in estate si popola di gente che anima la vita notturna tra bar, botteghe e locali tipici.

Ma nel centro storico sono conservate anche alcune chiese come quella parrocchiale di San Felice Martire, patrono del Circeo e di Santa Maria degli Angeli, mentre poco distante dal centro abitato si trovano alcune delle ricchezze  storiche e archeologiche, in particolare in località “Crocette”, dove sono visibili le antiche mura ciclopiche di Circeii risalenti al V secolo a.C.

Si prosegue per Terracina, una meta che soddisfa chiunque voglia unire rilassanti giornate al mare a visite culturali,  grazie al suo patrimonio architettonico e alle sue aree protette.

Il mare di Terracina é quello della Maga Circe, che chiude il golfo a nord con il profilo del Monte Circeo disegnato sull’orizzonte.

La struttura urbana di Terracina si presenta a due livelli, una parte bassa , il cui sviluppo ha avuto inizio in epoca romana ed è proseguita fino al XXI secolo, e una parte alta dove si ritrovano testimonianze più antiche che risalgono al tempo della dominazione romana fino al periodo medievale.

Visitando Terracina Alta si trovano gli elementi artistici e architettonici più belli, tra cui  il Foro Emiliano, centro dell’antico nucleo urbano dove ancora oggi si può osservare l’antica pavimentazione presente su Piazza del Municipio.

Una menzione a parte merita la Chiesa del Purgatorio, una curiosa costruzione di gusto barocco-spagnolesco che sorge in cima ad una scalinata ed è caratterizzata, sia nella facciata sia nell’interno, da immagini funeree e grottesche. La Cattedrale di San Cesareo, conosciuta come Duomo di Terracina, è di origine antichissima e nel corso dei secoli ha subito varie modifiche e ampliamenti.

Sempre nella zona di Terracina Alta si scoprono i resti di quello che era il possente Castello di Frangipane, posto  a guardia della città per il controllo delle coste. Proseguendo la passeggiata tra le vie del borgo antico si possono ammirare il Palazzo Vescovile di epoca carolingia, il trecentesco Palazzo Venditti e la Torre Frumentaria.

Sopra e sotto questo magnifico centro storico fatto di torri, sottopassi, leoni di pietra che proteggono le strade, ecco il tempio di Giove Anxur, in alto sulla collina verde di Monte Sant’Angelo, un corridoio di archi aperti a precipizio sul mare.

L’aria di mare e le colline dell’entroterra, appunto, sono gli elementi che rendono speciali le fragole Favette di Terracina.

Un frutto tondo, dal colore rosso intenso e dal sapore dolce e acidulo allo stesso tempo, consigliato per alcuni accostamenti culinari, ma perfetto con gamberi e tonno rosso.  Da provare insieme al Moscato DOC di Terracina e ai gelati artigianali con lo zafferano, coltivato nella piccolissima enclave di Campo Soriano.

Di fronte a Terracina si scopre l’Arcipelago delle Isole Pontine, che annovera  Ponza tra le sue isole principali. I fondali limpidi, caratterizzati da varietà e pregevole bellezza, sono il luogo perfetto per gli amanti delle immersioni e della fotografia subacquea.

Un particolare effetto viene donato dal porto semicircolare di Ponza, costruito sull’originario impianto romano e circondato da case rosate e bianche. Un giro dell’isola permette di apprezzare lo splendido alternarsi di cavità, grotte, calette e baie dai colori unici. La struttura urbanistica dell’isola risale al periodo della colonizzazione borbonica, come testimonia anche l’antica torre fortificata.

Due piccole perle di Ponza sono Zannone e Palmarola, due isolette disabitate e raggiungibili in barca. L’approdo a Zannone si trova a Punta del Varo, mentre per arrivare a Palmarola è necessario recarsi a Cala di San Silverio

Quasi al centro del Mar Tirreno si presenta Ventotene, la seconda delle Isole Pontine, dalle piccole dimensioni, ma incantevole nel suo aspetto. Sull’isola sono presenti due spiagge, Cala Rossano nel bacino del porto nuovo e Cala Nave, di fronte alla quale emergono due grandi blocchi di roccia chiamati Nave di Terra e Nave di Fuori e il cosiddetto Scoglietello.

