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Alitalia. Etihad minaccia di andare via

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O si firma l’accordo il 28 luglio o Etihad potrebbe abbandonare al proprio destino Alitalia. Ecco i problemi ancora da risolvere

 

Il traguardo dell’accordo tra Alitalia e Etihad sembra non arrivare mai e la tensione tra le due compagnie ha ripreso a salire. Fino al punto che la compagnia degli Emirati Arabi Uniti ha minacciato di abbandonare: l’amministratore delegato di Etihad, James Hogan, ha dato un ultimatum, sostenendo che per chiudere c’è tempo fino a lunedì 28.

Arrivare ad un accordo entro lunedì 28, però, sembra difficile. Il fronte sindacale è ancora diviso. La Uil non partecipa al referendum fra i lavoratori indetto dalla Cgil e dalla Cisl.

Ma a rappresentare un problema non indifferente nell’accordo,  ci sono anche gli azionisti. Come Poste, che ha visto un cambio al vertice. Era stato l’ex amministratore delegato delle Poste Massimo Sarmi, in lizza per la riconferma al vertice del gruppo, ad accettare di investire 75 milioni nel futuro di Alitalia. Ma ora, dal momento che la società Poste deve quotarsi in borsa, ogni investimento deve avere ‘un forte orientamento al futuro’, afferma Francesco Caio.

 

E poi c’è ‘il problema’  Carlo Toto, già proprietario di Air One, la compagnia privata confluita nell’Alitalia con l’operazione  ‘patrioti’. A dire il vero, la sua quota si è ridotta ormai a un livello insignificante (0,41 per cento), ma a rappresentare un problema sono i contratti per una novantina di aerei che Air One, attraverso una società di leasing collegata (AP Fleet) aveva portato in dote al momento dell’integrazione con l’Alitalia. Immaginiamo quali dimensioni possa raggiungere ora per una compagnia straniera che decida di rilevare l’Alitalia il problema di dover onorare una quantità rilevante di contratti di leasing per aeromobili che non necessariamente sono coerenti con la propria strategia. E non è l’unico scoglio.

gc 

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