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Ucraina sotto attacco, Zelensky denuncia il silenzio Usa: “Incoraggia Putin”

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(Adnkronos) – Sull'Ucraina, martoriata da bombe e droni russi che continuano a colpire pesantemente il Paese ormai da giorni, "il silenzio dell'America e di altri in tutto il mondo non fa che incoraggiare Putin". Parola di Volodymyr Zelensky, che è tornato a lanciare un appello urgente alla comunità internazionale chiedendo nuove sanzioni contro Mosca ma anche, e soprattutto "determinazione", ai suoi alleati. In un accorato post sui social, il leader di Kiev ha parlato di 30 città e villaggi colpiti dal massiccio attacco russo della notte scorsa, con "quasi 300 droni d'attacco lanciati dai russi, la maggior parte dei quali Shahed". E sono quasi 70 i missili di vario tipo, compresi quelli balistici, utilizzati inoltre da Mosca negli attacchi che ormai sembrano inarrestabili. "Attacchi deliberati", denuncia Zelensky, "contro città ordinarie. Edifici residenziali sono stati distrutti e danneggiati. A Kiev, sono stati colpiti i dormitori del dipartimento di storia dell'università. Ci sono stati anche attacchi contro aziende. Tragicamente, alcune persone sono state uccise, compresi bambini", spiega. Per il numero uno di Kiev, "ogni attacco terroristico russo di questo tipo è una ragione sufficiente per nuove sanzioni contro la Russia". Perché Mosca, assicura, "sta prolungando questa guerra e continua a uccidere ogni giorno". Un fatto che, attacca il presidente ucraino, "non può essere ignorato. Il silenzio dell'America e di altri in tutto il mondo non fa che incoraggiare Putin", punta il dito Zelensky. Ed è per questo che, "senza una pressione davvero forte sulla leadership russa, questa brutalità non può essere fermata". Ma per il presidente ucraino, oltre all'aiuto delle sanzioni, "ora conta la determinazione: la determinazione degli Stati Uniti, dei Paesi europei e di tutti coloro che in tutto il mondo cercano la pace. Il mondo conosce tutte le debolezze dell'economia russa. La guerra può essere fermata, ma solo attraverso la necessaria pressione sulla Russia. Putin deve essere costretto a pensare non a lanciare missili, ma a porre fine alla guerra", l'appello di Zelensky. Secondo un'analisi del Washington Post, Vladimir Putin avrebbe a disposizione poco più di 6 mesi per tentare una spallata nella guerra con l'Ucraina, con la Russia che rischia di andare in crisi sul campo di battaglia. Mosca deve infatti fare i conti con la prospettiva di una carenza di uomini e mezzi che potrebbe avere effetti rilevanti a partire dal prossimo anno sul campo di battaglia. L'analisi evidenzia che un aumento della pressione sugli invasori, in questo momento, potrebbe produrre conseguenze e spingere il presidente russo verso una soluzione negoziale del conflitto. In questo quadro, spicca però l'orientamento mostrato nelle ultime settimane dagli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump, dopo l'ultimo colloquio telefonico con Putin, non ha premuto l'acceleratore sull'adozione di nuove sanzioni nei confronti di Mosca e ha scelto una linea diversa rispetto all'Unione Europea. Washington, in base a messaggi e dichiarazioni del presidente, sembra intenzionata a prendere le distanze dal conflitto, considerato una 'questione europea'. "Non avremmo dovuto farci coinvolgere", ha detto Trump in diverse occasioni nell'ultima settimana. Secondo gli analisti a cui fa riferimento il Washington Post, senza un'intesa che ponga fine alle ostilità e senza un "robusto" sostegno occidentale, la guerra "probabilmente continuerà lentamente a svilupparsi con un trend favorevole alla Russia nel 2025". I progressi di Mosca, si spiega in un report dell'U.S. Defense Intelligence Agency presentato al Congresso, "stanno rallentando e arrivano con grandi perdite di uomini e mezzi". Senza una tregua, è tuttavia probabile che la Russia cercherà di sfruttare nelle prossime settimane le condizioni generali ancora vantaggiose. I movimenti di truppe nell'area del Donetsk lasciano infatti ipotizzare un'offensiva estiva, per cercare di sfondare le linee ucraine. Ma, anche in caso di successo immediato, sarebbe complesso capitalizzare in maniera stabile: mancherebbero uomini e mezzi per consolidare il controllo in eventuali nuovi territori. Il blitz, però, potrebbe offrire ulteriori carte da giocare al tavolo dei negoziati. Già ora il Cremlino rivendica le regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, che in realtà sono solo parzialmente controllate.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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