Il centro urbano di Ventotenesi concentra intorno alla Piazza del Comune, alla Chiesa di Santa Candida e a Piazza De Gasperi, con le due uniche strade che percorrono l’intera isola. Anche qui si trovano testimonianze dell’antica Roma, come il Porto e la Peschiera romana ed i resti Villa Giulia, che occupava tutto il lato nord dell’isola fino a Punta Eolo.

Ventotene è anche nota perché qui venne redatto il primo documento dell’europeismo italiano, conosciuto come “Il Manifesto di Ventotene, scritto tra il 1941 e il 1942 da Spinelli, Rossi e Colorni durante il loro confino politico.

Ritornando sulla costa pontina ecco Sperlonga, borgo marinaro che nasce su un costone di roccia del Colle S.Magno che si distende verso il mare.

Un litorale magnifico con spiagge dorate, rocce modellate dal vento, grotte marine e folte colline con orti e uliveti che incorniciano un mare limpido.

Un borgo tipicamente mediterraneo che ha conservato intatta la sua struttura originaria con incantevoli costruzioni bianche e vicoli stretti pieni di botteghe artigiane. Data la sua posizione, nel territorio di Sperlonga  furono costruite varie torri di avvistamento, tra cui la Torre Centrale, la Torre del Nibbio e la Torre Truglia,  che costituivano un sistema più ampio di strutture difensive realizzato nel corso del XVI secolo.

Ma Sperlonga è anche famosa per un sito archeologico come la villa dell’imperatore romano  Tiberio, che comprende una grotta-ninfeo che si apre sul mare, un vivaio ittico e un impianto termale, immancabile nelle abitazioni dei personaggi importanti dell’epoca. Sul luogo è nato il Museo Archeologico Nazionale e Villa di Tiberio che illustra le ricostruzioni di grandi gruppi statuari collocati in origine nelle grotte naturali che fungevano da veri e propri spazi espositivi.

Si prosegue per Gaeta, nell’estremità meridionale della Riviera d’Ulisse.

Una costa caratterizzata da bellissime spiagge delimitate da speroni rocciosi, su cui svettano torri costiere, baie e calette.

Una cittadina dalla storia tormentata in cui si mescolano grandi strutture come il Castello Angioino-Aragonese, che regna sul Golfo di Gaeta, assieme a semplici abitazioni antiche e moderne costruite lungo strette vie, mentre monumentali chiese rinascimentali e medievali convivono con templi cristiani più modesti.

Tra le architetture religiose, appunto, sono da menzionare la Cattedrale di Sant’Erasmo e la chiesa della Santissima Annunziata. Poi un luogo da non perdere è il Santuario della Santissima Trinità sul Monte Orlando, area protetta nel Parco Regionale della Riviera di Ulisse.

In quest’area si trova la Grotta del Turco, enorme cavità naturale a cui si accede attraverso una vertiginosa scalinata nei pressi dell’ingresso del Santuario della Montagna Spaccata. Un nome caratteristico che riconduce ai pirati Saraceni che, nel IX secolo, durante le incursioni ai danni del Ducato di Gaeta, si riparavano nelle spaccature del promontorio.

Non si può lasciare Gaeta senza aver provato le sue specialità e aver soddisfatto il palato in modo quasi unico. Ci pensano due particolari prodotti come le olive, considerate un patrimonio della gastronomia di Gaeta, e la tiella, celebre piatto tipico marinaro, una pizza rustica dalla forma circolare e ripiena di pesce (alici, polpo, calamari) e verdure, ricotta, pomodoro e cipolla.

Poi Formia, parte finale del litorale pontino.

Una delle città più antiche della zona che presenta numerosi resti romani tra cui la tomba di Cicerone. Un mausoleo che si trova nelle vicinanze di quella che viene considerata l’antica e sfarzosa villa dove abitò l’oratore e che qui fu assassinato.

