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Ucraina, Monteduro (Acs): “Unità Consiglio pan-ucraino non va dispersa, è tassello in negoziati”

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Roma, 17 mag. (Adnkronos) – L’unità degli sforzi del Consiglio Panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose non va dispersa: “L’arcivescovo cattolico di rito latino di Leopoli e il vescovo di rito cattolico di Kiev, come anche il nunzio apostolico, temono le tensioni provocate da alcuni eventi e proposte di legge di iniziativa parlamentare che rischiano di frantumare il tessuto sociale e dividere l’Ucraina”. Ne parla con l’Adnkronos Alessandro Monteduro, direttore di ‘Aiuto alla chiesa che soffre’ (Acs), appena rientrato dall’Ucraina dove ha apprezzato “l’enorme sforzo profuso da chiese cattoliche, monasteri, conventi e parrocchie trasformatisi in rifugi e centri di accoglienza per donne e bambini di qualsiasi religione ed etnia, che per ragioni di sicurezza hanno dovuto lasciare le loro città di appartenenza o la Nazione”.

“Mi ha colpito il modo in cui tutti sono chiamati ospiti, invece che sfollati o rifugiati e come siano impegnati nella gestione della comunità, in quanto componenti di una squadra. Dai cattolici viene una quotidiana operativa attività affinché non si disperda quel tratto unitario ben rappresentato dai lavori del Consiglio panucraino in cui sono rappresentate tutte le organizzazioni religiose presenti nel Paese – osserva Monteduro – Tuttavia preoccupano alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare che mirano a estromettere dalla cittadinanza ucraina, gli ucraini che professano la fede aderente al patriarcato di Mosca o a ridefinire la libertà religiosa del paese con un esproprio di tutte le proprietà delle organizzazioni religiose il cui centro di governo non è in Ucraina. Ma espropriare – sottolinea – significherebbe attentare e disarticolare l’unità, dividere il paese. Dovrebbe piuttosto contare la cittadinanza. L’approccio vincente dovrebbe essere: ‘siamo tutti ucraini'”.

Monteduro ricorda che l’Ucraina è un paese in cui l’80% della popolazione è cristiana: 17mln di persone sono ortodossi aderenti al patriarcato di Mosca, 15 mln alla chiesa ortodossa dell’Ucraina, dipendente dal patriarcato di Kiev. Circa il 14% della popolazione è cattolica di rito latino e greco cattolico, dunque circa 4-5 milioni di persone.

“Purtroppo le tensioni provocate anche dal fronte parlamentare sono state determinate anche dal fatto che alcuni religiosi rappresentanti della chiesa ortodossa dipendente dal patriarcato di Mosca avrebbero collaborato con le forze militari della Federazione russa – riferisce – Secondo alcune testimonianze raccolte, isolati sacerdoti avrebbero addirittura occultato, celato, nascosto in parrocchia fornimenti militari per i russi. E queste situazioni hanno minato l’unità dei cristiani”.

A cosa mirano a riguardo i cattolici in Ucraina? “A far sì che non si disperda l’eccellente esperienza che in questi anni si è sviluppata nel Consiglio pan-ucraino. Testimonianza questa che mi è giunta anche dal Nunzio apostolico – risponde il direttore Acs, annunciando tra l’altro l’impegno assunto a rifinanziare il restauro e il riacquisto di quanto trafugato dai russi dal seminario di Vorzel, alle porte di Kiev – L’immagine che ho tratto durante questo viaggio dalla vita nelle nostre comunità, in cui ciascuno collabora, dimostra quanto si possa essere una realtà unitaria: innanzitutto tutti ucraini, non per relegare la fede ad una subordinata, ma per far sì che sia la fede ad esaltare il tratto della cittadinanza. L’unità tra cristiani oggi è una ricchezza anche ai fini di una inevitabile negoziazione interna alla stessa Ucraina, non solo con la Federazione russa. Io sono certo che possa essere un tassello fondamentale per migliori risultati di future negoziazioni”, conclude.

(di Roberta Lanzara)

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