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Vaccini, esperti: “Per la prevenzione del virus sinciziale nei bimbi serve cambio di rotta”

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Roma, 22 giu. (Adnkronos Salute) – Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) è la principale causa di infezioni respiratorie pediatriche nel mondo e la seconda causa di morte entro il primo anno di età (dopo la malaria). Ogni anno provoca circa 3,6 milioni di ospedalizzazioni e la morte di 100mila bambini sotto i 5 anni. Oltre il 60% dei bimbi si contagia nel primo anno di vita e quasi il 100%, almeno una volta, entro il secondo, con il rischio di sviluppare un’infezione grave come la bronchiolite, che richiede assistenza ambulatoriale o ospedaliera e che può determinare sequele a medio e lungo termine. In Italia si stima che ogni anno oltre 80mila bambini nel primo anno di vita vengano visitati in ambulatorio per cause legate all’infezione da Rsv, mentre circa 15mila abbiano necessità del ricovero ospedaliero. Dati allarmanti, secondo neonatologi e pediatri che auspicano “venga superato il concetto di prevenzione basata sulle sole vaccinazioni e nelle strategie di prevenzione nazionali vengano inclusi anche gli anticorpi monoclonali preventivi, come raccomandat anche dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”.

È quanto emerso questa mattina nel corso dell’evento “Un cambio di paradigma nella prevenzione del virus respiratorio sinciziale (Rsv) nella prima infanzia”, promosso su iniziativa del deputato Luciano Ciocchetti (FdI) a Palazzo Theodoli Bianchelli (Camera dei Deputati), che ha posto all’ordine del giorno un tema di governance importante sulla strategia di prevenzione dell’Rsv in Italia, anche alla luce dell’arrivo degli anticorpi monoclonali preventivi per l’immunizzazione passiva nel primo anno di vita.

Organizzato da PharmaLex – formerly Mapcom, con il patrocinio di Fimp, Sihta, Siti e Sifo e il contributo non condizionato di Sanofi Italia, l’incontro ha stimolato un momento di confronto aperto tra tutti gli attori chiave del sistema, sulla scorta delle nuove evidenze clinico-epidemiologiche ed economico-sanitarie disponibili. La necessità di ricovero ospedaliero – è emerso dal dibattito – si concentra nel periodo del picco epidemico, ovvero tra novembre e marzo con un impatto notevole sui servizi ospedalieri e territoriali. La maggior parte (88%) dei neonati e bambini ospedalizzati per Rsv sono bimbi nati sani e a termine del periodo gestazionale, quindi non eleggibili all’attuale strategia di profilassi che protegge solo i bambini nati gravemente pretermine o con particolari patologie congenite.

Durante l’evento Annamaria Staiano, presidente Sip (Società italiana di pediatria), e Luigi Orfeo, presidente Sin (Società italiana di neonatologia), hanno presentato le posizioni delle società scientifiche sul tema, contenute nel Manifesto Sip e Sin “Prevenzione delle infezioni pediatriche da virus respiratorio sinciziale”, in cui auspicano che venga superato il concetto di prevenzione basata sulle sole vaccinazioni e che nelle strategie di prevenzione nazionali, e quindi nel calendario, vengano inclusi anche gli anticorpi monoclonali preventivi.

È stato, inoltre, presentato ai referenti istituzionali anche la seconda edizione dell’Expert opinion “Virus respiratorio sinciziale (Vrs): prospettive di una nuova strategia di prevenzione per tutti i bambini nel primo anno di vita” che ha delineato il percorso di prevenzione per bambini alla loro prima stagione da Rsv che vede coinvolto il setting ospedaliero per i bambini nati in stagione Rsv (novembre-marzo) e il territorio (pediatri di libera scelta e i centri vaccinali) per quelli nati prima della stagione.

“Sembra opportuno prevedere un cambio di denominazione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale verso un Piano nazionale di immunizzazione – ha detto Paolo Bonanni, professore ordinario Igiene generale e applicata, Università degli Studi di Firenze e coordinatore del Board del Calendario vaccinale per la vita – perché sarà necessario includere gli anticorpi monoclonali contro Rsv come misura di prevenzione universale, per offrire protezione ai bambini durante la loro prima stagione Rsv. Oltre ai benefici in termini di salute pubblica ed economici ciò permetterebbe l’inserimento nei Lea, e quindi un’offerta omogenea sull’intero territorio nazionale. Estendere la strategia di profilassi consentirebbe, peraltro, di ridurre gli eventi sanitari correlati all’Rsv, evitando i relativi costi”.

In uno studio “di prossima pubblicazione – ha spiegato Francesco Saverio Mennini, direttore Centro Eehta del Ceis, Università di Roma Tor Vergata e Presidente Sihta – si evidenzia che una strategia di prevenzione, con un anticorpo monoclonale, estesa a tutti i neonati e bambini che vanno incontro alla loro prima stagione di Rsv determinerebbe una riduzione di oltre 100.000 (-46%) eventi sanitari causati dall’infezione acuta da Vrs ogni anno (visite mediche ambulatoriali, accessi al pronto soccorso e ospedalizzazioni, broncospasmo ricorrente e asma). A questo si aggiunge una importante riduzione, pari al 39%, delle morti per Rsv”. Alla “riduzione di eventi sanitari – ha sottolineato l’esperto – corrisponde anche un notevole vantaggio economico, quantificato in una riduzione di spesa totale pari ogni anno a oltre 30 milioni di euro rispetto alla situazione attuale (-45%)”.

Anche l’Oms e l’Ecdc – è stato ribadito durante il convegno – hanno raccomandato ai Nitag nazionali (National immunization technical advisory group) di allargare, sulla base delle evidenze scientifiche, il concetto di immunizzazione a nuove soluzioni preventive, come quelle rappresentate dagli anticorpi monoclonali, per malattie infettive che hanno un importante impatto in termini di Sanità pubblica. Alcuni Paesi europei, come la Francia e la Spagna, implementeranno una strategia di immunizzazione con l’inclusione degli anticorpi monoclonali nel calendario, finanziata dal budget della prevenzione, affinché tutti i bambini nel primo anno di vita nella loro prima stagione Rsv possano essere ugualmente protetti.

“Le novità disponibili dalla ricerca rendono possibile un reale cambio di paradigma nell’approccio della sanità pubblica alla prevenzione dell’Rsv, in linea con diverse organizzazioni internazionali – ha spiegato Carlo Signorelli, presidente National immunization technical advisory group (Nitag) e professore ordinario Igiene e Sanità pubblica, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano – In Italia il nuovo Piano nazionale prevenzione vaccinale 2023-25, attualmente in fase di discussione all’interno della Conferenza Stato-Regioni, potrà essere uno stimolo per un approccio sempre più efficace basato anche su approcci innovativi come la somministrazione preventiva di anticorpi monoclonali”.

Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera si è detto convinto di “sostenere fermamente iniziative come quella presentata oggi e di cui sono fiero promotore. In qualità di rappresentante del Parlamento mi sono reso disponibile per portare sotto i riflettori una tematica così delicata e importante per tutto il sistema Paese. È sempre più necessario investire sulla sanità pubblica affinché avvenga una profonda riforma del sistema, con l’obiettivo ultimo di tutelare la salute di tutti, soprattutto se si parla di bambini”.