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Università: Canova (Iulm), ‘vicino elezioni molti slogan, ma mancano proposte concrete’

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Milano, 24 ago. (Adnkronos) – “C’è chi promette una massiccia immissione in ruolo di docenti precari, chi un robusto rafforzamento dell’alta formazione tecnico-scientifica e chi cospicui investimenti per la realizzazione di residenze universitarie. Con l’avvicinarsi delle elezioni non c’è forza politica che non dica la sua anche su un terreno nevralgico e strategico come quello dell’università. Ma l’impressione è che ancora una volta si ragioni sulla base di facili slogan, ripetuti senza neanche troppa convinzione di elezione in elezione, senza riuscire a formulare proposte concrete”. Lo afferma il rettore dell’università Iulm di Milano, Gianni Canova, che in un articolo sul quotidiano La Ragione, che verrà pubblicato domani, giovedì 25 agosto, esprime il suo pensiero sul sistema universitario italiano alla luce delle imminenti elezioni.

Due, per Canova, i principali problemi che oggi “strozzano” l’università italiana e per i quali sarebbe invece necessario trovare una soluzione: “La scarsa attrattività per coloro che lavorano all’interno degli atenei e la sempre più marcata difficoltà nel formare una nuova classe dirigente, selezionata in base al merito e capace di affrontare in maniera seria, responsabile e, perché no, anche visionaria, la complessità dei problemi che abbiamo di fronte”. E alla domanda se si tratti “solo” di una questione di soldi, il rettore è netto: “Affatto. La scarsità di investimenti sull’università e sulla ricerca è il sintomo più evidente del peso assolutamente marginale e trascurabile che tutte le forze politiche che negli ultimi decenni hanno governato il paese hanno attribuito e attribuiscono alla formazione delle giovani generazioni”. Si tratta, dice, di “una questione di visione”.

“Da noi -afferma Canova- il merito non viene riconosciuto, le carriere sono irretite in pastoie burocratiche sempre più soffocanti e i processi di valutazione della qualità sono attuati sotto il segno di un rigido formalismo, più attento al rispetto delle procedure e dei protocolli ministeriali che ai risultati concreti della ricerca. Per non parlare della ormai cronica sottovalutazione della didattica. Sessant’anni fa Pasolini faceva dire al personaggio di un suo film che ‘siamo il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante d’Europa’; ora è perfino peggio di allora. E le responsabilità del degrado, nonostante le reiterate promesse elettorali, sono sotto gli occhi di tutti”.