Formia è sicuramente una meta molto apprezzata durante il periodo estivo, grazie alle sue spiagge, ma passeggiare lungo le vie del suo centro storico permette di fare altre interessanti incontri con l’arte e l’architettura.  Molto interessanti, infatti, sono i resti del Castello Angioino con la sua  torre cilindrica alta 27 metri, “Il Castellone” medievale che mantiene ancora oggi inalterato il suo fascino antico e il Torrione dei Caetani, sulla sommità dell’antica rocca romana.

Continuando la scoperta del borgo antico si incontra il Duomo di Sant’Erasmo, chiesa a tre navate in stile rinascimentale, mentre la Chiesetta di Sant’Anna risale al X secolo, ma è stata ristrutturata in stile moderno. Il patrimonio artistico di Formia si arricchisce di altri edifici religiosi come la Chiesetta di San Remigio, la Chiesa di Santa Maria del Castagneto,  la più antica di Formia e la Chiesa e il convento di Santa Teresa D’Avila.

Una particolarità da ammirare è l’imponente Cisternone.

Una grandiosa opera idraulica realizzata durante l’età imperiale romana con una struttura così robusta da poter sorreggere persino le case e i vicoli soprastanti..

Si lascia il mare per scoprire un entroterra particolare come quello della Ciociaria. Un nome, di uso popolare, che deriva da quello delle ciocie, caratteristiche calzature portate un tempo da contadini e pastori

In questa zona Cassino è sicuramente un’importante località, nota soprattutto per l’Abbazia di Montecassino, uno dei luoghi di culto più importanti d’Italia. Fondata da San Benedetto nel 529,  ospita le sue spoglie mortali e quelle di Santa Scolastica. Posizionata su una collina a più di 500 metri di altezza continua a regnare sulla città di Cassino e su gran parte del territorio circostante, nonostante le devastazioni subite nel corso dei secoli.

Ma oltre a questo monumentale edificio, Cassino presenta altre strutture degne di nota.

Poco distanti dal centro di Cassino si trovano due aree di particolare interesse. Una riguarda le affascinanti Terme Varroniane, costruite sulle rovine della grande villa di Marco Terenzio Varrone e al cui interno sgorga la più grande sorgente di acqua d’Italia, mentre l’altra è il sito di Casinum, trasformato in parco archeologico che  include resti di vari monumenti di epoca romana dell’antica città.

Il legame della città con San Benedetto è testimoniato da un particolare  corteo storico denominato “Terra Sancti Benedicti”. Ambientato nel  XIII secolo, ogni anno commemora il giuramento della “milizia abbaziale” ed il tributo a San Benedetto.

Da Cassino si procede direttamente in direzione di Frosinone, anima della Ciociaria racchiusa tra i Monti Ernici e i Monti Lepini. L’edificio più importante della città è senza dubbio la Cattedrale di Santa Maria Assunta seguita dalla Chiesa di San Benedetto.

A queste si aggiunge il Palazzo della Provincia, in stile neoclassico,  che custodisce al suo interno la celebre Danzatrice, un’opera in bronzo del primo Novecento di Amleto Cataldi. Nelle sale dei piani superiori, come in una pinacoteca contemporanea, si trovano le opere d’arte di Umberto Mastroianni, di Renato Guttuso e Giovanni Colacicchi.

Il museo archeologico comunale racconta la storia della città, conservando alcune testimonianze sia della Frosinone romana che di quella medievale, mentre ai piedi della città vecchia si trovano i resti dell’anfiteatro romano, delle terme e delle abitazioni.

Evento simbolo della città di Frosinone è la Festa della Ràdeca. Un carnevale storico che rappresenta l’evento più atteso dell’anno e racconta e conserva in modo particolare tutto il folclore degli abitanti.

Poco distante si trova Alatri, definita anche Città dei Ciclopi per il meraviglioso stato di conservazione dell’Acropoli , vero simbolo delle “città megalitiche” laziali.

Posizionata nella parte più alta del borgo, al centro dell’Acropoli si presenta la Cattedrale di San Paolo costruita nel periodo alto medievale.

