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Grido d’allarme Fiere italiane: persi 800 mln, serve fondo strutturale

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Roma, 6 mag. (Labitalia) – “Con il governo abbiamo interlocuzioni con i ministri Patuanelli, Gualtieri e Di Maio. Al governo abbiamo chiesto un fondo strutturale dedicato al settore

fieristico. Speriamo che ci sia nel dl maggio, darebbe ossigeno alle nostre imprese”. Così il presidente della Aefi, l’Associazione di riferimento delle Fiere Italiane, Giovanni Laezza, spiega ad Adnkronos/Labitalia, quelle che sono le richieste di sostegno delle Fiere italiane che sono ferme dallo scoppio dell’emergenza coronavirus.

Stop che pesa tanto sul sistema. “I danni che abbiamo subito a causa dell’emergenza coronavirus sono stati abbastanza rilevanti. Abbiamo dovuto annullare o posticipare sospendere circa 150 manifestazioni fieristiche in programma nel primo semestre 2020. Le nostre imprese rischiano di avere un danno intorno agli 800 milioni di euro, in pratica quanto avrebbero ricavato in un anno. E’ la stima che abbiamo fatto basandoci sui bilanci 2019”, spiega Laezza. Un comparto quello fieristico e congressuale che, per Laezza, pagherà gli effetti del Covid-19 ancora a lungo, visto che anche nella fase 2 sono previsti i divieti di assembramento. “Alcuni nostri associati hanno deciso di rinviare alcune manifestazioni previste per la prima parte dell’anno, all’autunno ma con il rischio di uscire da quei calendari internazionali prefissati, ‘guadagnati’ dopo decenni di lavoro, e a vantaggio di qualche competitor internazionale”, sottolinea Laezza.

Secondo Laezza infatti “dopo un anno così confuso il rischio è di avere un posizionamento internazionale indebolito. Anche se prendiamo finanziamenti dal governo questo problema non si risolve; ma si tratta di competitività sul mercato. E’ quindi importante che le misure che verranno messe a punto siano uguali a livello internazionale”, sottolinea Laezza.

Secondo il presidente di Aefi un fondo strutturale per le fiere rappresenterebbe ossigeno per un settore che, spiega Laezza, “è un moltiplicatore di business, le nostre Fiere in Italia e all’estero sono un’occasione di commercializzazione per 200mila imprese che partecipano alle nostre manifestazioni. E’ chiaro che se noi riattiviamo i quartieri fieristici diamo un’opportunità a queste imprese, un grosso aiuto per ripartire, per risollevarsi. Una grossa fetta di queste aziende vedono infatti nelle Fiere l’unica opportunità commerciale dell’impresa stessa”, rimarca Laezza.

Anche per questo le Fiere italiane chiedono interlocuzione al governo per quando anche per loro scatterà la Fase 2. “Se alla ripartenza le misure che verranno prese per il nostro settore saranno più restrittive rispetto ad altri Paesi, allora rischieremo davvero di perdere posizioni a livello internazionale a tutto vantaggio di competitor esteri”, sottolinea Laezza. Il presidente di Aefi chiede quindi al governo che “come è stato potenziato il fondo di sussidi governativi per le imprese che partecipano a Fiere all’estero, chiediamo che questi sussidi possano essere dati anche per le Fiere che si tengono in Italia ma che hanno operatori stranieri. Questo per aiutare le imprese e anche noi Fiere che organizziamo Fiere in Italia”, spiega Laezza.

Il problema principale per le Fiere resta comunque l’incertezza sulla data di riapertura, che sembra comunque molto lontana. “Non c’è stata data un’indicazione sulla data di ripartenza del nostro settore. E’ il problema più grosso. Si parla di dicembre-gennaio, ma sono discussioni tra addetti del settore. Non ci sono pronunciamenti su questo dal governo. Penso che saremo in coda come riaperture”, conclude Laezza.

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