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Vaccini, Di Cianni (Amd): “Quello anti-Herpes Zoster cruciale nei diabetici contro neuropatia”

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Roma, 28 feb. (Adnkronos Salute) – “Nelle persone con diabete è importante l’anti-Herpes Zoster e sono importanti tutte le vaccinazioni, come l’antinfluenzale, l’anti-meningococcica e l’anti-pneumococcica. Nel diabetico, però, l’anti-Herpes Zoster è particolarmente importante perché la malattia causa di per sé la neuropatia diabetica a carico dei nervi periferici e la complicanza del Fuoco di Sant’Antonio è la neuropatia post erpetica, caratterizzata da dolore urente, particolarmente invalidante”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Graziano Di Cianni, presidente dell’Associazione medici diabetologi (Amd), direttore dell’Unità operativa complessa di Diabetologia e Malattie del metabolismo dell’Asl Toscana Nord Ovest – Rete clinica diabetologica.

“La complicanza dell’Herpes Zoster – sottolinea – peggiora molto il quadro clinico del diabetico. Per questo i documenti ufficiali raccomandano la vaccinazione in queste persone già dai 18 anni. Ricordiamoci, inoltre, che questo virus colpisce con particolare virulenza clinicamente importante soprattutto le donne e chi ha il diabete di tipo 1”, conosciuto come giovanile o insulino dipendente.

L’Herpes Zoster, noto come Fuoco di Sant’Antonio, è la riattivazione del virus Varicella Zoster contratto nell’infanzia, che colpisce le strutture nervose. Alla riattivazione si associa si solito una dolorosa eruzione cutanea sotto forma strisce di vescicole. Tra le sequele più temute c’è la nevralgia posterpetica. Circa un adulto su tre svilupperà un episodio di Herpes Zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età, dopo i 50 anni, arrivando a una persona su due negli anziani con più di 85 anni. In un documento congiunto del 25 gennaio scorso, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), l’Amd e la Società italiana di diabetologia (Sid) raccomandano la vaccinazione anti Herpes Zoster con vaccino ricombinante adiuvato a partire dai 18 anni di età, da affiancare alle altre disponibili (anti-influenzale, anti-pneumococcica, anti-meningococcica B e ACWY, anti-epatite B, anti-difterite tetano pertosse e anti-morbillo, parotite, rosolia e varicella).

“C’è un lavoro di sensibilizzazione da fare – sottolinea Di Cianni – perché siamo ancora lontani dall’intendere queste vaccinazioni come pratica clinica comune. Bisogna lavorare sul piano formativo e culturale a livello di medici e pazienti. In questo momento storico ancora di più. L’abbiamo visto con il Covid: fino alla terza dose siamo andati molto bene nell’adesione, alla quarta abbiamo visto anche nei diabetici una certa resistenza per lo scetticismo dell’opinione pubblica, ma non solo. Il paziente con diabete – ribadisce lo specialista – fa parte di una popolazione fragile. Le vaccinazioni sono importati per evitare le complicanze di infezioni che possono peggiorare il quadro clinico: la risposta immunitaria è meno rapida nel diabetico e il controllo glicemico viene alterato”.

La vaccinazione anti-Hepes Zoster è prevista dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 (Pnpv), nel calendario vaccinale, oltre che nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario nazionale per la coorte dei 65enni e per i soggetti a partire dai 50 anni di età, con presenza di patologie quali diabete mellito, patologia cardiovascolare e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), o candidati al trattamento con terapia immunosoppressiva, fattori che aumentano il rischio di sviluppare il Fuoco di Sant’Antonio o ne aggravano il quadro sintomatologico.

“In Italia abbiamo diversi sistemi sanitari e calendari vaccinali – osserva Di Cianni – Le Regioni devono deliberare, ma è difficile che non lo faranno, considerando che l’anti-Herpes Zoster è concesso gratuitamente, e consigliato, nella persona con diabete dai 18 anni”. Il problema resta l’adesione alle vaccinazioni. Per l’antinfluenzale “c’è una buona ripresa negli over 60 – rileva il presidente Amd – Per le altre siamo a livello di nicchia. Bisogna raccogliere i frutti del documento congiunto di gennaio e allargare alla medicina generale, all’opinione pubblica e alle associazioni dei pazienti. Un passo avanti c’è però – conclude Di Cianni – perché fino a qualche anno fa non si parlava delle vaccinazioni”.