Un centro storico dall’aspetto medievale, ma perfettamente racchiuso nel circuito delle mura megalitiche, leggermente aperte da alcune porte originarie, come Porta Portati e Porta San Benedetto. Un contesto ambientale che ospita il Palazzo del Cardinale Gottifredo, costruzione romanica oggi sede del Museo Civico Archeologico e la  Chiesa di Santa Maria Maggiore, gioiello d’arte romanico-gotica, elemento artistico più importante di Alatri.

Una leggenda narra che la città di Alatri fu costruita basandosi sul percorso del primo raggio di sole nel giorno del solstizio d’estate. Ogni anno, il 21 giugno, le persone legate alla leggenda del natale di Alatri, si recano sull’Acropoli per assistere al primo raggio di sole che tocca il muro orientale di questa

Le coltivazioni di legumi e ortaggi si ritrovano nella cucina tipica di Alatri. Da gustare la minestra di broccoli di rapa, i mazzacrocchi,  specialità locale di pasta e fagioli, e i tartalicchi, frittelle tipiche con impasto a base di patate lessate.

Segue Anagni, detta anche Città dei Papi, avendo dato i natali a quattro pontefici.

L’elegante Palazzo dei Papi è un simbolo rappresentativo della città. Qui, nel 1303, avvenne lo storico episodio dello schiaffo di Anagni ai danni  di papa Bonifacio VII. Un oltraggio morale e uno degli atti conclusivi del forte contrasto nato tra il Papa ed il re di Francia Filippo IV per definire la supremazia del potere spirituale su quello temporale.

Simbolo artistico di Anagni è, invece, la Cattedrale di Santa Maria, al cui interno si trova la Cripta di San Magno che, con i suoi pregevoli affreschi, è stata definita la  Cappella Sistina del Duecento”. In più, la Cattedrale si affaccia sulla  suggestiva Piazza Innocenzo III, uno splendido salotto medievale che in estate fa da palcoscenico ad un evento artistico di grande successo come il  “Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”.

Al papa Bonifacio VIII è dedicato anche il piatto più popolare di Anagni. Un timballo composto da fettuccine e condito da un ricco ragù a base di polpette, racchiuso da strati di prosciutto crudo. Ad accompagnarlo un vino della zona come il Rosso Cesanese, che si abbina perfettamente anche ad altri piatti della Ciociaria quali gnocchi di patate, polenta con salsicce o spuntature di maiale e pecora in umido.

Il sensazionale viaggio nel Lazio si chiude a Fiuggi, uno dei centri termali più celebri d’Italia, grazie alle sue acque dalle notevoli proprietà terapeutiche.

Una cittadina divisa in due parti, il borgo antico, o Fiuggi Vecchia, posta su un colle a circa 750 metri, e  Fiuggi Terme,  più in basso a circa 550 metri, dove si estendono la gran parte delle strutture ricettive e delle attività commerciali.

Una stazione termale che rappresenta un luogo ideale per le cure, ma anche per trascorrere un periodo di villeggiatura rilassante e pieno di stimoli culturali. Nella zona più vecchia della città, infatti, si trovano alcune architetture religiose da visitare come la Collegiata di San Pietro Apostolo, la chiesa di Santo Stefano e la Chiesa di Santa Maria del Colle.

Nella parte bassa, invece, si presentano la Chiesa Regina Pacis e la Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù. Altri edifici più moderni sono stati realizzati in stile  liberty nei primi anni del ‘900. Uno di questi è il Grand-Hotel Teatro Casinò di Piazza dell’Olmo, che oggi ospita il Teatro, un salone delle esposizioni e una scuola alberghiera.

Il 2 febbraio di ogni anno Fiuggi celebra un evento particolare.

Si tratta della festa delle “stuzze”, in cui vengono accesi dei grandi falò in ricordo del rogo di San Biagio che salvò il borgo dagli assalitori. Ma a Fiuggi si rispetta anche la tradizione culinaria della Ciociaria, soprattutto con le  Pappafuocchie,  pasta e fagioli cannellini tipica della zona. Spazio anche a piatti di pesce come trota, gamberi di fiume e anguille. Da provare le marzoline e tutti i formaggi ovini e caprini stagionati, accompagnati dal famoso Cesanese del Piglio, un vino DOCG che si produce nel territorio.

Alessandro Campa

 

 

 

 

 

 

 

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