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Usa, timori per guerra con la Cina: Pentagono lancia ‘corsa’ ai missili

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(Adnkronos) –
Il Pentagono ha lanciato un piano urgente per raddoppiare – e in alcuni casi quadruplicare – la produzione di 12 tipi di armi strategiche, preoccupato per il livello basso delle scorte disponibili in caso di un futuro conflitto con la Cina. Lo rende noto il Wall Street Journal spiegando che l'iniziativa, guidata dal Munitions Acceleration Council e supervisionata personalmente dal vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg, prevede incontri settimanali con i principali produttori statunitensi di missili e punta ad aumentare la capacità industriale in tempi record.  "Il presidente Trump e il segretario Hegseth stanno esplorando vie straordinarie per espandere la nostra potenza militare e accelerare la produzione di munizioni", ha dichiarato il portavoce del Pentagono Sean Parnell, sottolineando la collaborazione tra vertici militari e industria bellica.  
Il piano mira a rafforzare la disponibilità di sistemi chiavi come i missili Patriot, gli Standard Missile-6 e i Long Range Anti-Ship Missiles, considerati cruciali per la difesa delle basi e degli alleati nel Pacifico. L'elenco include anche gli intercettori Thaad, i missili Precision Strike e i missili Joint Air-Surface Standoff. Il Patriot è una priorità perché Lockheed ha faticato a tenere il passo con la crescente domanda globale. Non mancano tuttavia ostacoli significativi: i tempi di assemblaggio di singoli missili possono superare i due anni, e i costi stimati per raggiungere gli obiettivi supererebbero di gran lunga i 25 miliardi di dollari già stanziati dalla Casa Bianca. Durante i primi incontri di giugno, è stato chiesto ai produttori di armi di spiegare in dettaglio come avrebbero potuto aumentare la produzione a 2,5 volte i volumi attuali attraverso misure adottate nei successivi sei-24 mesi, secondo i documenti esaminati dal Wsj. A settembre, è stata assegnata a Lockheed una commessa da quasi 10 miliardi di dollari per la produzione di circa 2mila missili Pac-3 fino al 2026. Secondo alcune fonti a conoscenza della questione, il Pentagono vuole che si produca lo stesso numero di Patriot ogni anno, quasi quattro volte i livelli attuali. A incidere negativamente sulle scorte di missili degli Stati Uniti è stata la guerra in Ucraina. Dal 2023 i nuovi ordini non sono riusciti a tenere il passo delle forniture dei costosi intercettori per difendere il Paese dai sempre più intensi bombardamenti russi. L'Amministrazione, osserva il Wsj, vuole avere a disposizione un numero maggiore di intercettori per proteggere le proprie basi e gli alleati nel Pacifico. La cosiddetta guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran, ha visto gli Stati Uniti lanciare centinaia di missili di ultima generazione, esaurendo ulteriormente il proprio arsenale. Per il Pentagono, il rafforzamento della capacità produttiva è ormai una priorità strategica: l’obiettivo è arrivare a sfornare quasi 2.000 missili Patriot all’anno, quasi quattro volte la produzione attuale. Appaltatori come Lockheed Martin e Raytheon hanno annunciato di aver assunto personale, ampliato gli stabilimenti e incrementato le scorte di pezzi di ricambio per prepararsi a un potenziale aumento della domanda. Tuttavia, alcuni fornitori restano cauti nell'affrontare giganteschi investimenti per ordini che il governo non ha ancora finanziato. Il quotidiano di economia e finanzia ha evidenziato dubbi sull'effettiva realizzazione del programma del governo. L'assemblaggio completo di un missile può richiedere fino a due anni e possono essere necessari diversi mesi per testare le armi dei nuovi fornitori e ritenerle affidabili al punto da darle in dotazione all'esercito. Ci sono dubbi anche sui fondi necessari per accelerare la produzione. Il Big, Beautiful Bill dell'Amministrazione Trump, firmato a luglio, ha stanziato altri 25 miliardi di dollari in finanziamenti quinquennali per le munizioni, ma gli analisti affermano che raggiungere gli obiettivi ambiziosi del Pentagono costerebbe qualche decina di miliardi in più. Tom Karako, esperto di munizioni presso il Center for Strategic and International Studies, ha spiegato che per convincere le aziende a iniziare queste costose produzioni "bisogna aspettare che il governo le metta sotto contratto. È necessario esprimere il proprio sostegno con denaro. Non possono essere solo parole".   —internazionale/[email protected] (Web Info)

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